Alle 14 comunicazioni urgenti del sindaco Stefano Bandecchi nella sala consiliare di Palazzo Spada’. Così recita il messaggio inviato ai giornalisti ternani, per le vie brevi, dall’ufficio stampa dell’amministrazione comunale inviato alle 13.36 di giovedì. Gli operatori dell’informazione quindi si precipitano nella sede dell’ente pensando a notizie clamorose. Tuttavia, pur con quasi venti minuti di ritardo rispetto all’appuntamento, sindaco e vice si presentano ora come semplici esponenti di Alternativa popolare, ragione per la quale avvertono di avere affittato la sala consiliare. In particolar modo, è stato subito chiarito, la conferenza stampa era stata convocata per presentare il coordinatore provinciale di Alternativa popolare Perugia.

Bandecchi Tra i giornalisti, alcuni non hanno ritenuto utile assistere oltre e hanno abbandonato la sala. Dai video registrati dai colleghi rimasti hanno poi appreso le parole che il primo cittadino ha loro riservato: «Grazie per la pazienza e l’educazione di chi è rimasto, degli altri ricorderò le facce perfettamente. Del resto la stupidità si taglia a fette, daremo conto all’Ordine di questo. Trovo disgustoso un atteggiamento del genere, ci sono giornalisti che non conoscono una mazza». Il fatto segue quello di inizio settimana, con conseguente botta e risposta tra Odg e vicesindaco Corridore. Quest’ultimo aveva peraltro avuto modo di confrontarsi apertamente coi professionisti di giornali, testate online, radio e tv il sabato precedente. Tra le parti non erano state risparmiate critiche.

Nota dell’opposizione «Bandecchi Sindaco di Terni non è più una questione di folklore – è quanto recita una nota dei gruppi Pd e Kenny alternativa democratica -, ma un’autentica questione democratica. L’uso dei servizi comunali e dell’ufficio stampa istituzionale per iniziative di partito, le aggressioni, le minacce e gli insulti reiterati ai giornalisti, che hanno il solo torto di fare il loro mestiere danno il senso di un Comune in mano a soggetti privi, non solo del necessario garbo istituzionale ma anche della più elementare affidabilità democratica. È necessario che gli organi preposti si attivino rapidamente per ripristinare in Comune le regole elementari di convivenza e di libera espressione».

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