di B.M.
I sindaci dell’Alta Valle del Tevere rinnovano il loro patto politico-istituzionale e gridano all’unisono: «Vogliamo essere protagonisti delle riforme, non vogliamo solo subirle». In una conferenza stampa che si è tenuta martedì mattina a Città di Castello i primi cittadini dell’Altotevere hanno presentato un documento di valutazione ed indirizzo congiunto delle municipalità del comprensorio rispetto ai futuri assetti istituzionali dopo lo scioglimento delle comunità montane.
Giulietti: vogliamo avere voce in capitolo «Condividiamo tutti la decisione adottata dalla giunta regionale di istituire le Unioni dei Comuni – spiega il sindaco di Umbertide, Giampiero Giulietti – quale forma di cooperazione tra enti locali territoriali per lo svolgimento in forma associata delle funzioni ad esse delegate dalla Regione. Per il nostro territorio l’Unione dei Comuni può diventare un laboratorio di indirizzo politico di area vasta. Chiediamo solo di avere la giusta voce in capitolo».
Bacchetta: dialogo proficuo «C’è la necessità che il territorio dica la sua – dice il sindaco tifernate, Luciano Bacchetta – in molti campi esiste già collaborazione e cooperazione tra i vari comuni, vedi nel campo sociale, del turismo, dei rifiuti, della polizia municipale, l’Unione dei Comuni deve servire per istaurare un dialogo proficuo e costruttivo a livello provinciale, regionale e nazionale e può diventare il contenitore dove poter svolgere questa nuova esperienza di associazionismo nel rispetto dei principi di adeguatezza e differenziazione sanciti dalla carta costituzionale».
Turcheria: al centro ci siano i cittadini «Nonostante le difficoltà e le profonde incertezze del nostro tempo – commenta il sindaco di Lisciano Niccone, Luca Turcheria – è necessario che l’Umbria continui sulla strada delle riforme per rimanere agganciata alle regioni più avanzate. Sappiamo bene che per raggiungere questi obiettivi il contributo dall’Alta Valle del Tevere è un contributo importante sia a livelli di creazione della ricchezza che di buon governo. Oggi qualsiasi riforma non può che mettete al centro il cittadino con i suoi bisogni, le sue peculiarità, i servizi che ruotano attorno al suo diritto di cittadinanza, a partire, appunto, da quelli socio-sanitari dove il ruolo dell’Alto Tevere deve essere valorizzato».

