di Gabriele Beccari
Almeno un umbro su cento ha richiesto nel 2023 il contribuito per il sostegno psicologico e quasi un giovane su cinque manifesta una condizione depressiva. Questo il quadro presentato dell’Ordine degli psicologi, che ora si rivolge alla politica per chiedere un impegno concreto da parte di chi si candida a governare l’Umbria nei prossimi anni.
Il quadro generale. I problemi di salute mentale in Umbria stanno assumendo sempre più i caratteri di una piaga sociale. A dirlo sono i numeri resi pubblici dall’Ordine degli psicologi dell’Umbria per il bonus psicologo: nel 2023, circa 7.000 cittadini (1 umbro su 100) hanno presentato la domanda per il bonus. I numeri che riguardano i giovani sono in particolar modo allarmanti: secondo l’Ordine, il 19 per cento dei giovani umbri attualmente manifesta una condizione depressiva. Nel 2022, erano stati 10.265 i pazienti presi in carico dal centro salute mentale della Usl Umbria 1, di cui un uno su dieci appartenente alla fascia 15-25 anni. Inoltre, nel corso del 2023, secondo i dati forniti da Istat e Usl dell’Umbria, si sono verificati 80 casi di suicidio nella regione, spesso legati a disagio emotivo e psicologico, come alcuni dei recenti casi di cronaca.
Le richieste L’Ordine degli psicologi, alla luce dei dati, ha presentato in una lettera aperta rivolta ai candidati e candidate per l’Assemblea legislativa regionale, le necessità urgenti che a loro avviso dovrebbero essere prese in considerazione da chi assumerà la carica di governatore dopo le prossime elezioni del 17 e 18 novembre. Le richieste spaziano dalla prevenzione ai servizi specialistici, come la psicoterapia, dalla presenza di psicologi nei servizi di primo livello al potenziamento organizzativo dei terapeuti nei servizi specialistici territoriali e nelle strutture ospedaliere. Dall’assunzione per i posti vacanti, alla stabilizzazione dei professionisti precari.
Situazione giovani «Di investimenti sulla salute mentale negli anni ne sono stati fatti sempre meno. A maggior ragione – spiega a Umbria24 la dottoressa Francesca Ciammarughi, psicologa e psicoterapeuta del reparto di Neuropsichiatria infantile e psicologia dell’età evolutiva della Usl Umbria 1 – quando si parla di infanzia e adolescenza, non c’è una normativa nazionale sull’organizzazione dei servizi e le delibere regionali non sono state attuate». La dottoressa, oggi candidata con Avs, lista che ha recepito le richieste dell’Ordine, ha posto l’accento sul tema della prevenzione: «Ritengo sia di fondamentale importanza investire sul benessere psicologico dei giovani, non soltanto in termini di cure. Lavorare sul problema quando ormai è consolidato richiede sforzi maggiori, anche in termini economici, poiché da disagi psicologici consolidati spesso derivano problemi di natura fisica».
Prestazioni Un disagio che secondo il quadro fornito dalla psicologa, è spesso provocato dalla condizione sociale complessa nella quale vivono i giovani. «La società – dice -richiede di essere sempre più prestanti: si vince se si è forti, validi, superiori agli altri e questo viene appreso già a livello scolastico. Questo modello competitivo e non cooperativo pone il giovane in una condizione di rincorsa verso un ideale spesso irraggiungibile». La dottoressa ha poi lanciato di nuovo l’allarme sui servizi per l’infanzia, evidenziando la mancanza di spazi, personale nei servizi regionali e nelle scuole, di un accesso equo per tutti i minori e la mancanza di un reparto di Neuropsichiatra dedicato, indispensabile per poter ricoverare minori necessitanti di interventi ospedalieri.
Performance universitaria La questione della performace e si riflette anche e soprattutto, nel mondo universitario: «C’è un malessere collettivo – spiega Nicholas Radicchi di Udu – che non è dettato solo da condizioni personali ma anche soprattutto di un sistema universitario, le cui strutture sono il riflesso della società, dove troviamo un sistema performativo pressante sugli studenti, senza tenere conto delle loro individualità, ma tiene conto solo della cultura della performatività». Un disagio che ha tra le cause anche la crisi abitativa e le difficoltà nel trovare, per i fuori sede, appartamenti o stanze in affitto: «Ci sono studenti che dormivano in macchina perché non potevano permettersi un hotel o un agriturismo e che mangiavano male, anche se avevano diritto al posto letto gratuito messo a disposizione dalla regione».
La mobilitazione Il tema sarà al centro della mobilitazione indetta da Udu e Rete degli studenti medi per il 15 novembre. I sindacati rivendicano il bisogno di creare e migliorare i servizi indispensabili. Gli studenti chiedono di potenziare lo sportello psicologico attraverso i fondi del Pnnr, corsi di formazione per i docenti di natura psicologica e pedagogica, oltre alla somministrazione di un questionario periodico per monitorare il benessere psicologico degli studenti.
