
di Daniele Bovi
A 365 giorni esatti dalle regionali che hanno incoronato Catiuscia Marini presidente della Regione, la maggioranza di centrosinistra, nel giorno dell’approvazione di uno dei cuori strategici dell’azione dell’esecutivo, ovvero il Collegato alla manovra di bilancio, entra in una crisi che va oltre il semplice dissenso politico. E ci entra sulle materie dove i nervi sono più che scoperti, ovvero rifiuti e politiche ambientali. Alla fine, pochi minuti dopo le 20, il Collegato passa dopo due sospensioni, un’enorme fatica e 17 voti a favore e 7 contrari. Idv e Prc escono dall’aula, mentre la maggioranza incassa il voto dell’Udc con Sandra Monacelli.
Centrosinistra e poteri forti Ma a pesare come un macigno, vista la sede dove sono state pronunciate, sono le parole del consigliere dell’Idv Paolo Brutti. Esprimendo comunque sostegno all’operato di Catiuscia Marini, il dipietrista dice che c’è «una parte della maggioranza» di fatto «telecomandata dai poteri forti» che ne condizionerebbero l’operato. Il centro dello scontro, furibondo, sono i due commi dell’emendamento Rometti sul termovalorizzatore ripresentati oggi in aula dopo la bocciatura incassata in Prima commissione nei giorni scorsi. Con il primo, indigeribile per Idv e Prc e poi comunque approvato nel corso della seduta, si sconfessa, secondo Idv e Prc, quanto previsto nel Piano dei rifiuti approvato nel 2009. In sintesi il Piano prevede che il piano di fattibilità per l’impianto debba essere compreso in quello d’Ambito (che prevede anche una fase di partecipazione) realizzato dagli Ati. Norma abrogata con il comma uno.
No all’accelerazione In questa separazione tra individuazione del sito e programmazione in capo agli Ati, Idv e Prc vedono un’accelerazione, negata da Rometti, sull’affaire termovalorizzatore e una sconfessione dell’accordo (faticoso) raggiunto nelle settimane scorse sul Dap (il Documento annuale di programmazione economica) che prevede prima il raggiungimento del 50% di raccolta differenziata, e poi la discussione sulla chiusura del ciclo. «Così si potrebbe fare – ha spiegato Brutti in aula – lo studio di localizzazione senza il piano d’Ambito. Perciò voteremo contro e chiediamo alla giunta di ritirarlo e di ragionare insieme».
Il braccio di ferro Il secondo comma, ritenuto «meno grave» da Prc e Idv, prevede semplicemente la realizzazione dello studio di fattibilità entro il 31 dicembre 2011. A questo punto la seduta viene sospesa e la maggioranza si chiude in conclave per quasi un’ora per tentare una mediazione. Un ritiro del primo emendamento, quello considerato «più grave» da Prc e Idv, avrebbe permesso un ricompattarsi della maggioranza. In un primo momento, in una delle stanza adiacenti il Consiglio, si riuniscono Pd e socialisti con Rometti e la presidente Marini, secondo quanto trapelato non contraria ad un ritiro del primo emendamento. Dal braccio di ferro escono però vincenti, secondo le ricostruzioni, Rometti e il Pd. Da qui la crisi si aggrava.
Il sostegno alla Marini Prc e Idv rientrano in aula e, dopo un’altra sospensione di venti minuti, lasciano partire bordate ben mirate. Da una parte, infatti, Stufara e Brutti esprimono il loro pieno sostegno alla presidente Marini, dicendo poi che non avrebbero partecipato al voto. Un modo per non usare l’arma politicamente ancora più devastante di un no secco ad uno dei cuori dell’azione dell’esecutivo. Dall’altra Brutti, nella massima assise dell’Umbria, dice chiaramente che c’è una parte di maggioranza «telecomandata dai poteri forti» interessati alla chiusura del ciclo dei rifiuti, cioè la costruzione di un’inceneritore. Parole pesanti che aprono scenari imprevedibili e che rappresentano un passo ben al di là del semplice, e comprensibile, dissenso politico che esiste in ogni maggioranza e in ogni opposizione.
Locchi: basta ai partiti di lotta e di governo Renato Locchi, capogruppo Pd, dopo l’uscita dall’aula di Idv e Prc sostiene che quella in corso «è una fase che non ci convince e che va tenuta sotto osservazione: il tempo dei partiti di lotta e di governo è alle spalle, è il tempo della responsabilità. L’unità della coalizione, per la quale si erano espressi nel loro intervento anche Idv e Prc, richiede umiltà, senza però subire né prevaricazioni né diritti di veto. Oggi, se ricordiamo poi anche la discussione sul Dap, si è passato il segno. Il sostegno alla giunta ed alla sua presidente lo si realizzi all’interno della coalizione, non con affermazioni altisonanti».
Modena: la maggioranza esiste ancora? E se l’Udc, con Sandra Monacelli, pone il suo sì, anch’esso pesante vista la strategicità dell’atto, sul Collegato, il Pdl salta sulle poltrone e parte all’attacco. Nevi, quasi incredulo e con un foglietto in mano con su trascritte le parole di Brutti, chiede alla Marini di aprire la crisi di governo: «La presidente Marini – attacca – non può tacere su quello che è stato detto in aula stasera: sono state dette delle cose di assoluta rilevanza politica ed istituzionale. Bisogna assolutamente discuterne visto che una presidente è indebolita da alcuni settori della sua stessa maggioranza. Alla Marini – conclude – non rimane che aprire la crisi». «A un anno dalle elezioni – dice invece la portavoce dell’opposizione Fiammetta Modena anche in relazione al voto favorevole dell’Udc – noto con grande stupore che la maggioranza è cambiata. A questo punto mi chiedo se esista ancora. Domani (quando il Consiglio tornerà a riunirsi alle 16.30 per votare il Bilancio, ndr) mi aspetto una verifica di maggioranza, altro che voto sul bilancio». Una voragine dentro la quale Pdl e Lega Nord torneranno ad infilarsi di mattina con una conferenza stampa fissata per le 11.30.

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