di Daniele Bovi
«Le tue parole sono state poco corrette nei confronti miei e della segreteria, e dette in un’assemblea irrituale». «Hai un problema di stile, hai detto bugie e hai risposto con insulti senza intervenire nel merito dei problemi». Dalle inchieste su Gesenu e i rifiuti sale un odore acre che arriva fino dentro l’hotel Giò di Perugia, dove lunedì fino alle 1.30 di notte è andata in scena una Direzione Pd a tratti tesissima, come racconta lo scambio iniziale che ha per protagonisti il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli e il sottosegretario Gianpiero Bocci. I due, dopo quanto successo nel weekend, sono tornati a battagliare nella sala dove era ospitato un partito anche plasticamente diviso in tribù: i turchi seduti insieme ai i turchi, i bocciani con i bocciani, vecchi e nuovi, la sinistra più altri in ordine sparso.
Ordine del giorno L’ordine del giorno della riunione, convocata tempo fa, conteneva un unico punto di grande importanza: le riforme istituzionali per il futuro dell’Umbria. Inevitabilmente però il dossier Gesenu e rifiuti non poteva non fare irruzione e così, dopo il primo round del weekend, è arrivato quello del lunedì: oltre a quanto già detto in apertura Leonelli, che ha ricordato come il suo primo intervento sul caso Gesenu fosse datato 27 ottobre, ha parlato di frasi «foriere di pericolose interpretazioni. La tua uscita si è prestata a strumentalizzazioni. Se le mie parole Gianpiero non ti convincevano bastava una telefonata in cui mi avresti potuto chiedere una discussione qui o una presa di posizione più forte. Quanto alle inchieste e alla legalità, qui non c’è imbarazzo politico né qualcuno che mette la testa sotto la sabbia».
Lo scontro «Ti ho mandato – replica Bocci – alcuni sms 5 giorni prima dell’appuntamento di Orvieto, ti avevo chiesto di riflettere meglio e tu mi hai risposto che ero eccessivamente polemico». «Erano due giorni, non cinque» rintuzza Leonelli; ormai lo scontro è aperto e trascende il singolo caso in questione. «C’è un problema di stile – attacca Bocci – che riguarda l’età. E lo stile non lo possono dare né i congressi né la provenienza sociale o le elezioni. Io mi ero rivolto ai partiti, non al Partito democratico, ma solo Leonelli ha risposto con insulti senza intervenire nel merito». Il sottosegretario spiega che «andava subito alzato un muro e contro l’illegalità dobbiamo fare una lotta senza se e senza ma. Certe parole potevano essere dette 10 o 15 giorni fa, dopo i quali siamo in forte ritardo». Più che un’assemblea pare una resa dei conti: Attilio Solinas, consigliere regionale della minoranza, si alza per difendere Leonelli («garantisco io – ha anche detto – sulla sua provenienza»), lamenta la mancata istituzione della Commissione sulle infiltrazioni mafiose, si occupa di etica e Bocci gli parla sopra ponendo dubbi proprio sull’etica di Solinas.
In sala Insomma, la miccia dello scontro diventa l’occasione anche per tirare fuori altri sassi dalle scarpe. I più in sala sono imbarazzati, si rendono conto che un ‘dibattito’ di questo tipo, con dirigenti che si parlano addosso, è un pessimo spettacolo e allora c’è chi prova a fare il pompiere. Uno di questi è Walter Verini (in sala ci sono tutti gli onorevoli dem, tranne Anna Ascani) che parla di «dibattito fuori luogo» mentre «di fronte abbiamo sfide enormi. Facciamo pure le riunioni di corrente – dice -, ma cerchiamo di farne di più tra gruppi dirigenti e di non abbassare la guardia sulle infiltrazioni mafiose». Le frasi precedenti sulla legalità hanno fatto saltare sulla sedia in molti e chi è intervenuto ha sottolineato come il corpo del partito, a partire dalla segreteria, sia sano. La serata piano piano torna sui binari della normalità. Alfio Todini sostiene la necessità che la politica dia risposte concrete sul tema dei rifiuti, a cominciare da un superamento della frammentazione sul fronte della gestione e dalla rapida istituzione dell’Auri (chiesta anche dal sindaco di Terni Di Girolamo) che dovrà essere guidata da una figura autorevole.
Subito l’Auri Auri e gestore unico è anche la ricetta di Stefano Fancelli, della sinistra del partito, mentre il sindaco di Gualdo Tadino Presciutti, anche lui in pressing per quanto riguarda l’Auri, chiede che l’Ati 1 sospenda la gara in corso: «Sarebbe il primo atto da fare». La dicotomia privato-pubblico invece non convince Fabio Paparelli: «È una discussione – dice – di 15 anni fa. Di sicuro però dobbiamo separare la gestione dalle attività di programmazione e controllo». Quanto alle tensioni iniziali, «dimostriamo ancora di non essere una comunità». Quasi all’una tocca alla presidente Marini chiudere la serata, ricordando che la scelta di istituire l’Auri risale al 2013 con lo scopo di «reimpossessarci della funzione di programmazione e controllo, non della gestione, e rivolta a Bocci (che nel frattempo aveva lasciato la sala) che le frasi sono state dette da un sottosegretario. «Il tema della legalità comunque – ha sottolineato Marini – non è dato dalla questione Gesenu e non dobbiamo fare a chi urla più forte».
Corpo sano Marini, che invita anche «a occuparci dell’Umbria e non delle postazioni personali», parla poi di un «corpo politico-amministrativo sostanzialmente sano» e intravede per Perugia «problemi seri» a causa delle conseguenze del caso Gesenu. «Servirà trasparenza – ha concluso – per individuare i nuovi soggetti che si occuperanno della gestione, e l’Umbria non si dovrà presentare divisa». Ora la relazione di Leonelli, che per quanto riguarda le riforme parla di province, fusione dei comuni, semplificazione della macchina amministrativa, trasparenza, riordino della macchina regionale e delle partecipate, sarà portato nei circoli e nelle unioni comunali per raccogliere idee e proposte, poi tra 15 giorni si tornerà in Direzione. Una Direzione che ha poi fatto proprio lunedì un documento sul tema dei rifiuti in cui si chiede alla magistratura di fare chiarezza e alla politica di dare risposte, dall’Auri a una maggiore sinergia tra le società.
Capogruppo Alla base delle tensioni probabilmente anche la scelta del capogruppo in consiglio, fin dall’inizio provvisoria; un ruolo che non dispiacerebbe a Eros Brega, che oltre a chiedere che la Direzione discuta dell’assestamento di bilancio («lì – dice – ci sono scelte da condividere») a Leonelli dice che «la classe dirigente va selezionata in un’altra maniera, non solo sulla base della carta d’identità». Un tema, quello del capogruppo, sollevato da alcuni interventi, come quello di Fancelli. «Ho accettato – dice Leonelli – con spirito di servizio e sulla mia sedia non ci sono tracce di colla. Comunque vada aspettiamo cosa dice il Consiglio di Stato sul seggio conteso tra Biancarelli e Casciari».
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