Per Alfio Todini le unioni dei comuni dovranno essere obbligatorie

di Daniele Bovi

Avanti tutta con la riforma endoregionale, anche perché «il sistema così com’è non regge più e se non ci sbrighiamo – scandisce il sindaco di Umbertide Giampiero Giulietti – il rischio è quello di dover raccogliere ancora più cocci di quelli che già ci sono». Lunedì pomeriggio il Pd umbro, nel sancta sanctorum di piazza della Repubblica, ha chiamato a raccolta amministratori e non solo per discutere del documento, anticipato da Umbria24.it il 13 marzo scorso, con cui il partito di maggioranza relativa ridisegna l’assetto degli enti umbri. Documento che prevede tra i punti cardine l’obbligo di aggregazione immediata per i comuni umbri con meno di 5 mila abitanti (dove vivono 142 mila persone), le unioni di comuni che raccolgano almeno 40 mila abitanti e che riuniscano in sé tutte le funzioni oggi in capo agli Ati. Oltre a queste andranno aggiunte quelle delle comunità montane, già di fatto cancellate. Alle province, invece, toccherà un ruolo di coordinamento di area vasta.

No alla guerra tra istituzioni Occhio però, come sottolineano tre fedelissimi della presidente Marini come Giulietti, Alfio Todini (sindaco di Marsciano) e Leopoldo Di Girolamo (sindaco di Terni), a incardinare la discussione nella maniera giusta. Il dovere che il partito ha in questa fase è quello di non dare la sensazione all’esterno che la riforma sia «una guerra non per bande che qui non ce ne sono – dice Giulietti – ma tra enti e istituzioni per un pezzetto di potere in più». Una riforma «che dovrà essere – scandisce Di Girolamo – a uso e consumo non della classe dirigente ma dei cittadini, senza però buttare via il bambino con l’acqua sporca». Un giudizio, quello della gente, che sta a cuore a uno come Todini: «Questa – argomenta il primo cittadino di Marsciano – dovrà essere una riforma che dovrà togliere le incrostazioni in eccesso. Noi saremo giudicati sull’insofferenza che la gente prova verso la pubblica amministrazione. In questo momento occorre dare risposte a cittadini e imprese: la pubblica amministrazione non può non pensare che quello in cui viviamo è un periodo di crisi».

Todini: davanti a noi c’è una sfida Riecheggia poi, nelle stanze del fu Pci, il termine «sovrastruttura», anche se il pensiero in questo caso non va a Marx bensì alle unioni dei comuni. «Occorre fare attenzione – dice l’ex margherito Pierluigi Castellani – a non far rientrare dalla finestra quello che vogliamo far uscire dalla porta». In sintesi, cerchiamo di non abolire una sovrastruttura sostituendola con qualcosa di simile: «Le unioni dei comuni – dice poi Castellani – dovrebbero essere su base volontaria». Un’idea che nella platea di amministratori, assente il sindaco del capoluogo Boccali, riscuote poco successo. Todini sul punto è chiaro: «Le unioni devono essere obbligatorie. Di fronte a noi – dice – c’è una sfida da cogliere e vale per tutti. Le unioni, con le funzioni che verranno loro delegate, non saranno sovrastrutture bensì forme di associazione».

Batino: alzare la soglia dei 5 mila abitanti Un passo più in là lo fa il sindaco di Castiglione del Lago Sergio Batino, che dopo aver chiesto al partito «di non lasciare soli gli amministratori in questa situazione drammatica dal punto di vista finanziario», dice chiaramente che la soglia dei 5 mila abitanti oltre la quale i comuni si dovranno associare è bassa. «In Umbria – dice – ci sono troppi comuni, compreso il mio. La soglia andrebbe alzata oltre i 5 mila abitanti». Alle unioni poi le funzioni dovranno essere delegate «in maniera chiara ed esclusiva, perché l’era in cui venivano spalmate su più livelli è finita». «Ineludibile» poi, secondo il primo cittadino lacustre, la riforma delle montane i cui bilanci, secondo Giampiero Giulietti, «non tornano: ecco perché se non acceleriamo tra un po’ avremo enti delegittimati».

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