E’ stato approvato a notte fonda dal Consiglio dei ministri il decreto legge sulla Spending review, già pubblicato in Gazzetta ufficiale. Alla fine sono stati salvati i piccoli ospedali, ma la scure del governo si è abbattuta sui dipendenti pubblici e le Province, che saranno dimezzate: Terni è appesa a un filo.
L’annuncio «Abbiamo varato un paio di settimane fa il primo decreto legge di questa serie spending review e quella di oggi è una seconda e principale rata di intervento di spending review – ha detto Monti -. Ce ne sarà una terza che permetterà di emanare le agevolazioni fiscali e la revisione strutturale della spesa e dei contributi pubblici, sulla base delle relazioni fatte da Amato e Giavazzi».
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Le cifre «Il risparmio del decreto sarà di 4,5 miliardi per il 2012 e di 10,5 miliardi nel 2013 e di 11 miliardi per il 2014 -ha spiegato il presidente del consilglio -. Abbiamo deciso di scartare la via più semplice dei tagli lineari per accingersi su quella più complessa, ma strutturalmente più proficua, dell’analisi della struttura della spesa. Tutti i ministri hanno dato prova di un grandissimo senso di responsabilità nel dare il loro contributo a questa missione collettiva che punta a una maggiore razionalizzazione e efficienza. Il lavoro della spending review riguarda tutti i settori ma vede nel comparto della spesa sanitaria componente centrale come il pubblico impiego e l’articolazione periferica dello Stato.
Rinvio all’aumento Iva Le cifre che verranno raccolte permettono di rinviare al 2013 l’aumento dell’Iva fissato ad ottobre dal governo Berlusconi.
Salvi i piccoli ospedali Non ci sarà il tanto temuto «taglio» ai piccoli ospedali, salta quindi il criterio del numero dei posti letto per struttura (si era parlato di soglie di 80 o 120), anche se viene comunque imposta una razionalizzazione. Ma su questo l’Umbria ha anticipato i tempi con la riforma e non dovrebbero esserci conseguenze.
Ricontrattare i contratti C’è, invece, l’imposizione del governo alle pubbliche amministrazioni di ricontrattare gli accordi di fornitura di beni e servizi «non convenienti»: si dovranno rescindere i contratti e portare a casa accordi meno onerosi per le casse pubbliche. Tra gli altri l’obbligo di rinegoziare i contratti di fornitura per la sanità con un risparmio del 5% sulle tariffe attuali per la pubblica amministrazione. «Abbiamo fatto presente come Regioni l’assurdità della norma – ha detto la presidente umbra Catiuscia Marini nel corso di un dibattito a Foligno – perché si richia di aprire una serie infinita di contenziosi legali con i fornitori».
Personale pubblico da tagliare Confermati i tagli al personale di tutta la pubblica amministrazione: saranno dell’ordine del 10% per tutti i livelli tranne che per i dirigenti dove è previsto un taglio del 20%. «È stato esteso – ha spiegato il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, – l’approccio già introdotto due settimane fa per la Presidenza del Consiglio e per il ministero delle Finanze di riduzione delle piante organiche: nel complesso del 20% per la dirigenza e del 10% per altri livelli, con la possibilità di compensazioni tra diversi livelli di amministrazioni».
Province dimezzate: Terni in bilico La spending review interviene anche sulle Province, prevedendone la riduzione e l’accorpamento, con l’obiettivo di dimezzare il numero attuale. La riduzione avverrà – si legge in una nota di Palazzo Chigi – sulla base di due criteri: il primo è la dimensione territoriale, il secondo è la popolazione. La definizione esatta dei parametri per la dimensione territoriale e la popolazione sarà completata entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, con apposito provvedimento del Consiglio dei Ministri. All’accorpamento e riduzione si giunge attraverso una procedura che vede il ruolo attivo degli Enti territoriali. Il Governo trasmette al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, la propria deliberazione con i criteri. Successivamente, ogni Consiglio approva il piano di riduzione entro 40 giorni. Entro la fine dell’anno sarà completato il piano di accorpamenti. I Comuni capoluogo di Regione sono esclusi dagli interventi di accorpamento e riduzione. Le province che «restano in vita» avranno le seguenti competenze: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade). In attuazione del decreto “Salva Italia”, vengono devolute ai Comuni tutte le altre competenze che finora lo Stato aveva attribuito alle province. Entro il primo gennaio 2014 vengono istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Contestualmente, verranno soppresse le relative province.
Esodati Il decreto legge, ha aggiunto Monti, «estende la clausola di salvaguardia ad altri 55 mila soggetti che hanno maturato i requisiti successivamente al dicembre 2011. L’importo complessivo è di 1,2 miliardi a partire dal 2014».


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