Maria Elena Boschi e Leo Di Girolamo

di M. To.

Maria Elena Boschi, ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il parlamento del governo Renzi, è intervenuta a Terni a sostegno della candidatura di Leopoldo Di Girolamo, in vista del ballottaggio di domenica prossima.

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Il saluto Il suo intervento, al teatro Secci, è stato introdotto da coordinatore della segreteria regionale del Pd Emilio Giacchetti e dal segretario regionale Giacomo Leonelli: «Terni – ha detto quest’ultimo – è pienamente coinvolta nella grande operazione di rinnovamento a cui il Pd sta dando vita. Leopoldo Di Girolamo in questi cinque anni ha saputo condurre la nave con saggezza ed equilibrio, nonostante il mare burrascoso della crisi. Ha difeso la città, ha saputo farla crescere e ci ha messo la faccia. Sempre. Ora dobbiamo sostenerlo con forza in questo rush finale».

Di Girolamo Nel ringraziare il ministro per la sua presenza, il sindaco ha detto che «Maria Elena è il segno tangibile della nuova classe dirigente che il Pd sta dando al Paese. Una classe dirigente giovane, competente e coraggiosa che punta a un’Italia più moderna, dinamica e più giusta. E dentro questa nuova Italia ci vuole stare anche Terni».

Il ministro Maria Elena Boschi, nel suo intervento, ha fatto riferimento ad alcune misure che investono anche la dimensione locale: «I 3,5 miliardi stanziati per l’edilizia scolastica, il miliardo e mezzo per prevenire i dissesti idrogeologici. E poi gli interventi per famiglie e imprese, con la riduzione delle tasse, anche sul lavoro, e la restituzione degli 80 euro ai cittadini. Vogliamo continuare ad essere vicini alla gente, alle imprese e alle comunità locali». Poi, su Leo Di Girolamo: «Si è messo al servizio della comunità in cui vive senza alcun tornaconto personale né economico. È importante che questo progetto non si interrompa ma possa andare avanti, perché il secondo mandato sarà fondamentale per completare il lavoro avviato nei primi cinque anni».

Il ballottaggio Con l’avvicinarsi del ballottaggio, la temperatura dello scontro politico si è notevolmente innalzata: «In questi ultimi giorni – ha detto Di Giroamo – il nostro avversario ha cercato di ‘avvelenare i pozzi’, facendo emergere quei di tratti di autoritarismo e intolleranza che fanno parte della sua storia politica di uomo di destra, da lui rappresentata nelle assemblee locali fra le file del Msi. Contro di lui ho già vinto nel 2001 nella competizione per il senato della Repubblica. Nonostante la sconfitta e il sostegno di Berlusconi, che al tempo andava per la maggiore, il mio avversario fu adeguatamente ricompensato dai suoi amici con un posto ai vertici di strutture pubbliche come Inps e Inpdap, con tanto di ricchi stipendi. Io non solo mi sono dimesso da senatore dopo l’elezione a sindaco, ma due anni fa ho rinunciato a percepire qualsiasi emolumento per la carica che rivesto. Anche per questo non intendiamo accettare lezioni morali di alcun tipo».

Crescibeni Secondo il candidato del centro destra, però, «Di Girolamo dà i numeri e per prima cosa sarà opportuno risistemargli il pallottoliere. Quando ho dato la mia disponibilità ad una candidatura di servizio per il senato nel 2001 – dice Paolo Crescimbeni – ero stato appena eletto (2010) in consiglio regionale, fra l’altro con un record di preferenze. Sono rimasto felicemente consigliere regionale per gli anni successivi, fino a quando nel 2004 – e cioè dopo ben 4 anni – mi sono volontariamente dimesso, per fare un’esperienza diversa: esperienza eccezionale, che mi ha permesso di amministrare un piccolo grande campione di welfare. Avrei potuto tranquillamente esercitare il nuovo incarico all’Inps restando consigliere regionale, non essendoci alcuna incompatibilità. E invece ho preferito lasciare: anche se (per inciso) l’incarico all’Inps prevedeva un’indennità incommensurabilmente inferiore a quella erogata dalla Regione, altro che ‘ricompensa’».

L’attacco Poi Crescimbeni sferra un attacco diretto: «Detto da chi, dalla segreteria del Pd al parlamento, ha seguito passo passo tutta la più convenzionale carriera di partito come Di Girolamo, sono censure non solo false nel merito, ma soprattutto ridicole per il pulpito da cui provengono. Dopo il senatore Rossi e il suo autogol sulla mia inesistente appartenenza alla massoneria, anche il sindaco uscente si dimostra assai poco informato. La domanda è: perché certe cose non me le viene a dire in faccia, invece di fuggire dai confronti? La risposta è una sola: le bugie vengono meglio nelle solite conventicole, in assenza di contraddittorio».

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