di Marta Rosati
A seguito del video identikit che Umbria24 ha proposto ai propri lettori per ciascun candidato sindaco, con questa intervista scritta intende approfondire alcuni temi emersi in campagna elettorale e conoscere ancor meglio gli aspiranti primo cittadino. Tre quesiti sono gli stessi per tutti, mentre gli ultimi due sono stati pensati su misura per ciascuno dei sette in corsa per la fascia tricolore. L’ospite di oggi è Paolo Cianfoni.
Se fosse eletto sindaco di Terni, sulla base di quali criteri sceglierebbe il proprio vice e gli assessori? Quali le deleghe che assegnerebbe?
«I criteri di scelta dei componenti della giunta se fossi eletto Sindaco sarebbero: fiducia, concretezza e capacità di decidere, propensione alla coesione e alla mediazione, buonsenso, competenza (in questo ordine). Il lavoro degli assessori è decidere, la competenza certamente è importante, ma è la struttura che deve proporre soluzioni tecniche alternative, gli assessori decidono e la giunta collegialmente si assume la responsabilità delle scelte. I cittadini hanno diritto di pretendere una giunta che in armonia produce scelte amministrative efficaci. Assegnerei tutte le deleghe e seguirei da vicino il lavoro di tutti. Potrei prendere in considerazione di tenere la delega dello Sviluppo economico».
Tra i temi più sentiti dai cittadini, nel corso di questa campagna elettorale, compaiono la carenza di opportunità di lavoro e le inefficienze della sanità pubblica. Nei limiti delle competenze dell’ente comunale, quali strategie adotterebbe per migliorare Terni in questo senso?
«Le strategie e le politiche principali che ritengo indispensabili sono: concertazione con le forze economiche e sociali, attivazione di programmi finanziati con fondi europei per rendere le aree produttive competitive, pacchetti di incentivo all’insediamento delle imprese, politica degli eventi (sportivi, culturali, musicali, artistici, ecc.) come direttrice di sviluppo economico, trasferimento in centro del polo universitario e rilancio dello stesso su livelli di eccellenza, alleanza dei comuni costituenti la ‘città grande’ e armonizzazione delle reciproche politiche economiche, turistiche, commerciali, sociosanitarie, attivazione di programmi europei per le bonifiche ambientali, promozione di un polo del disinquinamento, politiche di difesa degli interessi territoriali in campo infrastrutturale (Terni-Spoleto a 4 corsie, realizzazione del nuovo mattatoio, riorganizzazione del TPL, ecc.), rilancio del centro città tramite l’introduzione di nuove tecnologie e riorganizzazione delle politiche commerciali. Riguardo la sanità creazione di almeno cinque case di comunità per restituire la medicina territoriale e i servizi sociali ai quartieri periferici, realizzazione con risorse sia pubbliche che private di un nuovo ospedale di eccellenza a servizio del centro Italia».
Terni, tra i tanti brand che negli anni passati altre amministrazioni hanno tentato di cucirle addosso, ha conosciuto un’importante parentesi cinematografica. Oggi restano un festival, una filmcommission regionale e gli Studios di Papigno. Cosa farne?
Le produzioni cinetelevisive sono una realtà di sviluppo per una regione come l’Umbria all’interno della quale la città di Terni può avere un efficace ruolo di piattaforma dei servizi. Occorre mettere a sistema la tradizione di operosità del territorio, con l’attività della film commission, con una implementazione di indirizzi cinetelevisivi nel sistema scolastico locale, con l’attivazione di nuove strutture formative che possono utilmente utilizzare e saturare i teatri dell’ex CMM. Più problematica l’utilizzazione degli immobili di Papigno per problematiche di ordine tecnico, economico-infrastrutturale e ambientale. Per essi occorre elaborare uno specifico studio di fattibilità con l’utilizzo di competenze di alta professionalità».
Nel suo passato, un’esperienza ai banchi del consiglio comunale, tra la maggioranza dell’allora sindaco di centrodestra Gianfranco Ciaurro. In questa tornata, tra diversi ex Dem, si è ritrovato a tentare un’alleanza con Pd, Psi, Si, Verdi, Rifondazione e M5s. Da che parte stanno gli Innovatori? E perché ha accettato questa candidatura?
«Come già l’allora formazione di Ciaurro, l’Alleanza degli Innovatori di oggi è una lista autenticamente civica, sede di incontro e di impegno di persone con esperienze e vissuti anche molto diversi. Cattolici, liberali e riformisti negli ultimi cinque anni hanno dato vita a un percorso di elaborazione di un programma per la nuova città e per avviare un processo di rigenerazione della politica locale, ormai fortemente screditata agli occhi degli elettori che spesso decidono infatti di non votare. Gli ‘Innovatori’ sono persone del tutto libere da condizionamenti sia della destra che della sinistra, moderate, consapevoli delle differenze e proprio per questo fortemente motivate a realizzare la comune idea di città. ‘Cittadini liberi’ e Pri sono centristi; Lde è un partito in formazione facente parte del Terzo polo. Coesione, idee e volontà di rilancio, sguardo al futuro, buonsenso, pragmatismo sono le cifre del nostro impegno civico. Ho accettato la candidatura perché ho ritenuto importante dare il mio contributo a questo progetto di rinnovamento. Trenta anni fa iniziava la fase politica del bipolarismo. La speranza allora era che l’alternanza tra pari che si riconoscevano reciprocamente avrebbe modernizzato il paese. Oggi siamo alla fine di quella fase nella quale entrambi i poli stanno affondando nel populismo e nella incapacità di rinnovarsi. C’è un interessante tentativo, le cui possibilità di successo però sono tutte da verificare, di riarticolare il sistema politico in tre poli per diminuire il tasso di populismo asfissiante. In ogni caso però a livello comunale occorre dare subito nuove risposte e nuove speranze. Quindi da che parte stanno gli Innovatori? Stanno dalla parte dei cittadini».
Ancora dal punto di vista politico, perché non è stata trovata l’intesa a quel tavolo e perché solo molto tardi gli Innovatori hanno tentato quella strada?
«Liberi da impostazioni ideologiche riteniamo che a livello comunale non solo sia possibile collaborare tra diversi, ma sia un dovere verso la comunità soprattutto nei periodi di emergenza come questo. Secondo noi la destra è venuta meno alle aspettative di una amministrazione aperta alla città, coesa e attenta alle questioni economiche e sociali di lungo periodo, la sinistra in buona parte non dà sufficienti garanzie di rinnovamento e non appare credibilmente in grado di creare una proposta alternativa in grado di rispondere alle medesime aspettative. Entrambe rischiano di portare la responsabilità di determinare un ballottaggio non rappresentativo della città. Anche a rischio di non essere capiti abbiamo fatto un tentativo di rispondere alle aspettative degli elettori. Non so se tardivo, di sicuro l’unico concreto tentativo in questa direzione. Andava fatto».
