Luigi Bencivenga

di Marco Torricelli

La segreteria di giovedì non ha modificato la situazione: in casa Pd restano sul tavolo le tre ‘deroghe’ concesse ai due consiglieri comunali che hanno alle spalle due mandati (Sandro Piccinini e Valerio Tabarrini) e quella, straordinaria, per l’assessore uscente, Renato Bartolini. L’assemblea di sabato sarà ad alta tensione.

Bencivenga Perché sullo stesso tavolo ci saranno altre, spinose, questioni da affrontare. E Luigi Bencivenga, assessore uscente per il quale – come pure per il collega Marco Malatesta – la deroga non è stata nemmeno presa in considerazione, non fa nulla per nascondere i propri sentimenti: «Che non sono – specifica – di rabbia o risentimento, ma di profonda delusione, personale e soprattutto politica».

Il lavoro svolto Perché, argomenta l’assessore uscente, «qui ci troviamo a mio avviso di fronte ad un fatto grave: il disconoscimento del lavoro che è stato fatto in questi cinque anni e che è stato, sempre, un lavoro concordato all’interno della giunta». E se «si rivendicano i buoni risultati ottenuti in un periodo storico davvero difficile, ritengo sarebbe giusto condividerne i meriti».

Questione politica Bencivenga misura le parole: «La situazione è chiarissima – dice – e ci deve far riflettere, tutti, Perché quella che si pone è una seria questione politica e di contenuti. Qui, credo che non sia nemmeno il caso di sottolinearlo, non si parla di poltrone o poltroncine, ma di metodo e, soprattutto, di rispetto per le persone, per quello che hanno fatto e che rappresentano».

Le deroghe Ma c’è un altro aspetto sul quale Bencivenga vuole essere chiaro: «La mia e, ne sono certo, anche quella di Marco Malatesta, che ha già espresso il suo pensiero che condivido, non è certo una presa di posizione ‘contro’ qualcuno o qualcosa. Io parlo a favore del mio partito, di un Partito Democratico che è in grave ritardo nell’esposizione del suo programma alla città, ma che insiste pervicacemente nel volersi incartare in un dibattito su tematiche che, sinceramente, dovevano essere affrontate in maniera più seria».

Lo statuto La sua è una proposta che definisce «seria, ragionevole e di buon senso: facciamo tutti un passo indietro e chiediamo al partito di rispettare alla lettera l’articolo 21 dello statuto». Quindi nessuna deroga: «Esatto, nessuna deroga. Dimostriamo che siamo noi i primi a rispettare le regole che ci siamo dati e che tutti abbiamo salutato come una grande prova di democrazia. Se non lo facessimo, credo che sarebbe poi difficile sperare che i cittadini elettori abbiano ancora fiducia in noi».

I ricorsi Nessuna tentazione di percorrere la strada del ricorso al segretario regionale e poi a quello nazionale? «Guardi – Bencivenga lo dice quasi in un sussurro – io prima di pensare a questo, ammesso che ci possa pensare, devo ancora rassegnarmi al fatto che un altro segretario, quello provinciale (Carlo Emanuele Trappolino; ndr), non abbia ritenuto opportuno spendere una sola parola in tutta questa vicenda».

Le ‘sirene’ E a quelli che ipotizzano una svolta clamorosa, magari con la decisione di fare un gesto dirompente, Bencivenga manda a dire che «sono elucubrazioni inutili e, per quanto mi riguarda, assurde oltre che offensive. Io mi sento legato profondamente all’esperienza politica e ideale del Partito democratico. Credo non sia il caso di aggiungere altro. Per me, almeno».