di Chiara Fabrizi e Daniele Bovi
Telefoni bollenti e sindaci basiti. Non è affatto piaciuta l’ipotesi, emersa mercoledì al Cal e avanzata dal sindaco di Terni sulla base di un documento del Pd ternano, di ridisegnare le due Province umbre con territori identici a quelli delle due sole asl che la riforma della sanità lascia in piedi. In pratica Spoleto, Foligno e la Valnerina dovrebbero fare armi e bagagli per «salvare» la Provincia di Terni. Idea avanzata anche dall’assessore alle Riforme istituzionali Gianluca Rossi, ternano doc, e arrivata a poche ore dal pranzo informale che la presidente Catiuscia Marini ha avuto mercoledì con alcuni primi cittadini democratici.
Il pranzo della Marini con i sindaci Pd Un incontro convocato per fare il punto sulle riforme e soprattutto per definire la linea da tenere sul delicatissimo fronte del riordino delle Province. Al tavolo, tra gli altri, Wladimiro Boccali (Perugia), Leopoldo Di Girolamo (Terni), Nando Mismetti (Foligno), Daniele Benedetti (Spoleto), Giampiero Giulietti (Umbertide), Alfio Todini (Marsciano), Francesco De Rebotti (Narni) e Riccardo Maraga (Amelia). Nelle due ore scarse di pranzo si è discusso di tutto, dalla sanità al riassetto istituzionale, ma soprattutto si è deciso di tenere un basso profilo sulla sensibile questione del riassetto istituzionale, evitando fughe in avanti e lasciando spazio al Cal (il Consiglio delle autonomie locali) e al tavolo di lavoro che sta vagliando diverse alternative. I sindaci, dal canto loro, hanno più volte chiesto alla presidente di non essere lasciati soli nel delicato percorso del riordino consapevoli, questo il punto, della posta in palio. E anche per questo le ipotesi avanzate hanno scatenato un vero e proprio pandemonio con un frenetico tam tam di telefonate.
Le reazioni I sindaci dell’Area vasta interessati all’ipotesi di riordino, contattati da Umbria24, tornano a ribadire quanto già spiegato nelle scorse settimane. A cominciare dal sindaco di Norcia, Gianpaolo Stefanelli: «Abbiamo già detto – spiega – che decisioni di questo genere non possono essere calate dall’alto, né tanto meno possono essere lasciate alle sole amministrazioni comunali, è necessario sentire la cittadinanza. Quando ci sarà una deliberazione della Regione o una convocazione dei 22 Comuni coinvolti ragioneremo». Dello stesso avviso anche il sindaco di Cascia, Gino Emili: «Ci siamo già espressi affermando che non capiamo le motivazioni secondo cui la nostra città dovrebbe passare sotto Terni – dice -, mentre ci sono molte ragioni storiche e politiche per restare con Perugia. Le dichiarazioni dell’assessore Rossi (che al Giornale dell’Umbria parla di «omogeneità di storia, cultura e impresa» tra il Ternano e il Folignate-Spoletino, ndr) mi sono sembrate strane, non più di due giorni prima i giornali riportavano altre notizie, ora non credo si voglia agire d’imperio decidendo per l’intera Area vasta».
Spoleto e Foligno «La parola sulla questione – dice poi il sindaco di Spoleto Daniele Benedetti – spetta ai cittadini e al Cal che dovrà sviscerare la questione e all’interno del quale è stato già aperto un dibattito tra i sindaci». Con una nota poi prende posizione anche il Comune di Spello, che spiega di aver adottato una delibera in cui si riafferma la volontà di rimanere con Perugia «per considerazioni di carattere storico, culturale, sociale e amministrativo». «Secondo il sindaco di Foligno Mismetti occorre partire da due punti fermi: la difesa del ruolo e della dignità di ogni città e il necessario coinvolgimento dei Consigli comunali. La legge nazionale – dice -, con l’abolizione parziale delle Province, non mi trova d’accordo, anche se siamo ovviamente disponibili al confronto per la definizione del nuovo assetto istituzionale dell’Umbria che dovrebbe essere coerente, però, con il modello economico e sociale del territorio regionale».
Dal 24 luglio vietati gli spostamenti Lungo la strada del riordino c’è più di un ostacolo. Il più ingombrante arriva direttamente dal Dipartimento per le riforme istituzionali di palazzo Chigi, secondo il quale spostare comuni non è più consentito dallo scorso 24 luglio, giorno di approvazione del decreto esplicativo della spending review. L’unica eccezione prevista riguarda, per forza di cose, quei Comuni inseriti in una Provincia destinata a scomparire, come a dire al massimo tutta la Provincia di Terni potrà passare sotto quella di Perugia. Rossi risponde picche e ricorda l’articolo 133 della Costituzione secondo il quale si possono mutare le circoscrizioni provinciali su iniziativa dei Comuni sentita la Regione.
Tempi e silenzi In diversi palazzi municipali aleggia un certo scetticismo intorno a questa frenesia da riordino, per ovvi motivi soprattutto di matrice ternana. Tra le righe, poi, non mancano i primi cittadini pronti a parlare del «silenzio assordante» degli onorevoli del territorio, nessuno dei quali si è finora pronunciato sulla delicata vicenda. Da più parti si spiega che a mancare sarebbe proprio l’opportunità di pronunciarsi su una questione che per molti parlamentari sembra destinata a finire nel dimenticatoio. Beninformati spiegano che basterebbe l’indizione del referendum in un solo Comune per mettere un bastone grande come una casa tra le ruote del Governo che entro dicembre conta di liquidare la questione. Sarebbe sufficiente, è in sintesi la posizione di molti, un ritardo di appena 60 giorni sulla road map tracciata per far mancare la terra sotto ai piedi alla spending review. Con le elezioni politiche che, con ogni probabilità, si terranno in primavera rallentare la marcia di Patroni Griffi significherebbe consegnare parere e proposte a pochi giorni dallo scioglimento delle Camere, rimandando la questione al prossimo governo. Un’ipotesi niente di più ma che, a quanto pare, ha fatto accomodare un po’ tutti all’ombra delle barricate.


Vogliamo scommettere che alla fine della fiera questi “riottosi” sindaci si piegheranno al volere della regione che non vuole assolutamente la presenza di una “monoprovincia” che produrrebbe più svantaggi che altro??? Chi vivrà, vedrà…