Terni città Futura si presenta

di F.T.

I veli li avevano già tolti da tempo, con le non poche battaglie civiche e le iniziative organizzate sul territorio. Per Terni Città Futura, ora, è arrivato il momento di scendere in pista. Lo stile è lo stesso di sempre: spazio a contenuti e idee. Dall’associazione, destinata a trasformarsi in lista civica, oltre agli attacchi contro l’attuale amministrazione, arrivano dieci proposte per la città e quattro progetti concreti – a cui presto se ne aggiungeranno altri – per «dare una svolta a Terni».

Il pubblico Diversi uditori – più e meno ‘interessati’ – hanno assistito alla presentazione: dai consiglieri comunali Enrico Melasecche, Leo Venturi, Claudio Campili, fino ad esponenti di movimenti civici come Giuseppe Mascio e imprenditori come Alessandro Betti. C’era anche Franco Todini: non un semplice uditore perché poi, verso la fine, ha preso la parola. Dicendo la sua.

L’attacco L’incontro è stato introdotto dal vicepresidente dell’associazione, Michele Rossi, con un testo che somiglia in tutto e per tutto a un manifesto politico. All’interno, una dura requisitoria nei confronti del ‘palazzo’: «Terni e i suoi cittadini – è scritto – devono vedersi restituiti gli anni disgraziatamente perduti a causa del malgoverno e della gestione clientelare dell’apparato politico esistente». Poi ci sono i numeri che, per Rossi, la dicono lunga: «Duemila ternani ogni anno decidono di lasciare questa città. Si tratta soprattutto di giovani, spesso qualificati, che se ne vanno per cercare la loro giusta realizzazione professionale».

Le idee L’emorragia rappresenta uno dei tanti problemi individuati da Terni Città Futura. La risposta, secondo il presidente Lorenzo Bartolucci, sta nelle proposte e nella voglia di mettersi in gioco. Nasce così la ‘fabbrica delle idee’ che ruota attorno a dieci proposte che mirano a creare una visione ambiziosa del futuro, «per una città che sia in grado di uscire dai propri confini (lo sguardo è rivolto a Roma, ndr) e valorizzare le sue risorse, economiche, culturali e turistiche».

I progetti E per dimostrare che alle parole corrispondono ‘intelligenze’ e voglia di fare, l’associazione ha lanciato quattro progetti concreti: dal recupero del mercato coperto («si può fare e costa molto meno di una struttura nuova» ha spiegato l’architetto Silvano Gismondi) fino all’installazione di lampade led in ogni punto ‘pubblico’. Azione che, se attuata, porterebbe a un risparmio «di oltre due milioni di euro» ha spiegato Paolo Laurenti. Il terzo progetto ‘Ipotesi gaia’, creato da Alessandro Cassetti, punta forte sul turismo e sulla vicinanza di Terni con Roma per attrarre nuovi capitali e creare posti di lavoro. Infine ‘Umbrias’, di Michele Misericordia, ha come obiettivo il rilancio di un grande lasciato cadere in disgrazia: trasformare il territorio in un grande ‘set’ per produzioni cinematografiche e audiovisive, con competenze e strutture a supporto.

Elezioni Alla fine si è parlato anche di politica. Passeranno pure per nostalgici, ma per i giovani di Terni Città Futura la stella cometa è sempre una: «L’esempio è quello del professor Ciaurro. La svolta, anche questa volta, deve partire da una figura di grande spessore in grado di rappresentare la voglia di cambiamento che si respira in città». Il dialogo con le altre forze civiche è avviato da tempo: «Esiste un tavolo di coordinamento, da parte nostra siamo pronti a lavorare con tutti coloro che puntano a una discontinuità netta e totale con il passato, con questo sistema di potere».

Prove d’intesa? Parole che Franco Todini – attento spettatore – raccoglie, prima che cadano a terra: «Il discrimine sta nel rompere la mediazione politica e l’appartenenza – attacca -. Sono questi i vincoli che pesano sulla città, ridotta a quello che vediamo. Il problema è vedere se chi ci rappresenta è libero da condizionamenti ideologici e economici. Quasi sempre le decisioni che contano vengono prese a Perugia, senza una reale valutazione delle esigenze del nostro territorio. Servono persone libere, con le idee giuste e in grado di rompere questo sistema». Laconica la replica di Michele Rossi: «Condivido al cento per cento». Quasi un endorsement.

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