Da sinistra Batino, Gambini, Rossi, Scricciolo e Chiodini

di Ivano Porfiri

Un fronte compatto formato dai sindaci del comprensorio del Trasimeno, ma anche da molte associazioni del territorio per dire: «Va bene il parco ma basta all’immobilismo in nome di un ambientalismo di maniera che sta distruggendo il lago». E’ un intervento pesante in vista del ‘Piano di gestione del parco del Trasimeno’ su cui sta lavorando la Regione, quello contenuto nel documento sottoscritto da 36 tra istituzioni, gruppi e singole personalità presentato lunedì mattina a Perugia dai primi cittadini del comuni lacustri.

La discussione e i tempi Primo aspetto da sottolineare è la tempistica con cui viene presentato il documento. Venerdì scorso i sindaci hanno incontrato la presidente della Regione, Catiuscia Marini, e altri esponenti della giunta. Tema: il Piano di gestione del parco del Trasimeno. Entro fine anno, infatti, Palazzo Donini dovrà disegnare la strategia per i parchi regionali, dopo averne ereditato la competenza dalle Province. In questa ottica, tutti i soggetti che gravitano intorno alle aree protette hanno ora l’occasione di far sentire la propria voce per reclamare un ruolo. Perciò, i comuni del Trasimeno hanno deciso di mettere nero su bianco un documento unitario, a cui si potranno comunque aggiungere singole posizioni. Tutto per far pendere dalla parte delle proprie esigenze le decisioni finali.

Le richieste nel documento I sottoscrittori vorrebbero che il nuovo Piano venga impostato «in maniera dinamica, non asetticamente subordinata ad altri strumenti di pianificazione» come il “Piano stralcio per il Lago Trasimeno (PS2)” approvato 12 anni fa, bensì che si armonizzi «con le esigenze del territorio». Partendo dalla premessa che il Trasimeno «con il suo alto livello di antropizzazione appare diverso da altri parchi», si toccano veri punti: coltivazione del canneto con la richiesta di poterlo coltivare «da parte pubblica e privata» anche con tagli periodici; contrastare le specie animali invasive come cinghiali e nutrie anche attraverso «abbattimenti selettivi durante tutto l’anno»; ripristino dei dragaggi sul fondale con una ridefinizione del materiale dragato, oggi considerato “rifiuto”; attivazione dell’opzione dell’immissione di acque dalla condotta di Montedoglio per mantenere costante il livello del lago; permettere la rimozione delle piante cadenti sullo specchio d’acqua con ordinanze dei sindaci, introducendo un ciclo di biomasse per sostenere impianti di pescicoltura; definire un piano per la puliture dei fossi e delle scoline; modifiche alle norme urbanistiche rimuovendo alcuni vincoli del PS2 per promuovere agricoltura e turismo; regole chiare per manutenzione darsene e pontili; individuare con la Regione fondi comunitari per Parco, pesca piste ciclabili e attività sportive.

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Sindaci e ambiente  Quello presentato dai sindaci è un documento che è destinato a sollevare un dibattito e suscitare polemiche, specie dagli ambientalisti. Ciò che, in estrema sintesi, si chiede è di abbandonare l’immobilismo adottato negli ultimi decenni in nome della conservazione dell’ambiente nel parco per mettere mano su tutti gli aspetti che possano garantire uno sviluppo anche economico a un lago con 40 mila abitanti e oltre un milione di turisti all’anno. «Noi siamo i primi ambientalisti – ha sottolineato Giacomo Chiodini, sindaco di Magione – e il documento ha un profilo ambientalista molto elevato, però alcune norme sono eccessivamente rigide e provocano alcuni paradossi che creano danni allo stesso ambiente e bloccano investimenti. Nessuno contesta la scelta del parco, ma certe anomalie vanno riviste». Chiodini sottolinea l’ampia condivisione intorno al documento: ci sono i comuni, ma anche le associazioni di pescatori, i club velici, gli operatori turistici, associazioni locali come Pro loco e alcuni storici ed esperti.

Verso l’Unione «Questo documento – ha spiegato Fausto Scricciolo, primo cittadino di Città della Pieve – è un primo passo verso l’Unione dei comuni del Trasimeno. Vogliamo incidere nella strategia dell’area negli aspetti principali: livello del lago, centri storici, viabilità sono degli esempi». Stessi toni da Ermanno Rossi, sindaco di Passignano: «Quelli toccati sono aspetti importanti per lo sviluppo del comprensorio su cui si è creato un fronte ampio e compatto». «La volontà – ha rimarcato Sergio Batino, sindaco di Castiglione del Lago – è arrivare a una autogestione del territorio. La sfida che lanciamo è ambiziosa, non possiamo accettare che qualcuno da fuori prenda decisioni che stanno portando il Trasimeno al disastro. Le politiche di questi anni hanno creato difficoltà, va superato questo ambientalismo di maniera perché noi il lago abbiamo dimostrato di volerlo tutelare senza alcun bisogno di tutori».

Parla lo storico A scendere nel dettaglio dei punti toccati lo storico Ermanno Gambini. «Abbiamo un patrimonio – ha detto – che con alcune scelte fatte negli anni ’80 e ’90 è stato depauperato. Per 30 anni abbiamo pensato che, per tutelare il territorio, fosse necessario non toccarlo, ma questo immobilismo sta creando seri problemi. Ad esempio, ci sono 10 mila alberi nati all’asciutto che, con l’innalzamento dell’acqua, sono marciti con danni all’ambiente. Anche la biodiversità sta scomparendo, con i canneti progressivamente sostituiti dal bosco. Per non dire dei danni al patrimonio ittico, che invece andrebbe sostenuto anche inserendo la pescicoltura. E’ inconcepibile, infatti, che oggi stiamo facendo scomparire alcune specie dal lago e, per avere pesce a disposizione, deve essere importato dall’estero».

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