Un corridoio dell'ospedale di Perugia (©️Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Il deficit della sanità umbra ammonta a 73 milioni di euro. È questa la cifra che è stata al centro del tavolo tecnico di martedì mattina fra i tecnici della Regione e quelli del ministero dell’Economia. La cifra rappresenta il fabbisogno che Palazzo Donini dovrebbe coprire per garantire il pareggio del sistema. Dopo questa fase di monitoraggio dei conti e registrato il disavanzo di gestione, a questo punto secondo la normativa la presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe diffidare la Regione a reperire le necessarie coperture entro il 30 aprile.

Irpef e manovra Il 15 invece scadranno i termini per stabilire le aliquote Irpef per quanto riguarda il 2025: entro quella data dunque il consiglio regionale dovrà varare la manovra con l’obiettivo, come emerge dagli atti della giunta, di coprire non solo il disavanzo ma anche di finanziare altri capitoli di spesa per i quali le risorse vengono ritenute insufficienti.

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La nota «Sul tavolo di verifica del Mef la Regione – scrive Palazzo Donini in una nota – ha portato i conti relativi al 2024 e i tecnici del Ministero hanno accertato il disavanzo del Sistema sanitario regionale. La cifra per la quale la Regione dovrà garantire le necessarie coperture è pari a 73 milioni, somma del disavanzo del Sistema sanitario regionale pari a 34 milioni e del fondo di dotazione pari a 39 milioni». I 34 milioni sono quindi comprensivi del payback farmaceutico mentre i 39 milioni sono quelli utilizzati negli anni passati per coprire parte dei disavanzi; soldi che, come richiamato più volte dalla Corte dei conti, non potrebbero essere utilizzati per questi scopi. Oltre a ciò vanno aggiunti i tagli da 5 milioni imposti per quest’anno dal governo con l’ultima manovra; tagli che saliranno a 40 milioni nei prossimi tre anni.

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Diffida Palazzo Donini aggiunge che l’accertamento di martedì «porta all’avvio della procedura di diffida» e che il Mef «resta in attesa delle necessarie misure di copertura entro i termini previsti dalla normativa vigente e cioè entro il 30 aprile». Se ciò non avverrà, dal primo maggio la presidente sarà nominata commissaria ad acta e dovrà «aumentare l’addizionale Irpef e Irap, ma se gli stessi aumenti saranno ritenuti insufficienti – continua la nota – dal primo giugno saranno aumentate al massimo le aliquote Irpef per tutte le fasce di reddito e Irap per tutte le imprese, oltre al divieto di effettuare spese non obbligatorie in sanità».

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La presidente Proietti ha parlato delle cifre alla stampa nel corso di un’intervista fuori da Palazzo Donini, dove consiglieri e sindaci di centrodestra hanno tenuto una manifestazione di protesta contro l’aumento delle tasse. «Il buco – ha detto Proietti – è di 73 milioni e per noi era inequivocabile. Adesso con questa diffida dobbiamo trovare le risorse entro aprile». A proposito del payback invece la presidente ha ricordato che sono molto spesso oggetto «di contenziosi pesantissimi, e il bilancio non si fa sulle questioni aleatorie: si fa con poste certe. E la prova è che il tavolo non ha ritenuto una posta riscuotibile quei 48 milioni che, come dice falsamente la minoranza, avrebbero portato addirittura un avanzo».

Nodo risorse La presidente ha parlato anche della possibilità di utilizzare il fondo di dotazione ma «questo non ci viene consentito perché ci sono situazioni strutturali ormai che si perpetrano da anni». In generale Proietti ricordando le manovre simili fatte da altre Regioni in passato e quelle in discussione ora in Emilia e Abruzzo, ha sottolineato che «il fondo sanitario nazionale non basta più a garantire le prestazioni con efficienza ed efficacia. Nessun politico vorrebbe fare manovre del genere». Quanto alla manifestazione «manifestare è sacrosanto. Invito i consiglieri a lavorare con noi ma finora non sono venuti. Ci sta, ognuno deve fare il suo gioco fintantoché non si alzano troppo i toni e soprattutto senza prendere in giro i cittadini».

Lo scontro Nel frattempo prosegue lo scontro fra maggioranza e opposizione, preludio di quello che avverrà nelle commissioni e poi in aula. La maggioranza infatti esulta parlando di «crollo delle bugie della destra», mentre l’opposizione accusa la giunta di voler spremere i cittadini con nuove tasse. Secondo i gruppi Pd, Avs, M5S e Umbria Domani, il Mef ha certificato un fabbisogno di 73 milioni di euro, ridotto dai 90 iniziali grazie a nuove entrate. «Da oggi si apre una fase di responsabilità – affermano – per costruire una manovra equa e sostenibile». Di tutt’altro avviso le opposizioni, che denunciano «una comunicazione fuorviante». Il disavanzo sanitario effettivo, sostengono, è di soli 34 milioni, mentre i restanti 39 riguardano il fondo di dotazione sul quale le opposizioni invitano a trattare. «Non servono nuove tasse, basta con il rastrellamento di soldi ai danni degli umbri» attaccano.

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