Rifondazione comunista non ha dubbi: la salvezza delle acciaierie ternane passa per una sola strada: «L’acquisizione da parte dello Stato, per mezzo delle risorse della Cassa depositi e prestiti».
I dubbi Dopo quella che viene definita «la tregua elettorale contrattata con Thyssen dalle istituzioni nazionali e locali, il disegno della multinazionale tedesca, sul futuro del polo siderurgico ternano, inizia a dispiegarsi. La nomina ad amministratrice delegata di Lucia Morselli, in sostituzione del dimissionario Marco Pucci, rappresenta in pieno questo cambio di fase, consumato nel giro di poche ore e senza alcun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali».
Il piano industriale Rifondazione comunista teme che sarà «pesante al punto da non poter esser caricato sulle spalle dei dirigenti locali e da non poter essere nemmeno anticipato alle rappresentanze dei lavoratori; forse questo è stato il vero contenuto dell’incontro ministeriale di inizio giugno, dove i sindacati sono stati esclusi e la politica ha saputo solo prendere atto delle decisioni della multinazionale, senza trovare nemmeno la forza per comunicarle alla città».
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La manager Il nuovo management di Ast, dice Rifondazione comunista, «è la peggiore delle risposte possibili alla crisi della siderurgia ternana, i cui lavoratori, tornati in piazza dopo mesi di incertezze e di inaudite estromissioni di una serie di ditte appaltatrici – Misp Automation, Rigato e adesso la Industria e Servizi – sono inesorabilmente ridotti a ‘merce di scambio’ nel grande mercato globale».
Gli incontri Secondo Rc, «in assenza di una politica industriale, gli incontri già annunciati con il governo non saranno altro che l’ennesimo ritorno dell’uguale» e per questo ribadisce «la necessità di un intervento diretto volto all’acquisizione da parte dello Stato delle acciaierie di Terni per mezzo delle risorse della Cassa depositi e prestiti, sola possibile garanzia per i livelli occupazionali e di pianificazione duratura delle produzioni».
