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martedì 24 maggio - Aggiornato alle 17:12

Sull’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea la battaglia fra destra e sinistra: i nomi in campo

Dopo la riforma di fine aprile e scaduti i termini per le candidature in ballo ci sono Forlin e Stramaccioni. Gli scenari

La biblioteca dell'Isuc

di Daniele Bovi

Più che sui libri di storia regionale si limiterà probabilmente a rimanere tra quelle della cronaca politica la sfida fra destra e sinistra per il vertice dell’Isuc, l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea. Sul tavolo, dopo che alcuni giorni fa sono scaduti i termini per farsi avanti, ci sono solo due candidature: quelle di Francesco Forlin e di Alberto Stramaccioni. Il primo, 43 anni, insegna al liceo Filosofia ed è responsabile della sezione Didattica e formazione dell’Istituto; nel 2014 ha corso per un posto in consiglio comunale sotto le insegne di Scelta civica, sostenendo la candidata sindaco Adriana Galgano, mentre alle comunali 2019 ci ha provato con la Lega.

Chi sono Forlin oltre a essere tra i soci fondatori di Perugia 1416 fino al 2020 è stato anche al vertice del Circolo dei lettori di Perugia, prima di cedere il posto ad Alessandro Campi. Ben più noto sulla scena politica perugina e umbra è il volto di Stramaccioni, 65 anni, professore di Storia contemporanea all’Università per stranieri di Perugia e tra i vertici del Pci-Pds-Ds-Pd per lungo tempo. Stramaccioni ha fatto parte della segreteria perugina del Pci, è stato segretario provinciale del Pds e dei Ds dal ’92 al 2001, ricoprendo lo stesso ruolo nel neonato Pd tra il 2008 e il 2010; tra il 2006 e il 2008, inoltre, è stato anche deputato per l’Ulivo. Ad accendere la miccia è stata proprio la candidatura di Forlin, dopo la quale l’ex segretario dem ha deciso di farsi avanti, e l’infornata di nuovi soci, passati dalla ventina degli anni scorsi alla sessantina di oggi.

La battaglia E così il centrosinistra ha deciso di provare a sparigliare le carte per contendere la guida dell’Isuc alla Lega, che fino a oggi ha schierato come commissario l’avvocato perugino Valter Biscotti, con coda di contestazioni riguardo ad alcune iniziative. Da destra rivendicano la necessità di un cambio di passo e la piena legittimità della candidatura di Forlin, oltre che le sue competenze, mentre dall’altro fronte si contesta proprio la mancanza di competenza storica sull’età contemporanea, sulle quali Stramaccioni può vantare un vasto numero di pubblicazioni (concentrate in ambito filosofico per quanto riguarda Forlin), e l’eccessiva vicinanza alla destra del docente di filosofia.

La riforma Per capire la partita che si gioca per uno dei centri culturali della regione, occorre tornare all’aprile scorso, quando il consiglio regionale ha varato la riforma della governance dell’Istituto. Al posto del cda di sette membri è stato varato un consiglio scientifico-istituzionale di quattro persone, più il presidente. Esso, secondo quanto spiegato ad aprile, sarà costituito da studiosi nel campo delle scienze storiche e sociali e sarà chiamato «a dare impulso all’attività di ricerca dell’Istituto e, per questo, sarà investito del compito di adottare il programma di attività dell’Isuc, che poi dovrà essere approvato dall’Assemblea dei soci e trasmesso all’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa».

Matassa intricata La legge prevede che il presidente sia eletto dal consiglio regionale su proposta del presidente dell’Assemblea «previa intesa» con quello della giunta, mentre due dei quattro soci saranno eletti dal consiglio regionale (presumibilmente uno di maggioranza e uno di opposizione) e i restanti due dall’assemblea dei soci. E dopo le infornate di persone gravitanti nell’orbita del centrodestra, il sospetto dall’altra parte è che si voglia tentare l’en plein. Al presidente, secondo la legge, spetta un compenso lordo pari al 10% di quello di un consigliere regionale, che è di oltre 11 mila euro. A settembre dovranno essere Marco Squarta e Donatella Tesei a sbrogliare l’intricata matassa.

Twitter @DanieleBovi

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