Il consiglio regionale (Foto archivio Fabrizio Troccoli)

di Maurizio Troccoli

L’incontro di giovedì 4 agosto con le regioni Toscana ed Emilia Romagna, che insieme all’Umbria hanno dichiarato contrarietà ai ticket sulla sanità, come prima tappa di un percorso, la riunione di giunta di oggi come un secondo passaggio per l’individuazione di misure alternative al pagamento del ticket. Via al tavolo della giunta quindi con ordine del giorno: l’individuazione di strumenti economici diversi all’introduzione della tassa sulla salute, o sulla malattia. La strada indicata è quella di realizzare un quadro di regole all’interno del quale paghi chi ha più possibilità economiche, come annunciato ieri. Con l’ipotesi sul tavolo di esenzione totale perle fasce deboli.

Partita aperta Ma la partita è tutta aperta e le difficoltà non sono poche. Infatti pare sia complicato superare la resistenza del governo a recepire proposte alternative come quella avanzata di aumentare la tassa sul fumo. Se c’è chi punta il dito contro il governo, come fa la Cgil sostenendo che è meglio la tassa sulle sigarette piuttosto che quella sulla malatti, c’è anche chi invece punta il dito contro le regioni rosse, ovvero il Pdl con il parlamentare Rocco Girlanda, da cui arriva l’offensiva:prima annunciano di non introdurre il ticket, poi invece lo prevedono facendolo pagare a chi lavora e produce di più pensando che ad agosto nessuno se ne accorga. Vediamo i dettagli

La nota di Bravi (Cgil). La Cgil dell’Umbria considera grave ed inaccettabile la volontà del governo di insistere con i ticket, che creano ingiustizia, penalizzano le fasce più deboli e tra l’altro favoriscono la sanità privata.In questo senso, la CGIL condivide la proposta, sostenuta dalle Regioni, anche quella umbra, di compensare l’abolizione del super ticket da 10 euro per ricetta, con un aumento dell’accisa sulle sigarette, pari a 20/25 centesimi il pacchetto.E’ meglio una tassa sul fumo che il ticket sulla malattia, ma il Governo, anche su questo ha rimandato a data da destinare costringendo anche le Regioni che non sono d’accordo sull’istituzione dei ticket a definire delle misure che vanno in questa direzione e che comunque salvaguardano le fasce più deboli.La CGIL dell’Umbria in relazione alla delibera che adotterà la Regione dell’Umbria, invita tutti ad insistere comunque a lavorare nella direzione dell’introduzione dell’accisa sulle sigarette, e comunque a definire misure che nell’introduzione dei ticket siano caratterizzate dai seguenti principi: la loro provvisorietà; la salvaguardia delle fasce più deboli; l’introduzione del misuratore dell’ISEE per tutelare le condizioni di reddito dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, quindi tenendo conto anche del patrimonio e delle rendite finanziarie. In questo senso abbiamo sollecitato l’Assessore Regionale alla Sanità Franco Tomassoni nell’incontro che si è svolto ieri a realizzare un tavolo con le OO.SS. per far in modo che tale criteri vengano concretizzati. Oltre a questo la CGIL rimane convinta, la vicenda dei ticket ne è un ulteriore testimonianza, della necessità che da settembre, auspicabilmente con le altre OO.SS. si realizzi una forte iniziativa di contrasto contro la manovra economica del Governo che sta producendo danni immani alle condizioni sociali del Paese e alla situazione materiale di lavoratori giovani e pensionati.

Il comunicato di Rocco Girlanda Pdl Dopo la demagogia iniziale, ecco il vero volto delle giunte regionali del triangolo rosso formato da Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna: colpire i redditi progressivamente più elevati. Dopo il primo, netto e sprezzante rifiuto all’introduzione del ticket previsto dalla manovra economica del governo, accompagnato da una demagogica opera di reperimento della copertura finanziaria mediante la razionalizzazione della spesa sanitaria, sbandierata ai quattro venti, ora le tre giunte regionali operano una clamorosa marcia indietro, dichiarandosi obbligate all’introduzione di quello che fino a ieri avevano definito come un ingiusto ed iniquo balzello. La copertura economica di questa operazione, tuttavia, viene effettuata colpendo i redditi progressivamente più elevati, a partire dai 36mila euro annui, dando così una ennesima dimostrazione di quell’approccio classista che è proprio della cultura politica della sinistra comunista: chi più ha, più deve pagare. Non paghi del principio della proporzionalità, la sinistra re-introduce quel principio che evidenzia come, implicitamente, chi più guadagna o produce debba affrontare maggiori sacrifici o essere messo all’indice, come se il reddito più elevato fosse motivo di vergogna. Ora – conclude Girlanda – sarà il Governo che dovrà pronunciarsi su questo piano di rimodulazione, che sconfessa pienamente la linea di rigore e razionalizzazione inizialmente tanto decantata in un primo momento sui media per colpire ora i redditi più alti, confidando nella minore attenzione della popolazione in concomitanza con la stagione balneare.