di Marco Torricelli e Fabio Toni
Il presidente c’è. Ma i musi lunghi si sprecano, soprattutto in casa Pd, mentre – fuori dal consiglio – le reazioni del Pdci sono piuttosto chiare: Giuseppe Mascio, il neo presidente del consiglio comunale, segretario regionale di quel partito, quando si voterà il bilancio comunale (entro il 24 del mese tocca al ‘consuntivo’) dovrà fare una scelta di campo precisa, «visto che i Comunisti italiani sono all’opposizione».
Mascio presidente Ce l’hanno fatta al primo colpo, stavolta. Ma non sarà una faccenda che filerà via liscia così: con 17 voti, lo stretto necessario, Giuseppe Mascio è stato eletto presidente del consiglio comunale di Terni – Paolo Crescimbeni ha ottenuto 9 voti e 6 sono state le schede bianche – ma dentro il Pd, e anche nel gruppo della lista civica ‘Progetto Terni’, nella quale Mascio è stato eletto, si è consumato un autentico psicodramma. Nel Pdci, invece, la questione è solo rimandata.
Gli astenuti Se Sandro Piccinini e Valdimiro Orsini lo hanno detto chiaramente, il secondo con una dichiarazione in aula, anche Renato Bartolini si è certamente astenuto nella votazione, ma oltre ai tre consiglieri del Pd, anche il secondo rappresentante di Progetto Terni, Luigi Bencivenga, ha depositato nell’urna una scheda bianca. Una faccenda che avrà il suo peso, in futuro.
GUARDA L’INTERVENTO DI GIUSEPPE MASCIO
Piermatti Votare lo ha votato, ma «la scelta di votare Mascio alla presidenza del consiglio comunale – dice Sandro Piermatti (Pd)- assume per me una valenza esclusivamente tecnica, in quanto rimangono ferme tutte le mie perplessità politiche in merito alle ragioni che hanno determinato questa proposta. Una scelta, la mia, di responsabilità in quanto in base al regolamento vigente il perdurare di questa situazione, ostacola di fatto il pieno funzionamento del consiglio comunale». Ma il tono della sua dichiarazione è pesante e chiarissimo.
GUARDA L’INTERVISTA A SANDRO PIERMATTI
Piccinini Durissimo il commento di un altro consigliere comunale del Pd, Sandro Picinini: «Io sto sereno – dice – anche se ho sbagliato a chiedere la deroga, ho sbagliato a candidarmi, ho sbagliato a chiedere voti ai miei concittadini e per questo chiedo scusa, ma stiano tranquilli i cittadini, perché non glieli chiedero più. Però sto sereno, anche se sto dalla parte dei miserabili, quelli che non contano nulla. Ho votato con grande sofferenza contro quella che e stata la mia appartenenza, ma con dignità e onestà. Se poi verranno le epurazioni, sono pronto».
Il Pdci Gianni Pelini, segretario provinciale dei Comunisti italiani – partito di cui Giuseppe Mascio è segretario regionale – non sembra sorpreso: «Ribadisco quanto avevamo già detto: la prova ‘politica’ per Mascio è rappresentata dal voto sul bilancio di previsione che, a quanto mi risulta, dovrà arrivare in consiglio comunale entro luglio. Può votarlo solo chi fa parte della maggioranza, ma il nostro partito, di cui Mascio è ancora il segretario regionale, sta all’opposizione». Sulle possibilità che sia proprio la linea politica del partito a cambiare, da qui alle prossime settimane, Gianni Pelini è piuttosto netto: «Non credo ci siano le condizioni per un ingresso dei Comunisti italiani nella maggioranza visto che è stato proprio il sindaco ad escluderci dagli organi di governo della città. La decisione di stare all’opposizione è stata assunta unanimemente dalla nostra segreteria dopo l’incontro che abbiamo avuto con il primo cittadino prima della composizione della giunta. In quell’occasione abbiamo ribadito la nostra linea in un documento firmato liberamente dallo stesso Giuseppe Mascio oltre che dal sottoscritto, da Giuseppe Boccolini e da Giovanni Ceccotti di Progetto Terni». Quindi, pare di capire, o Mascio vota contro il bilancio oppure è ‘fuori’? «Nessuno intende imporre alcunché. Confido semplicemente nell’intelligenza e nella serietà delle persone».
Vice presidenti Dopo l’elezione del presidente, il consiglio comunale ha provveduto anche all’elezione dei due vicepresidenti. Dopo la votazione a scrutinio segreto sono stati eletti con 19 voti Michele Pennoni (Pd) e Federico Brizi (Fi) con 10 voti.
Le commissioni Come presidente della prima commissione (Urbanistica, Peep e Paip, opere di urbanizzazione primaria e secondaria e opere infrastrutturali, manutenzione e arredo urbano, viabilità e politiche della mobilità) è stato eletto con 21 voti Faliero Chiappini (Cittaperta), vicepresidente Marco Cecconi (FdI) con 10 voti. Come presidente della seconda commissione (gestione servizi sul territorio, politiche sociali e sanità, Istruzione pubblica, politiche culturali, università e formazione, turismo e sport) è stato eletto Francesco Filipponi (Pd) con 17 voti, vicepresidente Angelica Trenta (M5S) con 10 voti. Come presidente della terza commissione (bilancio e programmazione economica, finanze, tributi e patrimonio, decentramento, politiche organizzative, istituzioni, aziende speciali, partecipazioni societarie, commercio, sviluppo economico, politiche del lavoro, politiche ambientali) è stato eletto con 19 voti Sandro Piermatti (Pd), vicepresidente Enrico Melasecche (IlT) con 10 voti. Come presidente della quarta commissione ‘Controllo e garanzia’ è stato eletto presidente con 30 voti Federico Pasculli del Movimento 5 Stelle; come vicepresidente è stato eletto Andrea Zingarelli (Pd) con 27 voti.
L’Isrim Prima delle elezioni – e dopo la riunione dei presidenti dei gruppi, nella quale non si era trovato un accordo – il consiglio ha deciso di esaminare due distinti atti d’indirizzo, di maggioranza e di minoranza, sulla questione-Isrim. Alla fine è stato approvato, con 21 voti a favore, 7 contrari e 3 astenuti, l’atto del centro-sinistra, sul quale si sono comunque espressi a favore anche Forza Italia e Crescimbeni, che avevano dichiarato di voler votare entrambi gli atti.
L’atto di indirizzo «Ribadita la potenzialità dell’Isrim e delle sue maestranze nei settori della ricerca, della tutela dell’ambiente, dell’assistenza e dei servizi alle attività economiche – si legge nel testo approvato – il consiglio dà mandato al sindaco di proseguire nel confronto con la Regione e gli altri soggetti interessati per individuare soluzioni positive per la crisi in atto, adottando iniziative, anche nei confronti degli organi societari preposti, per beneficiare dei tempi necessari a coltivare ogni positivo tentativo, anche per la ricollocazione del personale, utilizzando sia le proposte private e/o pubbliche che verranno poste in essere, sia le possibilità previste dalla legge numero 147 del 2013 (la ‘legge di stabilità’; ndr)». Non è escluso che si provi a rinviare l’assemblea dei soci, in programma per venerdì prossimo, nella quale si dovrebbe sancire la richiesta di fallimento dell’istituto.
