di Daniele Bovi
Politicamente, la decisione è già stata presa. La giunta regionale, quasi certamente nel corso della prossima riunione di lunedì, procederà con il provvedimento di sospensione a carico di Gigliola Rosignoli, il direttore dell’Asl 3 indagata nell’ambito dell’inchiesta «Sanitopoli» condotta dalla procura della Repubblica di Perugia. Il direttore però, circondata dai primari che venerdì hanno vergato una lettera in suo sostegno, dal fortino di Foligno ha tutta l’intenzione di vendere carissima la pelle. Probabile, di fronte a un provvedimento di sospensione, la presentazione di un ricorso mentre si fa strada anche l’ipotesi di una trattativa.
Giornata calda Durante la riunione di giunta di lunedì pomeriggio, culmine di una giornata calda iniziata con un vertice di maggioranza di un’ora e mezzo e proseguita tra continue telefonate, l’esecutivo ha acquisito la relazione dell’assessore alla Sanità Franco Tomassoni. Alla giunta Tomassoni ha spiegato di aver richiesto alla Rosignoli «informazioni e atti in merito alle vicende giudiziarie che riguardano l’azienda medesima». Sarà quindi ora la coppia Franco Tomassoni-Emilio Duca, direttore regionale della Sanità, a stilare una relazione basata sulle informazioni fornite dalla Rosignoli stessa. Tutto ciò «al fine dell’adozione di provvedimenti da assumere nella prossima seduta di giunta».
La trattativa La strada, quindi, è segnata. Giuridicamente però il problema non è di facile soluzione mentre, come detto, si fa largo l’ipotesi di una trattativa con la Rosignoli anche nell’ottica del dimezzamento delle Asl verso cui l’esecutivo sta procedendo: sul piatto, dopo il siluramento dal vertice della Asl 3, un ritorno alla Asl 2 dove è inquadrata, anche se non certo come direttore generale. La Rosignoli, è bene ricordarlo, è stata nominata poco prima dell’elezione di Catiuscia Marini e la fine del suo mandato coinciderà proprio con la fine della legislatura. E nessuno, a palazzo Donini, ha intenzione di trascinare il «problema» Rosignoli troppo per le lunghe.
La riunione di maggioranza Quel «problema» che è stato, tra gli altri argomenti, al centro della riunione di maggioranza di lunedì mattina con l’Idv a picchiare forte sul problema non tanto giudiziario, ma politico, che le inchieste stanno ponendo al centrosinistra. Se proprio non si riesce a rimuovere la Rosignoli all’Idv piacerebbe che la Marini si esprimesse con nettezza spiegando che il direttore non gode più della fiducia dell’esecutivo. «Noi abbiamo chiesto alla presidente Marini – spiega Paolo Brutti in una nota – un pronunciamento chiaro sui collaboratori finiti al centro delle indagini. Quello che vorremmo è un comportamento meno attendista da parte del Pd che con le sue titubanze toglie forza alle stesse parole della presidente Marini. E’ con il Pd che abbiamo problemi, non con la giunta».
Il dibattito su Sanitopoli A palazzo Cesaroni invece, sempre nel corso della mattinata è andata in scena la riunione dei capigruppo dove il Pdl ha rimesso sul tavolo la richiesta di poter discutere del caso Sanitopoli in Consiglio regionale. Un’apertura è arrivata dall’assessore al Bilancio Gianluca Rossi anche se, in caso, andrebbe decisa la forma attraverso la quale dare vita alla seduta. Un’ipotesi è quella delle comunicazioni al Consiglio della presidente.
Il 3 ottobre tutti in conclave Sul fronte delle riforme invece passi avanti significativi il centrosinistra non ne ha fatti. Troppa la carne al fuoco, condita da ragionamenti sui massimi sistemi e, al momento, zero atti concreti da esaminare. In linea di principio tutti apprezzano il disegno generale e la volontà di spingere sull’acceleratore delle riforme con qualche piccolo distinguo metodologico in casa Pd. Il 20 settembre nuovo round, con la speranza di poter ragionare su qualche atto concreto. A testimoniare poi come il momento sia importante, la presidente ha deciso che il prossimo tre ottobre porterà tutti in conclave per stare fuori dai palazzi della politica e concentrarsi sulle riforme. Il sindaco di Perugia Boccali, per un’operazione simile, scelse il castello di Monterone. «Almeno lì – spiegò il sindaco di Perugia – non c’è segnale, i telefonini non prendono e gli assessori non si distraggono».


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