«Indire un referendum cittadino sulla vendita delle reti del gas». Questa la proposta di Spoleto 5 stelle sulla dismissione da 29 milioni di euro già varata dalla giunta e dalla prima commissione e lunedì pomeriggio attesa in consiglio comunale per discussione e votazione del caso.
«Consuntivo in rosso: vendiamo le reti gas»
Vendita reti gas in consiglio L’operazione è inserita nella maxi gara del gas pubblicata a fine 2015 dal Comune di Foligno in qualità di capofila dell’Atem Perugia Sud, ossia il territorio che da Spoleto si estende fino a Gubbio, Todi, Assisi e Valnerina. Un appalto da circa 150 milioni di euro con cui sarà individuato, in tempi lunghi, la scadenza è fissata per fine ottobre, il nuovo gestore del gas per 100 mila utenze domestiche e non. La gara per la vendita delle reti, però, preoccupa fortemente il M5s che attraverso la consigliera comunale Elisa Bassetti attacca: «La nostra amministrazione comunale ha deciso di seguire il percorso di privatizzazione degli asset indicato dal governo Renzi senza battere ciglio né confrontarsi coi cittadini, ma soprattutto con una fretta spaventosa. Tanto che saremo i primi in Umbria a compiere un salto nel buio soltanto perché – dice Bassetti – decenni di cattiva amministrazione ci spingono ora a vendere patrimoni importanti soltanto per far cassa».
Referendum cittadino Spoleto 5 stelle, poi, mette in fila le incognite: «Tanti interrogativi che non hanno trovato risposta nel corso della commissione con gli assessori Profili e Pula. Pensiamo ai costi e in particolare alla voce di bolletta ‘servizi di rete’ che potrebbe lievitare come capitato in quei territori dove l’acqua è stata privatizzata, ma occorre non sottovalutare anche la sicurezza delle reti del gas su cui solo il pubblico può garantire corrette manutenzioni e diritto di accesso, problema pesante in molte frazioni isolate. Infine il fronte dell’occupazione con la vendita delle reti che può avere – scrive Bassetti – conseguenze nefaste anche sull’occupazione locale, nel caso in cui il nuovo gestore abbia sede in una città o in un paese diverso». Per questi e altri motivi, il M5s lancia la proposta di indire una consultazione popolare sull’operazione di dismissione: «Si faccia un referendum cittadino e si chieda ai veri proprietari, cioè la collettività, come gestire il proprio patrimonio. Gli asset sono proprietà di una comunità e non del politico di turno».
