L’aria già calda si arroventa intorno alla riforma della sanità, specialmente sulla proposta lanciata dal capogruppo Pd a palazzo Cesaroni Renato Locchi che, in un’intervista al Messaggero, parla di un’asl sola e di un’azienda ospedaliera unica come ipotesi migliore rispetto a quella formulata dalla giunta. L’esecutivo, nel testo approvato il 30 luglio, punta invece tutto sul modello «due più due». L’ex sindaco di Perugia spiega che si atterrà al principio di maggioranza ma sostiene anche che «se nelle prossime settimane – dice – in consiglio regionale si scopre che una governance basata sul due più due crea più problemi di quanti ne risolve, va rivisto». Da palazzo Donini, sede della giunta regionale, non arrivano reazioni ufficiali. La presidente Catiuscia Marini, non citando Locchi ed evitando riferimenti diretti alla vicenda, si affida alla sua pagina Facebook: «Mafalda – scrive – consiglia a qualche vecchietto di prendersi una vacanza. All’ombra così le idee si schiariscono».
Nevi: smentita la linea Marini Il centrodestra gongola e si infila nel dibattito con il capogruppo Pdl Raffaele Nevi, secondo il quale le affermazioni di Locchi «smentiscono totalmente l’impianto della riforma presentata e mettono in luce quanto profonda sia la spaccatura all’interno del Pd». «L’unica cosa – prosegue – che certamente condividiamo della sua intervista e sulla quale mi pare ci sia anche identità di vedute tra Locchi e Marini è che la maggioranza sulla riforma della sanità deve esserci altrimenti “tutti a casa”».
Fuoco amico Ma il fuoco di sbarramento più intenso contro Locchi è quello «amico» del sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo e del presidente della Provincia Feliciano Polli, entrambi Pd: «In questa estate rovente fra crisi economica sempre più profonda, consumi tornati a livello degli anni ’30, spread in salita, Borse in discesa, disoccupazione in aumento, incendi multipli, riforma endoregionale in corso – attaccano – non c’era l’esigenza di gettare benzina sul fuoco da parte di Renato Locchi che più che un capogruppo regionale sembra atteggiarsi a consigliere regionale del Comune di Perugia». «Dal capogruppo (sic) del più grande partito dell’Umbria – proseguono – ci si attenderebbe equilibrio e responsabilità. La vicenda del riordino della sanità va avanti da quasi un anno e dobbiamo dare atto alla Regione, nelle persone della presidente Marini e dell’assessore Tomassoni che forse mai nessuna riforma regionale ha visto una partecipazione cosi’ ampia e approfondita. Incontri nei territori, con le forze politiche, quelle sociali, i lavoratori, culminati poi nella deliberazione della giunta regionale del 30 luglio».
Il riordino Nel merito Polli e Di Girolamo precisano che «in nessuna parte del mondo avanzato esiste una Azienda ospedaliera ad alta specialità, integrata con l’Università, che si articola su due presidi distanti fra loro 80 chilometri e che l’unica Regione che ha provato a fare l’Asl unica regionale, le Marche, è dovuta precipitosamente tornare indietro ed articolare l’organizzazione sanitaria regionale in 5 aree vaste». A infastidire i due è poi quanto sostenuto da Locchi in tema di Province: pur criticando duramente l’ipotesi si un solo ente che coincide con il territorio della regione, l’ex sindaco spiega anche che l’Umbria «potrebbe funzionare con la Regione e quattro-cinque significative unioni dei Comuni». «Una sola Provincia – dicono Di Girolamo e Polli – mette a rischio la stessa esistenza dell’Umbria e comunque determina squilibri, conflitti e sovrapposizioni che peggiorerebbero il sistema istituzionale che va reso più moderno ed efficiente attraverso una riforma endoregionale che ridisegni un’Umbria più moderna e competitiva. Non ci interessano le polemiche, vogliamo guardare all’Umbria nel suo complesso e ad un futuro che rischierebbe di non esistere più se prevarrà la visione asfittica e
monocentrica che Locchi sembra voler ventilare».

