Emilio Giacchetti

di Marco Torricelli

Se le considerazioni arrivassero da un alleato qualsiasi, uno potrebbe anche essere tentato di liquidarle come strumentali. Ma siccome arrivano dal ‘numero due’ del partito, a livello regionale, la faccenda cambia aspetto. Il partito è quello che a Terni, e pure a Orvieto, le elezioni le ha vinte. Quello al quale appartengono i sindaci eletti. E per questo, proprio per questo, la parola ‘innovazione’, detta e ripetuta, fa un certo effetto.

LO SPECIALE ELEZIONI

Le elezioni Emilio Giacchetti, coordinatore ternano della segreteria regionale del Partito democratico – insomma, il vice di Giacomo Leonelli – la prende larga: «Ho ascoltato e letto, in questi giorni, valutazioni e commenti diversi e spesso contrastanti sui risultati delle elezioni europee e amministrative». La sua com’è? «Intanto che è più difficile analizzare il dato relativo alle città in cui si è vinto che quello dedicato ai risultati negativi. Ma un fatto certo è che, per il nostro partito, questo è l’anno ‘zero’ e che questo è il momento in cui ad una classe dirigente è richiesta una seria analisi del voto e non un gioco a scaricabarile, sterile e rischioso». E già si capisce che qualcosa di interessante è in arrivo.

I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE

‘Effetto Renzi’ La cosa diventa più chiara quando Giacchetti – che ‘renziano’ non è – dice che «la prima cosa da fare è dare sostanza ad un’innovazione di pensiero e di azione, che anche nel Pd regionale e ternano è in atto, e ha determinato quello che viene definito ‘effetto Renzi’, ma che in Umbria non ha sortito gli stessi effetti che altrove». Un invito al sindaco Di Girolamo? «No, affatto – dice – anche perché, proprio grazie alla credibilità che Leopoldo Di Girolamo si è meritatamente conquistata, il voto locale non si è trasformato in quel referendum su di lui che, altrove, ha dato esiti negativi».

I RISULTATI DELLE EUROPEE

Scelte coraggiose Oggi più che mai, però, chiarisce il coordinatore della segretaria regionale del Pd, «i riflettori sono puntati su di noi, su Terni e anche su Orvieto, perché le vittorie ottenute non sono assegni in bianco che gli elettori ci hanno consegnato, ma anzi sono gesti di fiducia ‘con riserva’, in virtù dei quali ora siamo chiamati a dare sostanza, con scelte coraggiose sui territori, proprio a quell’effetto Renzi che, su questo non possono esserci dubbi di sorta, è stato decisivo per la straordinaria affermazione alle europee».

La ‘contendibilità’ Perché questa tornata elettorale «ci ha messo di fronte ad un tema importante, quello della contendibilità. Non esiste più, ma i segnali al riguardo erano già arrivati, un luogo in cui si possa pensare di avere la certezza di mantenere il consenso popolare. Quel consenso lo si deve conquistare e consolidare con il lavoro quotidiano e questo, per chi governa e per chi si propone come possibile alternativa, deve rappresentare un formidabile stimolo politico e culturale».

I segnali E qui Emilio Giacchetti entra nel vivo delle sue considerazioni: «La gente, quella gente che ci ha dato fiducia, adesso – e che chi, come me, ha fatto campagna elettorale proprio in mezzo a quella gente, lo ha avvertito con chiarezza – vuole avere subito un segnale di innovazione. Vuole fatti concreti che dimostrino che il secondo mandato, per Leopoldo Di Girolamo, sarà quello in cui una classe dirigente in gamba avvii in fretta un discorso davvero nuovo e diverso».

I dirigenti Una classe dirigente che, scandisce, «deve essere pronta a mostrare il coraggio che è indispensabile quando ci si vuol mettere a disposizione per la realizzazione di un progetto vincente, a prescindere del ruolo che si potrebbe o vorrebbe occupare». Sembra un messaggio in codice: «No – chiarisce Emilio Giacchetti – è solo l’affermazione del principio che, la composizione stessa del governo Renzi lo dimostra, non c’è niente di male nel selezionare ministri, o in questo caso assessori, sulla base di criteri politici, ma a patto che che si tratti di scelte di qualità e, soprattutto, giustificate dalla sincera adesione ad un progetto coraggioso e davvero innovativo».

La giunta Ovvio pensare che queste valutazioni siano oggetto delle ‘consultazioni’ che certamente il Pd ha avviato con il sindaco in vista della composizione della nuova giunta comunale: «Con Leopoldo Di Girolamo, al quale il partito deve solo dire grazie – spiega Giacchetti – il confronto non è certo su nomi o ruoli, ma verte soprattutto sulle questioni alle quali, a nostro avviso, è indispensabile dare la priorità, sui metodi per affrontarle e, soprattutto, su come trasformare le criticità in nuove opportunità».

Niente liste Il Pd, insomma, «non presenta al sindaco nessuna lista degli assessori», dice Giacchetti. Nemmeno la lista dei ‘non graditi’? «Manco per sogno, ci mancherebbe altro – dice lui – e siamo anzi ansiosi di comprendere, e devo dire che sono molto fiducioso al riguardo, quale sia il ‘mix’ al quale Di Girolamo ha annunciato di voler dar vita nella composizione della sua giunta. La società civile aspetta dei segnali importanti e sono certo che il sindaco non li farà mancare».

Il dibattito Il tutto, peraltro, «partendo dal presupposto che si deve alzare decisamente l’asticella di un dibattito interno che – qui il giudizio di Giacchetti è tranchant – ho davvero trovato avvilente quando si è trattato di discutere delle deroghe. Ecco, quello che, a mio avviso, sarà indispensabile fare, e far comprendere ai cittadini che ci hanno votato e anche a chi ha dato fiducia ad altri, è dimostrare con i fatti, ma farlo subito, che questo è il momento delle scelte veramente decisive per il futuro della città».

I temi Cominciando da dove? «Penso ad un approccio davvero diverso con le problematiche ambientali, con il quale si possa finalmente uscire dalla sterile polemica sull’inceneritore – dice – ma che permetta di mettere in campo progetti in grado di dare risposte immediate e convincenti; penso che sia veramente giunto il momento di affrontare il tema di una mobilità alternativa e più a misura di cittadino; penso alla reale rivitalizzazione del centro cittadino, sfruttando in pieno le potenzialità messe a disposizione attraverso i fondi regionali per il commercio; ma penso anche ad una decisa revisione della macchina amministrativa, per renderla più snella e pronta a rispondere in tempi rapidi alle istanze dei cittadini e delle imprese».

L’orgoglio In conclusione il coordinatore della segretaria regionale del Pd allarga l’orizzonte delle sue riflessioni: «Quella che ci aspetta è una fase molto delicata e, per certi aspetti, pericolosa, ma anche ricca di straordinarie opportunità e territori come quello ternano e quello orvietano, proprio in virtù dei risultati ottenuti, hanno il dovere di farsi carico della grande responsabilità di mettersi alla testa e guidare la marcia verso quello che deve essere, oggi più che mai, l’obiettivo di un partito che, lasciate definitivamente alle spalle le giuste istanze congressuali, punti a confermarsi o riaffermarsi come cuore pulsante della vita politica e sociale della regione».