di Chia.Fa.
Nessun passo in avanti tra i dem. Resta il muro contro muro di casa Pd sul sostegno alla candidatura a sindaco dell’assessore alla cultura Camilla Laureti, che sabato mattina ha fatto la sua mossa annunciando la propria corsa per la fascia tricolore con una lista civica.
Tramonta il ticket Laureti-Gori Ma in ballo, è chiaro, resta l’appoggio dei democratici, con la maggioranza del segretario Matteo Cardini determinata a sostenere la giornalista quarantatreenne e la minoranza che, come fatto già da tempo, ribadisce l’irricevibilità e della candidatura. Tramontata l’ipotesi Laureti candidato sindaco e l’architetto Bruno Gori eventuale vice: il nome del professionista era stato proposto nei giorni scorsi dalla minoranza come candidato sindaco, la maggioranza aveva controproposto il ticket per la vicesindacatura. Sul tavolo, poi, la minoranza avrebbe messo la candidatura a sindaco dei democratici Giancarlo Cintioli, ex assessore comunale ed ex consigliere regionale, e quello della consigliera comunale Laura Zampa, ma la linea del Pd pende tutta sul civismo dopo la batosta del 4 marzo. Ergo: il bailamme prosegue nonostante manchino pochi giorni all’assemblea dei 60 delegati, che dovrà suggellare la scelta per le prossime elezioni amministrative del 10 giugno, a prescindere da quale sarà l’epilogo. La convocazione, comunque, non c’è ancora.
Minoranza riboccia Laureti Intanto la minoranza sostiene di aver «avanzato delle proposte politiche con uno spirito di totale apertura e collaborazione – si legge in una nota diffusa domenica – in piena coerenza con le linee politiche indicate dalla reggenza, rappresentata dal capogruppo in consiglio regionale Gianfranco Chiacchieroni e dal segretario provinciale Leonardo Miccioni». La minoranza parla anche «dell’esigenza di condividere una proposta unitaria per il disastroso risultato delle ultime Politiche, il peggiore di sempre a Spoleto». Quindi la dura critica alla giunta, di cui Laureti fa parte dall’ottobre 2016, quando avvenne il rimpasto di giunta: «L’attuale amministrazione comunale non ha saputo trovare soluzioni e proposte per dare risposte positive alla drammatica congiuntura della città e, per questo, riteniamo improponibile qualsiasi proposta di continuità». Tuttavia, con la giunta che alle urne si presenterà con una triplice spaccatura è complesso parlare di prosieguo dell’amministrazione uscente: alla candidatura di Laureti, infatti, fa il paio quella del vicesindaco Maria Elena Bececco, in corsa per l’elezione a primo cittadino con due liste civiche, mentre l’assessore Angelo Loretoni è tutto proiettato verso il centrodestra, che propone Umberto De Augustinis.
Appello all’unità Nel merito la minoranza bolla come «incomprensibile politicamente e a livello programmatico la proposta della Laureti come possibile guida della coalizione del centrosinistra, essendo stato il Pd all’opposizione dell’amministrazione di cui Laureti fa parte. Gori e altre energie Pd sono stati spese per cercare di proporre un centrosinistra allargato, coeso e alternativo, mentre nell’ultimo incontro del 24 aprile il vicesegreatario Stefano Lisci ha ribadito con assoluta risolutezza la candidatura della Laureti, del tutto irricevibile e totalmente divisiva». La minoranza conclude il suo intervento facendo «un appello affinché, guardando anche a quanto accaduto a Terni (dove non c’è ancora la quadra, ndr), la reggenza regionale e la segreteria comunale superino tale proposta per facilitare l’individuazione di un progetto capace di unire tutti e aggregare», invocando contestualmente «il senso di responsabilità dovrebbe portarci tutti a fare il massimo sforzo per raggiungere la proposta migliore per la nostra città».
Cardini e Lisci: «Inaccettabile e prestuosi» A replicare, in prima battuta, è il segretario Matteo Cardini che ha bollato come «inaccettabile, a dieci giorni dalla presentazione delle liste, la richiesta di ritirare la proposta di appoggio a un candidato civico, per di più dopo che c’è stata ampia apertura sul nome dell’architetto Bruno Gori, con l’ipotesi ticket». A farsi avanti anche Stefano Lisci, vicesegretario Pd: «Le richieste della minoranza sono pretestuose perché – dice – nel 2014 il candidato sindaco Dante Andrea Rossi aveva scelto come suo eventuale vice Sergio Grifoni, tra i consigliere di opposizione più duri dell’amministrazione Benedetti, ma chi non condivideva è comunque rimasto e ha remato nella giusta direzione, mentre qui si sta delegittimando il percorso congressuale che ha portato Cardini in segreteria».
@chilodice
