di Daniele Bovi
Niente aumenti fino ai redditi da 28 mila euro. È questa una delle ipotesi al vaglio della giunta regionale, impegnata in queste ore a cercare di modificare la manovra fiscale. Un disegno di legge del quale si è discusso a lungo mercoledì pomeriggio con i sindacati, ricevuti a Palazzo Donini mentre a breve toccherà a imprese e i sindaci. Dopo il passaggio delle scorse ore al ministero dell’Economia, nel corso del quale il tavolo tecnico ha accertato un disavanzo per la sanità umbra di 73 milioni di euro, la giunta come annunciato nei giorni scorsi è pronta a «rimettere in discussione le cifre della manovra». Testo che nella sua versione finale potrebbe anche tenere conto anche di alcune poste relative alla sanità.
Le cifre A quota 73 si arriva sommando il deficit di 34 milioni ai 39 del fondo di dotazione di Usl e ospedali, da ricostituire dopo che negli anni passati è stato utilizzato per far quadrare i conti. Proprio per quanto riguarda questo fondo martedì la Regione ha chiesto una rateizzazione, cosa invece non consentita per il disavanzo di esercizio. «Il tempo per la manovra fiscale – sottolinea Palazzo Donini – il più possibile equa e dalla parte delle fasce basse e medie di reddito, rimane il 15 aprile». Come stabilito con l’ultima Finanziaria dal governo, infatti, entro quella data vanno stabilite le aliquote delle addizionali Irpef per quanto riguarda il 2025.
Le tasse Il problema è capire se la manovra è davvero l’unica strada percorribile. Stando alla normativa attuale, la Regione potrebbe anche concordare un piano di rientro e quindi stabilire delle modalità per rimettere in sesto i conti della sanità. Dalla delibera della giunta però (che, a differenza di quanto detto non è una bozza preliminare ma un atto già adottato e quindi incardinato nelle commissioni), emerge che la manovra ha al centro anche il finanziamento di altri capitoli di spesa come i trasporti, il diritto allo studio, il welfare, le politiche per il lavoro, quelle per le imprese e così via; capitoli per i quali evidentemente la giunta ritiene non ci siano risorse sufficienti. Tutto legittimo purché lo si spieghi in modo chiaro agli umbri, cosa che finora non è stata fatta dato che tutta la comunicazione è stata centrata intorno al fatto che la manovra è necessaria per salvare l’Umbria dal commissariamento.
La maggioranza Quel che è certo è che sui numeri prosegue la battaglia fra maggioranza e opposizione. Per il Pd quanto emerso dal tavolo tecnico conferma le responsabilità della precedente amministrazione Tesei, accusata di una gestione caotica della sanità e di scelte finanziarie discutibili. I dem criticano inoltre la minoranza di centrodestra per non aver menzionato i 40 milioni di tagli del Governo nei prossimi tre anni. I parlamentari Anna Ascani e Walter Verini sottolineano l’urgenza della situazione: «Quando c’è di mezzo il diritto alla salute, non dovrebbero esserci divisioni politiche». I due chiedono poi un impegno comune per trovare soluzioni efficaci e un maggiore sostegno del Governo alla sanità pubblica.
L’opposizione Di diverso avviso il centrodestra regionale che, il giorno dopo la manifestazione in piazza, contesta le cifre diffuse dalla maggioranza. Secondo i consiglieri di opposizione, il vero disavanzo della sanità è di 34 milioni, come indicato nel report di Kpmg, e non 73. Accusano la giunta Proietti di «sparare cifre a caso» e di usare il deficit come pretesto per giustificare un aumento delle tasse. «La manovra fiscale va ritirata immediatamente, perché priva di presupposti» affermano i consiglieri, sostenendo che la Regione non ha neppure richiesto la contabilizzazione del payback sui dispositivi medici, che potrebbe valere 48 milioni per l’Umbria.
