Oliviero Dottorini e Paolo Brutti

di Daniele Bovi

Sono una ventina, tra emendamenti e osservazioni, le proposte fatte in tema di riforma della sanità alla giunta regionale dall’Idv di Paolo Brutti e Oliviero Dottorini. I due, in una conferenza stampa tenuta lunedì insieme a Federico Di Bartolo e Guido Petracca del dipartimento Sanità del partito, mettono subito in chiaro che il pacchetto è stato presentato per accelerare e migliorare il processo di riassetto e non per essere inserito a mò di bastone tra le ruote della riforma. «Il nostro intento – spiega Dottorini – è propositivo e costruttivo. Le fibrillazioni interne al Pd non ci riguardano. Noi non siamo il partito dei frenatori, non partecipiamo a totonomine e le nostre proposte non mirano a lucrare qualcosa dal nuovo assetto. L’unico interesse è quello relativo alla sanità umbra. L’impianto della riforma è sostanzialmente condivisibile».

Le proposte Nel dettaglio, l’Italia dei Valori concede credito e fiducia al progetto di due aziende «fortemente» integrate, «continuando a garantire i livelli essenziali di assistenza in maniera universalistica, senza partecipazione alle spese da parte dei cittadini». Per fare questo occorre «eliminare duplicazioni e sovrapposizioni, anche laddove la Giunta non riesce a tagliare come si dovrebbe». Non convince la previsione della emodinamica anche a Branca e Foligno: per l’IdV va fatta nei due ospedali principali di Perugia e Terni. E’ giunto il momento di avviare una sperimentazione della Casa della salute in ciascuno dei dodici distretti regionali, «senza ulteriori spinte dovute a interessi campanilistici». Tale sperimentazione consiste nella «presa in carico del paziente dalla nascita alla morte», un paziente che abbia una «cartella clinica informatizzata, dove la sanità si fa carico di costruire il percorso del malato con l’intera storia medica personale, senza che sia necessario portare da casa faldoni e cartelle precedenti, e il più possibile a chilometri zero.

Brutti: cambiamento di filosofia «Quello che noi proponiamo – spiega Brutti – è un cambiamento di filosofia, dall’assistenza ospedaliera a quella a casa, diminuendo la pressione sugli ospedali». E allora occorre spingere secondo l’Idv con la semiresidenzialità. La prevenzione è un altro dei punti qualificanti: «Occorre promuovere stili di vita congrui e fare un monitoraggio efficace, prima di ricorrere a risonanze magnetiche e costose terapie farmacologiche. E’ un investimento – hanno spiegato gli esponenti dell’Idv – che darà i suoi frutti nel tempo». Così come non va sottovalutata un’ulteriore «umanizzazione del rapporto con il malato: anche questo è un elemento di qualità». Inoltre servirebbe più partecipazione, un Osservatorio epidemiologico regionale con un organismo «indipendente, composto da soggetti terzi, e non autoreferenziale coinvolgendo associazioni, utenti e sindaci». Per ciò che riguarda i protocolli d’intesa delle Aziende ospedaliero-universitarie, essi dovranno vincolare gli atti aziendali definendo «i criteri per la costituzione delle strutture per le attività assistenziali; i criteri relativi ai fabbisogni formativi; le tipologie di ricerche e i criteri di ripartizione dei relativi oneri e utilizzo dei risultati; la compartecipazione di Regione e Università ai risultati di gestione».

Niente pastrocchi Tirando le fila politiche del ragionamento, il timore di Paolo Brutti è che le buone intenzioni non si traducano in atti altrettanto positivi: «E’ nella gestione delle idee che possono insorgere pastrocchi – dice– legati alla realizzazione sul territorio dei principi adottati, come si evince dalle reazioni anche dure di alcune realtà e di alcune aree politiche anche interne alla maggioranza. Il rischio è che non cambi nulla. Dietro ai distinguo sul metodo all’interno del Pd non vorrei che si nascondessero quelli sul merito dei provvedimenti». L’impianto con due Asl e due aziende ospedaliere integrate è condiviso e altre proposte come quelle del trio ex Margherita devono convincere sul piano finanziario: «Ci hanno garantito – dice Brutti – che con questo assetto l’equilibrio finanziario è garantito. Le sedi delle due Asl devono essere a Perugia e Terni: altre soluzioni ci devono dimostrare che funzionano. Noi ci batteremo contro chi vuole mettere i bastoni tra le ruote».

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