I tartufai dell’Umbria manifesteranno martedì davanti alla Regione per protestare contro i tre emendamenti all’omnibus presentati dal consigliere Andrea Fora e approvati il 30 settembre dalla Prima commissione. Le misure su cui è stato acceso il disco verde creano «grande e grave preoccupazione» nel Coordinamento delle associazioni tartufai (Cat) dell’Umbria, che giudica «incomprensibile la celerità di inserimento», evidenziando contestualmente come sia stata così «preclusa la possibilità di ogni approfondimento specifico». Nel mirino dei cavatori di nero e bianco finisce anche l’assessore Roberto Morroni che, dopo aver fatto retromarcia a giugno su misure analoghe a quelle oggi contestate, aveva evidenziato, ricordano i tartufai, «che l’obiettivo di fondo che ha mosso e che muove l’assessorato è quello di salvaguardare le prerogative e il valore della libera cerca, nella piena consapevolezza della irrinunciabile funzione identitaria, sociale ed economica che questa attività riveste, rimandando eventuali iniziative normative alla prossima legislatura».

In particolare, il Cat dell’Umbria contesta l’emendamento che introdurrebbe l’articolo 108 bis nel Testo unico dell’agricoltura, che recita: «Nelle aziende faunistico venatorie, aziende agrituristiche venatorie e nei centri privati di riproduzione di fauna selvatica, la ricerca (del tartufo, ndr) può svolgersi solo previo consenso del legale rappresentante del soggetto gestore che stabilisce le modalità di accesso al fondo». Secondo i tartufai così «si determinerà un processo di chiusura del territorio regionale con pesanti limitazioni alla libera cerca e, di conseguenza il non equilibrio tra le parti in causa provocherà l’innesco di un grave conflitto sociale, con l’impossibilità per i circa 15 mila tartufai umbri di esercitare la loro attività in libertà, unitamente al grande numero dei cercatori di funghi epigei».

Sì, perché nel mirino sono finiti altri due emendamenti presentati da Fora e approvati dalla maggioranza: l’introduzione di tre nuovi commi all’articolo 128 del Testo unico dell’agricoltura, secondo cui, è la sostanza, «gli imprenditori agricoli, di cui all’articolo 2135 del codice civile, possono richiedere alla competente struttura regionale l’autorizzazione alla costituzione, nei fondi di loro proprietà o di cui hanno la disponibilità in base a un valido e legittimo titolo, di aree destinate alla raccolta a pagamento di funghi, delimitate da apposite tabelle». Analoga la modifica dell’articolo 129, che prevederebbe «la raccolta di funghi epigei spontanei all’interno delle aziende faunistico venatorie e delle aziende agrituristico venatorie è consentita solo previo accordo con il titolare».

Da qui la convinzione del Cat che gli emendamenti determino una «non ragionevole ed equilibrata situazione sociale che verrebbe a delinearsi nel prossimo futuro», da cui scaturisce l’iniziativa dei tartufai che «per martedì 8 ottobre alle 9.30, davanti la sede della Regione, organizzano una manifestazione che coinvolgerà l’intero settore dei tartufai e dei cercatori di funghi, alla quale vengono invitati a partecipare tutti i rappresentanti delle forze politiche, nonché gli amministratori delle istituzioni dell’Umbria».

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