Stefania Filipponi (foto Beltrame)

Impegno civile attraverso l’avvocato Stefania Filipponi ha depositato in Corte dei Conti un esposto per chiedere alla magistratura contabile una verifica su un atto di pagamento da 36 mila euro in favore di Lamberto Dolci, ex presidente di Vus, e di Daniela Riganelli, ex consigliera di amministrazione della multiservizi pubblica. Loro vennero messi alla porta alla fine dell’estate 2019 dalla maggioranza dei soci della Vus, vale a dire i sindaci, quasi tutti di centrodestra, malgrado il parere arrivato da Palazzo Chigi che «escludeva l’operatività dello spoil system» in Vus e metteva in guardia dal «rischio di contenziosi».

Risarciti Dolci e Riganelli L’avvocato Filipponi, che a lungo ha seduto tra i banchi di opposizione del consiglio comunale di Foligno, in una nota ha affermato che «i componenti del Cda estromessi hanno attivato una procedura della negoziazione assistita, chiedendo di essere risarciti per “la revoca senza giusta causa”», aggiungendo anche che «l’accordo raggiunto è stato secretato, per cui si ignorano le reali motivazioni del risarcimento danni; certo è che tra i pagamenti del 2021 risultano 36 mila in favore di “Dolci e Riganelli per rimborso spese e risarcimento danni”».

La denuncia di Filipponi: «Costi in bolletta» Filipponi, però, solleva anche un’altra questione: «Il risarcimento – afferma – è stato qualificato come “fatture acqua” e quindi è stato posto a carico dei cittadini con le relative bollette, ma non risulta che un risarcimento del danno possa essere considerato un costo del servizio idrico secondo le regole stabilità dall’autorità di vigilanza del settore».

Esposto alla Corte dei Conti: «Paghino i sindaci» Nell’esposto inviato alla Corte dei Conti, poi, Filipponi sostiene che «la revoca del Cda votata a maggioranza dai Comuni soci ha causato un danno economico a Vus, che ha dovuto indennizzare gli amministratori estromessi e questo costo rappresenta un danno erariale, essendo Vus una società “in house providing”. L’importo erogato a favore degli ex componenti del Cda – conclude Filipponi – deve essere posto a carico dei sindaci che hanno votato la revoca e non dei cittadini».

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