Durante il question time di giovedì all’Assemblea legislativa della Regione Umbria si sono nuovamente accesi i riflettori sul museo dei plenaristi a Villa Morandi, a Marmore.

Villa Morandi A presentare l’interrogazione i consiglieri regionali Francesco Filipponi e Maria Grazia Proietti (Pd): «L’immobile è stato oggetto di un ampio intervento di recupero architettonico e funzionale che ha previsto la realizzazione, attraverso fondi privati, di spazi espositivi, archivi digitali, una sala multimediale dedicata all’esperienza immersiva, una biglietteria, e predisposti i percorsi di visita per il pubblico. Il complesso – ripercorre il consigliere Filipponi – pur essendo dotato delle necessarie infrastrutture tecnologiche, impiantistiche e di sicurezza risulterebbe ancora non essere accessibile al pubblico e non inserito nei circuiti museali territoriali». Alla luce di ciò i consiglieri hanno chiesto alla giunta regionale di sapere se è a «conoscenza di quanto esposto e delle cause che risultano impedire l’apertura del museo, se sono già in corso interlocuzioni con il Comune di Terni e la fondazione ‘Lorenzo Noceta Drillon’ per favorire il completamento dell’iter autorizzativo e quali strumenti la giunta regionale intenda attivare per accompagnare e sostenere progetti culturali privati di interesse pubblico, come quello in oggetto, in un’ottica di collaborazione istituzionale e sviluppo territoriale equilibrato».

La risposta L’assessore regionale Tommaso Bori ha risposto: «Il museo dei plenaristi è un progetto di grande valore per l’intera regione. Un’iniziativa che per qualità scientifica e potenziale attrattivo può contribuire molto alla valorizzazione della cascata. Artisti provenienti da molti Paesi europei hanno affrontato viaggi complessi per raggiungere l’Italia e l’Umbria. Quelle opere pittoriche hanno diffuso in Europa l’immagine del paesaggio italiano. Le procedure per l’apertura del museo rientrano però nelle competenze esclusive del Comune di Terni e quindi la Regione non ha titolo per intervenire anche se garantisce piena disponibilità a collaborare».

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