E adesso il bilancio consuntivo del Comune di Terni finisce sui tavoli della procura della repubblica. Dopo il ricorso alla Corte dei conti, annunciato da due consiglieri comunali di minoranza – Paolo Crescimbenni (Fi) e Marco Cecconi (Fd’I) – un terzo consigliere, Enrico Melasecche (IlT), si rivolge direttamente ai giudici ordinari.
Il ricorso Il cosigliere di minoranza, dopo aver ricordato le polemiche «per le operazioni azzardate su Boc e finanza derivata, per gestire operazioni di clientelismo politico e sprechi», dice: «Riteniamo che comporre un bilancio pubblico sapendo di mentire, votarlo facendo gli scongiuri, comporta un reato che molte procure hanno individuato nel falso ideologico ed è per questo che chiediamo alla procura della repubblica di Terni di esercitare il proprio ruolo».
L’assicurazione Tanto più che, dice Melasecche, «procurarsi ombrelli assicurativi (i consiglieri comunali di maggioranza avrebbero stipulato una polizza assicurativa ad hoc; ndr), nell’illusione di poter così votare, con colpa, a nostro parere ancor più grave, bilanci così taroccati» sarebbe «l’ulteriore prova, se ve ne fosse bisogno, di un voto dato ‘per esigenze partitiche’».
Il ‘buco’ Un’osservazione su tutte, dice Melasecche, «fotografa plasticamente la situazione. Se per ipotesi l’azienda Comune di Terni, fosse oggi sottoposta a liquidazione, gli incaricati del tribunale rileverebbero un buco fra entrate ed uscite che ammonta, con matematica certezza, ad una cifra enorme: circa 20/30 milioni di euro».
L’assessore A nulla, insiste, «valgono le parole, strumentali, dell’assessore che il Comune non potrebbe defalcare crediti il cui titolo giuridico sussiste ancora, come le decine di migliaia di ammende del codice della strada risalenti a molti anni fa, perché nessuno ha preteso ciò ma solo la creazione a latere di un fondo svalutazione crediti che il governo Monti introdusse, anche se per una percentuale del tutto inadeguata del 25%».
Il commissario Perché, attacca Melasecche, «il Comune non lo integra, rendendolo congruo, ben oltre tale percentuale, ma spergiura di volerlo fare in futuro, rendendosi conto della validità delle critiche mosse? Semplicemente perché non ha i fondi per farlo e la conseguenza immediata sarebbe la dichiarazione di fallimento perché emergerebbe formalmente ciò che nella sostanza è già
evidente a tutti. Cadrebbe la giunta, verrebbe un commissario, si andrebbe a nuove elezioni».
I revisori Grave, a suo avviso, è che «i revisori dei conti si limitino a fidarsi delle promesse da marinaio che da anni l’inquilino di palazzo Spada recita, ma puntualmente rinnega l’anno successivo. Un bilancio è cosa seria, è la fotografia reale della salute della città, non una somma di giaculatorie vaghe e di fantasiosi futuri ravvedimenti».
