foto dalle news del Comune di Terni

di M.R.

«Bordoni, Salinetti, Tagliavento, Ghione, Virili e Laudadio a meno che qualcuno non dica di no». Così si è espresso nei giorni scorsi il sindaco di Terni Stefano Bandecchi per la composizione della nuova giunta (che al momento include due conferme dopo l’azzeramento totale); «ma prima – ha sottolineato – devo incontrare la maggioranza». Decisivo dunque il vertice di lunedì pomeriggio, teso a vagliare fiducia e sostegno di coloro che in consiglio comunale garantiscono al primo cittadino la maggioranza di governo della città.

Da quanto trapela, il sindaco non deve solo smarcarsi dalle critiche che dalle opposizioni gli sono state mosse per la scelta di rivoluzionare l’esecutivo. Il suo decreto, a sorpresa per molti, si dice abbia generato malumori diffusi in città e anche dentro la stessa Alternativa popolare. L’imprevedibilità del sindaco, non a caso, resta un punto fermo anche in vista del vertice di confronto di lunedì alle 18, ancora una volta a Palazzo Bazzani (sede della Provincia che Bandecchi presiede), e non invece a Palazzo Spada dove effettivamente si consuma il terremoto politico. La decisione di stravolgere la giunta, pur rivendicando il buon lavoro fatto dall’amministrazione in due anni e mezzo, è una contraddizione che diversi consiglieri faticherebbero a digerire. 

Quando peraltro il sindaco ammette «l’assenza di un motivo scatenante», la contraddizione assume anzi i contorni di una presa in giro. Tra i banchi della sala consiliare, è innegabile che ci siano componenti di maggioranza che gradirebbero la promozione ad assessore, ma la perdita di consenso tra i candidati di Ap alle amministrative del 2023, costringe il sindaco a guardare oltre l’assise, perché le surroghe eventuali non porrebbero a suo favore. Difficile, insomma, pensare che alla riunione di lunedì fili tutto liscio. Bandecchi potrebbe anzi rendersi protagonista dell’ennesimo colpo di scena, ma stavolta sotto il pressing dei suoi fedelissimi.

Non sfugge che intanto abbia recentemente perso quello che era stato il capogruppo Ap, Guido Verdecchia; e, prima di lui, la consigliera Roberta Trippini. Caso a parte Danilo Primieri che è uscito dalla porta e rientrato dalla finestra. Nei due anni e mezzo trascorsi, persi per strada inoltre due assessori che hanno scelto la via delle dimissioni: Lucio Nichinonni e Mascia Aniello. Questo per dire che, anche se non si sente mai messo in discussione e minimizza sempre di fronte a chi lo contesta, ogni tanto Bandecchi lo trova qualcuno che gli volta le spalle. E stavolta rischia.

Uno scossone, insomma, potrebbe verificarsi. Del resto chi ha mostrato la propria fiducia sin qui, l’ha fatto sulla scorta dell’amministrazione ‘uscente’, premiando impegno, serietà e umiltà soprattutto di alcuni membri della giunta. Rimescolare le carte così radicalmente, quando la scadenza del mandato è lontana, ma neanche troppo, potrebbe rivelarsi, secondo molti, una perdita di tempo; e quindi perdita di consenso, perché i nuovi assessori avrebbero a che fare con partite ‘sconosciute’. Potrebbero servire mesi cioè, questo il timore, per entrare nei meccanismi acquisiti dagli uscenti. In serata l’epilogo.

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