Maria Gigliola Rosignoli, ex direttore generale dell'Asl 3, e il futuro direttore dell'azienda Sandro Fratini (Foto U24)

di Daniele Bovi

Gigliola va alla guerra. Forse. «Umiliata» dall’aver letto del suo trasferimento sulle locandine dei giornali l’ormai ex direttore dell’Asl 3 di Foligno aveva promesso, dopo lo sfogo, che prima avrebbe letto il provvedimento della giunta e poi avrebbe parlato. E le parole vergate dai suoi legali, Giovanni Dean e Saverio Senese, assomigliano più alla volontà di proseguire in un braccio di ferro tutto politico che al commento di un gentlemen agreement: l’atto della giunta è infatti «illegittimo nella forma e nella sostanza», «politicamente necessitato» e quindi, dopo più approfondita lettura, i legali si riservano di impugnarlo. Un niet al trasferimento però potrebbe determinare, secondo quanto noto al momento, la rescissione del contratto che lega palazzo Donini alla manager.

Atto politico «La Giunta – spiegano poi gli avvocati Dean e Senese – lo ritiene tecnicamente necessitato mentre a nostro avviso è politicamente necessitato». La linea difensiva quindi non cambia: la Rosignoli si sente la vittima sacrificale di una guerra di potere («la mia è l’unica testa caduta» ha detto alla stampa), di un riassetto degli equilibri, dopo il decennio lorenzettiano, dentro il quale è finita la poltrona del direttore dell’Asl3.

Le aggressioni mediatiche «Contestiamo – proseguono gli avvocati – che nelle motivazioni del provvedimento la giunta faccia riferimento ad una inesistente situazione di sofferenza professionale della dottoressa Rosignoli, ricavandola dalle dichiarazioni che la stessa ha rilasciato alla stampa. Mentre invece lei aveva parlato di una situazione di sofferenza personale che deriva dalle ripetute aggressioni mediatiche e politiche dalla stessa subite nell’ultimo anno». La Rosignoli cioè, secondo i legali, poteva tranquillamente continuare ad esercitare le sue funzioni di direzione di un’azienda per nulla in «sofferenza». Anzi, la sofferenza è tutta della «dottoressa» che si sente vittima delle «aggressioni mediatico-politiche».

Il problema Webred Secondo i legali l’esecutivo umbro «si è premurato di garantire al direttore generale dell’Asl nel nuovo incarico parità di stipendio e di funzioni». «Queste ultime – hanno aggiunto gli avvocati Dean e Senese – non devono però essere solo omogenee ma effettive. Alla nostra assistita danno invece una scatola vuota». La Rosignoli, secondo il provvedimento dell’esecutivo di palazzo Donini, è stata destinata, dal 28 settembre, a riorganizzare i servizi in outsousourcing dell’assessorato. «Servizi gestiti dalla Webred – concludono con un’ultima frecciata gli avvocati Dean e Senese –  società pubblica che ha “generato”, stando all’attuale ipotesi accusatoria, alcuni degli indagati nel procedimento che coinvolge la Rosignoli».

Silenzio da palazzo Da palazzo Donini non filtra nessun commento ufficiale alla nota dei legali della Rosignoli. Al più si fa notare come sulla questione sia stato detto tutto martedì in Consiglio dalla presidente Marini. A palazzo insomma considerano il caso chiuso, nessuno interverrà ufficialmente e tutto verrà eventualmente lasciato nelle mani degli avvocati.

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