di Chiara Fabrizi
«È benvenuto chiunque voglia aiutare la città, l’ho sempre detto e lo ribadisco. Se avvieremo interlocuzioni col Pd? Assolutamente sì, non ho attriti a priori con nessuno né col Pd né con altri». Parla poco, ma parla, il sindaco Umberto De Augustinis che non sembra per nulla scosso dalla mozione di sfiducia firmata da dieci consiglieri, di cui sette di maggioranza, da votare tra il 25 gennaio e il 15 febbraio in aula, come previsto dalla legge.
«No diktat a discapito della città» Il primo cittadino sa perfettamente che per mandarlo a casa mancano tre voti, decisiva sarà la posizione del Pd, e tiene alto il tema delle sorti dell’ospedale, da cui a suo dire nasce la crisi di maggioranza, «ma questa – ribadisce in barba all’imbarazzo anche più volte esplicitato da esponenti di centrodestra che lo sostenevano – è un’amministrazione civica, non siamo servi di nessuno né disposti a seguire diktat a discapito della città, specie sul fronte sanitario». Se poi quei tre voti in aula si trovassero, De Augustinis non conta di scomporsi: «Votino pure la sfiducia, evidentemente – dice – vogliono un commissario e per me va pure bene, di certo non ho mai nascosto le mie idee, comprese quelle su posizioni oltranziste e sgradevoli che non ho mai condiviso».
Su Pd nessuna preclusione Il sindaco un lieve sussulto ce l’ha entrando nel merito della mozione di sfiducia, «perché – dice – non posso accettare che si facciano censure sull’inefficienza dell’amministrazione o che mi si contesti – come scritto nella mozione – di non aver garantito la continuità amministrativa: ricordo che alle elezioni eravamo in contrapposizione al candidato e al programma politico della precedente giunta». Il tema della maggioranza necessaria per andare avanti, su cui a fine anno aveva aperto al rimpasto di giunta, al sindaco interessa sempre relativamente, malgrado sia centrale. «Chi vuole aiutare la città è il benvenuto: le priorità sono sanità e infrastrutture» dice De Augustinis e alla domanda se con il Pd saranno avviate interlocuzioni, De Augustinis risponde: «Assolutamente sì, personalmente non ho motivi di attrito con il Pd, come non li ho in generale con l’altro schieramento, semmai i problemi derivano da cosa si è fatto, cosa si sta facendo e cosa si intende fare per la città».
I civici di maggioranza Lunedì a parlare sono stati anche Mario Mancini, Roberto Ranucci e Massimiliano Montesi, i consiglieri civici di maggioranza del gruppo Laboratorio che, con una nota, evidenzia che «non si può parlare di inefficienza guardando al Piano regolatore generale, alla nomina del nuovo direttore artistico del Festival, ai 3 milioni ottenuti e investiti sulle strade, al finanziamento della ricostruzione di tutte le scuole, al ritorno nella sua sede dello Sportello del cittadino, al rifacimento della facciata dell’ex convitto, all’apertura della bretella di Eggi». I tre civici di maggioranza, come i leghisti espulsi dal partito e rimasti fedeli a De Augustinis, dicono che la sfiducia «avrà, tra pandemia e sorti dell’ospedale, degli effetti devastanti sulla città», dicendosi poi «certi che gli spoletini e le associazioni si ricorderanno al momento opportuno di chi sono le responsabilità».
@chilodice
