di Chiara Fabrizi
Mozione di sfiducia al sindaco di Spoleto. All’indomani del monito dell’arcivescovo Renato Boccardo, in occasione della messa solenne per il santo patrono, i dieci dissidenti (i tre leghisti Proietti, Loretoni e Fedeli, altrettanti di Fratelli d’Italia Polinori, Santirosi e Di Cintio, Morelli di Forza Italia, più tre civici di opposizione Profili, Frascarelli e Settimi) hanno depositato l’atto che ha tutte le carte in regola e soprattutto i numeri per far cadere il sindaco e magistrato di Cassazione, Umberto De Augustinis. Decisivo, infatti, sarà il voto delle altre forze di opposizione, a cominciare dal Partito democratico. Il provvedimento così come previsto dal Tuel, che richiede appunto la firma di dieci consiglieri, deve essere messo in discussione non prima di dieci giorni e non oltre 30 dalla sua presentazione: nel caso di Spoleto la pratica dovrà approdare in aula tra il 25 gennaio e il 15 febbraio.
Mozione di sfiducia al sindaco di Spoleto Nell’atto di dieci pagine il gruppo dei dissidenti, creatosi all’indomani della riconfigurazione del San Matteo in Covid hospital, in aperto contrasto alla battaglia di De Augustinis contro il provvedimento della presidente Donatella Tesei, scrivono che «l’azione amministrativa del sindaco si è avviata da subito con una netta presa di distanza da alcuni progetti già in essere che non sono stati proseguiti, disinteressandosi completamente di quella che viene definita continuità amministrativa». Così facendo, si legge nella mozione di sfiducia al sindaco di Spoleto , è stata stata «ingessata l’azione dell’amministrazione, che ha portato ritardi, incertezza e mancata realizzazione di alcuni progetti». Tra questi viene indicata la «mancata validazione del progetto definitivo del polo scolastico di San Paaolo e della palestra per l’Alberghiero, lo spostamento della sede del polo Montessori e della caserma dei vigili del fuoco, il dirottamento delle risorse messe a disposizione dalla Croce rossa dalla riqualificazione del Palatenda alla palestra dell’Alberghiero, già finanziata nel progetto del polo scolastico e il rallentamento dell’acquisizione a titolo non oneroso dell’area di piazza D’Armi». Contestato anche il modus operandi del sindaco, a cominciare dai «sospetti sulla gestione del progetto Erasmus Plus o dall’ipotesi di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ma anche le mancate informazioni nelle sedi competenti sulle crisi aziendali ex Pozzi, Novelli e Cementir su cui non ha avuto alcun peso».
Sanità e ospedale Sul fronte sanitario, invece, i dieci consiglieri contestano «scarsa presenza sui tavoli e sulle tematiche poste di volta in volta dalle varie forze politiche», mentre «i lavori della commissione comunale sanità sono stati sempre sviliti nonostante la dimostrazione della capacità del consiglio di esprimersi all’unanimità su temi sanitari». Sul punto viene anche stigmatizzato che «ormai da due anni la stessa commissione e il consiglio tutto chiedono un consiglio aperto sulla sanità con l’assessore regionale e la presidente Tesei senza che vi sia mai stato positivo riscontro». Resta enorme la distanza sul caso del San Matteo riconfigurato in Covid hospital con la difesa dei servizi ospedalieri che, secondo i dieci, «si è tradotta in un silenzio assordante, oltreché in un ricorso al Tar che verrà discusso probabilmente a emergenza finita».
«No complici di inerzia dannosa» Per i tre leghisti, il gruppo di Fratelli d’Italia, un pezzo di Forza Italia e i tre di opposizione «l’amministrazione De Augustinis non può essere ritenuta in grado di incidere né sulla gestione dell’emergenza in essere né sulla proposta di quale sanità dovrà essere declinata sul nostro territorio nel prossimo Piano sanitario regionale». In ultimo l’assenza dei numeri di maggioranza, perché, come si ricorda con la mozione di sfiducia, il bilancio è stato approvato con nove voti favorevoli su 25 assegnati al consiglio. In questo senso viene ricordato il caso della revoca delle deleghe assessori ad Alessandro Cretoni eletto in Forza Italia e poi passato a Fratelli d’Italia, il passaggio di due civici (Di Cintio eletto con Rinnovamento e Santirosi con Laboratorio) e tacciato una volta di più De Augustinis di essere «”un uomo solo al comando”, comportamento che ha avuto la conseguenza della fuoriuscita di Fratelli d’Italia dalla maggioranza e successivamente, per continui comportamenti di scherno nei confronti delle prerogative del consiglio stesso, anche dei tre consiglieri della Lega e di uno di Forza Italia hanno preso le distanze dal sindaco». In conclusione per i dieci firmatari della sfiducia al sindaco è «mancata un’idea di sviluppo della città, la situazione corrente è che si vive alla giornata, tappando di volta in volta le falle di cui in molti caso lo stesso sindaco è artefice, praticando un autoritarismo convinto mascherato da civismo propagandistico». Da qui la «consapevolezza – si legge nella mozione – di non poter ulteriormente assistere passivamente a un così grave degrado politico amministrativo senza farsi complici di una inaccettabile inerzia delle istituzioni a danno di tutta un’intera comunità e dei cittadini».
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