Palazzo Donini, sede della giunta

di Ivano Porfiri

Regione, Province, Comuni: cambia tutto. La giunta di palazzo Donini ha adottato in via definitiva il disegno di legge di riassetto istituzionale complessivo. E’ stato un percorso a ostacoli, molti dei quali causati dall’incertezza della riforma che vive il suo travagliato iter a livello nazionale. Alla fine, dopo la partecipazione sul testo preadottato con enti e sindacati, il dato è tratto. Il testo, ora, andrà il consiglio regionale con l’obiettivo dell’approvazione entro la fine della legislatura. «Abbiamo tracciato una strada che è quella dell’Umbria del futuro – dice a Umbria24 l’assessore alle Riforme Fabio Paparelli -. Tutti i tentativi avvenuti nel passato non erano riusciti per la mancanza di un quadro complessivo definito. Ora questo c’è ed è in linea con il riordino in atto nel paese».

Il quadro Nel disegno complessivo tracciato, i livelli istituzionali sono 3: Regione, che raccoglie gran parte delle funzioni trasferite in passato alle Province; le Province (finché la legge costituzionale non le abolirà definitivamente) con alcune funzioni residue; i Comuni aggregati sottoforma di Unioni dei Comuni, che dovranno mettere insieme la gestione dei servizi e raccoglieranno l’eredità (e il personale) delle ex comunità montane. Nel processo di semplificazione viene data una spinta per la nascita entro la fine dell’anno dell’Auri, l’ambito unico dei rifiuti e idrico, con la conseguente abolizione di Ati, Ato e tutti gli ambiti intermedi.

Regione-Province: le funzioni Il primo passaggio chiave sarà il trasferimento delle funzioni dalle attuali Province alla Regione. A Palazzo Donini faranno capo il governo del territorio, l’ambiente, l’energia, caccia e pesca, turismo, formazione professionale e politiche attive del lavoro. Alle Province resterà poco: viabilità regionale, alcune funzioni legate ai trasporti, le concessioni sulle spiagge dei laghi e poco altro. «Il principio – spiega Paparelli – è quello di un ente, una funzione, una risorsa, il che significa che un cittadino o un’impresa non dovrà più andare a fare il giro delle sette chiese per avere un permesso o un’autorizzazione. E comunque i servizi saranno dislocati sul territorio e accessibili: tutto sarà semplificato». Anche le partecipate dovranno essere cancellate o accorpate, lasciando solo quelle strettamente legate alle funzioni residue delle Province.

Personale Il nodo più delicato da sciogliere è quello del personale, per cui le rsu delle Province fanno le barricate da mesi. Nei prossimi giorni si riuniranno nuovamente l’Osservatorio e il Laboratorio per esaminare le delibere con cui le Province umbre hanno tagliato del 50% la spesa del personale. Entro il 31 marzo, poi, i due enti dovranno completare la ricognizione sulle piante organiche in base al riassetto. Nel frattempo anche la Regione effettuerà una ricognizione sui posti disponibili. Numeri ufficiosi parlano di circa 150 impiegati delle Province riallocati in Regione in base alle competenze e al ruolo rivestito al 16 aprile 2014, data della legge nazionale della riforma sulle Province (per evitare trasferimenti repentini). E gli altri? A parte quelli che verranno pensionato secondo la pre-Fornero, andranno ricollocati negli uffici periferici dello Stato: prefetture, tribunali, questure. «Serve uno sforzo da parte di tutti – afferma Paparelli – se ognuno farà la propria parte con responsabilità e flessibilità siamo fiduciosi che nessuno resterà senza lavoro e nessuna professionalità sarà mortificata».

I Comuni Altra novità importante del ddl licenziato dalla giunta regionale è la spinta ai Comuni ad aggregarsi in Unioni dei Comuni. Non le vecchie “Unioni speciali”, che verranno abolite, ma quelle previste dalla legge nazionale. «Incentiveremo la loro costituzione per la gestione dei servizi – dice l’assessore -. Uno degli incentivi sarà pagare il personale proveniente dalle ex comunità montane per 3 anni, dopodiché potremo continuare l’aiuto sottoforma di incentivi». Il ddl prevede due livelli di associazioni: da 5 a 30 mila abitanti e oltre 30 mila. Più grandi saranno più otterranno benefici. L’obiettivo della giunta è che anche le Unioni si costituiscano entro la fine del 2015.

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