di Iv. Por.
Fare una legge elettorale a 4 mesi dal voto, va da sé, diventa una partita complicatissima. Specie perché nel dibattito si vanno a mescolare le ambizioni dei singoli nella composizione delle liste. Ed ecco che nel Partito democratico questa miscela diventa esplosiva.
Gruppo spaccato Voci di corridoio parlano di una riunione di fuoco, lunedì mattina, nelle stanze del gruppo democratico in Consiglio regionale, alla presenza del segretario Giacomo Leonelli. Formalmente, l’accordo sarebbe mancato su un passaggio tecnico della legge: un meccanismo di resti che consentirebbe di salvaguardare gli alleati del Pd, in particolare eleggendo un socialista. Ma a dividere c’è anche la questione del collegio unico. Secondo indiscrezioni, durante la riunione ci sarebbe stato un forte diverbio tra Leonelli e il presidente del Consiglio regionale, Eros Brega. Insomma, atmosfera incandescente che rischia di rendere impercorribile l’iter di una nuova legge elettorale. E c’è già chi ipotizza di andare al voto con la vecchia legge con qualche modifica.
Leonelli: «Minata credibilità Pd» Al termine della riunione Leonelli ha diramato una dura nota stampa in cui esprime «grande preoccupazione» per l’esito della riunione «dalla quale – spiega – è emersa la mancata condivisione su come modificare la legge elettorale, rispetto invece a quanto stabilito nel corso dell’ultima riunione della Direzione regionale del partito. Dalla Direzione era infatti stato indicato un percorso ben preciso, che andava verso la scelta dell’introduzione della preferenza di genere, l’abolizione del listino e indicava un’ampia prevalenza per il collegio unico regionale. Il nulla di fatto della riunione odierna, invece, rischia di minare la credibilità dell’intero Partito democratico dell’Umbria, che, attraverso i suoi organismi designati attraverso il meccanismo delle primarie, aveva largamente condiviso il percorso che stiamo portando avanti, anche tramite le riunioni dei circoli, e l’introduzione di una legge elettorale con quelle precise caratteristiche. Il tergiversare oltre, per di più nella non facile fase storica che sta attraversando la nostra regione – conclude – significherebbe di fatto assumersi la responsabilità di frenare le istanze di rinnovamento di cui il Partito democratico con i suoi organismi cerca da tempo di rendersi interprete».
