di Marta Rosati e Chiara Fabrizi
«Siamo un Paese a sovranità limitata, se si vota in un modo, preferibilmente a sinistra va bene, i mercati son contenti, se si osa votare in un altro modo e ridiscutere le regole che ci hanno portato a disoccupazione, paura e povertà che non ha precedenti in Italia, allora è un problema. A questo punto la parola non può che tornare agli italiani». Così Matteo Salvini in piazza Tacito a Terni dopo che Giuseppe Conte ha rimesso il mandato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
M5s e Lega Salvini un’ora prima, erano da poco passate le 19, era entrato all’hotel Michelangelo per partecipare al congresso regionale della Lega, che ha incoronato come segretario umbro del Carroccio il giovane vicesindaco di Nocera Umbra, Virginio Caparvi, eletto anche in Parlamento il 4 marzo scorso, ma pure per lanciare la candidatura a sindaco di Leonardo Latini, appoggiato dall’intera coalizione di centrodestra. In serata il leader leghista è atteso a Spoleto, per una cena col popolo verde dell’Umbria e il candidato sindaco del centrodestra nella città del Festival, Umberto De Augustinis.
Conte rimette il mandato a Mattarella Ma mentre Salvini era a Terni, a Roma Giuseppe Conte rimetteva il mandato al presidente Mattarella. Salvini in quei minuti era ancora all’interno dell’hotel Michelangelo, ma inizialmente non ha voluto commentare, spiegando di voler parlare dopo Conte. Le parole del prof arrivano intorno alle 20.15: «Vi assicuro – ha detto Conte – che ho profuso il massimo sforzo e attenzione a questo sforzo, in un clima di piena collaborazione con le forze politiche che mi hanno designato». Quindi in piazza Tacito la reazione di Salvini: «Siamo un Paese a sovranità limitata, se si vota in un modo, preferibilmente a sinistra va bene, i mercati son contenti, se si osa votare in un altro modo e ridiscutere le regole che ci hanno portato a disoccupazione, paura e povertà che non ha precedenti in Italia, allora è un problema. A questo punto la parola non può che tornare agli italiani».
Salvini: «O liberi di lavorare o parola a italiani» Al Michelangelo, alcuni minuti prima che Conte gettasse la spugna, Salvini era intervenuto sul caso del prof Paolo Savona, che avrebbe dovuto essere il ministro dell’Economia, dicendo: «Se non si può mettere un ministro che dà fastidio a certi poteri che ci hanno massacrato vuol dire che quello è il ministro giusto. Se il professor Savona non può fare il ministro perché ha il difetto di difendere gli italiani, mettendo in discussione le regole europee, allora io se vado al governo ci porto il professor Savona». E quindi: «Noi non siamo al ricatto di nessuno. Se abbiamo la certezza di poter lavorare liberamente da domani mattina sono ufficio. Ma se qualcuno mi dice vai in ufficio ma con calma e poi vediamo lo spread, i vincoli, allora no: così non si può lavorare bene. Se siamo in democrazia e rimane solo una cosa da fare restituire la parola agli italiani». Salvini al Michelangelo ha poi detto: «Mi piacerebbe che l’Italia tornasse a essere un paese libero e non un paese a sovranità limitata». E a proposito di pressioni dall’estero su un governo M5s-Lega, ha aggiunto: «Non mi sono mai occupato dei ministri tedeschi, francesi… Ognuno a casa sua fa quel che gli pare». E ancora: «Se qualcuno si prende la responsabilità di non far nascere un governo domani mattina lo vada a spiegare a 60 milioni di italiani».
Salvini su Di Maio e il contratto Salvini ha poi ribadito che non andrà «mai al governo con la sinistra e il Pd, che ha rovinato l’Italia l’Umbria e ha rubato il futuro dei nostri figli». Quindi parlando del capo politico del M5s ha detto «ho trovato in Di Maio una persone ragionevole e se con qualcuno mi trovo d’accordo che la legge Fornero va smontata, che la Buona scuola di Renzi è pessima, che la libertà di cura è sacrosanta e che della salute dei bimbi si occupano mamma e papà o sul cambio dei trattati europei, che io pensavo potessero essere ridiscussi, invece ho scoperto che dire che l’Ue non funziona, che la moneta unica non funziona, che la politica agricola non funziona, evidentemente non si può, perché se lo fai sale lo spread e non parte il governo». Conte rimette il mandato e l’Italia si prepara probabilmente alle elezioni anticipate, ma prima a Terni c’è il voto del 10 giugno per eleggere sindaco e consiglio comunale.
