Claudio Ricci (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Prosegue con Claudio Ricci, candidato del centrodestra, la serie di interviste (dieci domande uguali per tutti) a coloro che il 31 maggio si candidano a guidare la Regione per i prossimi cinque anni. In fondo alla pagina i link alle altre interviste.

L’Umbria esce sfibrata da 8 anni di crisi. Come immagina l’Umbria dei prossimi anni e quali sono i progetti chiave sui quali costruirla?

«Nel corso degli anni ho avuto esperienze professionali e istituzionali in Europa e nel mondo, e ritengo che per fare di più occorre aprire le porte e trasformare la Regione in un’agenzia di sviluppo del territorio, mettendo insieme pubblico e privato. Vorrei fare il regional manager in grado di attrarre investimenti e stare vicino agli imprenditori. Se c’è una buona opportunità, bisogna coglierla. Non possiamo avere più tante agenzie che si occupano delle stesse cose: serve un’unica agenzia di promozione culturale e turistica, che venda meglio i prodotti attraverso internet, che faccia commercializzazione. Poi penso a internet veloce e wi-fi gratuito per tutti, a un lavoro maggiore sul fronte del credito».

La Regione vive l’emergenza lavoro. Indichi un provvedimento concreto per favorire l’occupazione specificando le coperture per finanziarlo.

«Tutte le azioni che si possono fare per sostenere le aziende le finanzio con risorse che prendo innanzitutto dal taglio degli sprechi. Messi insieme i risparmi si possono ridurre le tasse e sostenere le imprese. L’Umbria deve guardare ad alcune realtà innovative, penso ad esempio al Ternano, al Gualdese o all’area di Perugia: dobbiamo sì difendere le aziende che esistono ma poi occorre costruire nuovi distretti industriali o neoindustriali, in cui si producono ad esempio sistemi per l’energia rinnovabile, integrare la tutela e lo sviluppo del neo-manifetturiero».

Quale criteri userà nella composizione della giunta? Privilegerà gel eletti o coinvolgerà personalità esterne?

«Per quelli come me che hanno superato i 25 anni di attività professionale e amministrativa, è più difficile governare che vincere. Io penso che dovremmo mettere insieme due componenti: le competenze tecniche e l’esperienza politico-amministrativa. Per fare le cose serve una visione tecnico-operativa e per risolvere i problemi vanno anche tenute insieme le maggioranze».

Quale sarà il primissimo provvedimento della sua presidenza?

«In primis bisogna sistemare l’assetto delle deleghe, ora spezzettate in oltre 60 mentre io per i 5 assessori ne ho previste 15. Ognuno avrà tre deleghe omogenee. Poi ci sono gli uffici da riorganizzare in base alle nuove deleghe».

L’Umbria fino al 2020 avrà a disposizione le risorse, importanti, dei Fondi europei. Quali sono i suoi piani per l’utilizzo di questi soldi?

«Innanzitutto manca un piano di marketing operativo: quali sono le strategie dell’Umbria per il 2017? Quali sono le cinque azioni da fare come prioritarie? Bisogna aggregare tutte le filiere».

Indichi quali sono i provvedimenti più importanti per il settore dei trasporti. Ritiene la stazione Medioetruria strategica per lo sviluppo dell’Umbria? Cosa intende fare per l’aeroporto?

«Noto con piacere innanzitutto che ieri, finalmente, il ministro Delrio ha detto le cose che dico da mesi, ovvero che la E45 va riqualificata e messa in sicurezza e che bisogna riproporre la Orte-Civitavecchia perché per Terni rappresenta un qualcosa di importante. Poi c’è il Nodo di Perugia, due giorni fa sotto le gallerie si è bloccato tutto mentre c’è una variante esterna ferma da ben 12 anni. Quanto all’aeroporto, va in parte privatizzato per almeno il 40 per cento. A proposito della stazione Medioetruria infine io non penso sia positivo collocarla in Toscana: va fatta vicino all’aeroporto, al centro dell’Umbria per essere connessi alla rete dell’alta velocità».

La sanità assorbe il 70 per cento del bilancio regionale. Quali sono le tre priorità e i tre provvedimenti più importanti che intende adottare?

«Innanzitutto partiamo dal fatto che la regione è passata dal terzo all’ottavo posto a proposito dei Livelli essenziali di assistenza, quindi è evidente che non tutto brilla. Sui circa 300 incontri fatti in questi mesi circa 100 sono stati monotematici sulla sanità. Prima cosa, merito e curriculum per scegliere gli apicali. Poi creazione di un centro unico per gli acquisti perché fa risparmiare e genera risorse che potrebbero essere investire in servizi, diminuzione dei ticket o infrastrutture. Inoltre tutti ci chiedono di ridurre tempi delle liste attesa e qui serve buon senso: gli esami clinici vanno fatti anche alle 23, facendo lavorare di più tecnologie e magari premiando con straordinari gli operatori sanitari. Quanto ai piccoli ospedali questi dovrebbero diventare sempre più importanti e sempre più legati ai distretti, ai medici di base e alle farmacie».

A proposito di trasparenza e partecipazione democratica la Regione ha ancora molto da fare. Cosa intende fare riguardo questi due capitoli?

«Si parte da cose piccole: io ad Assisi lavoro con la porta aperta, chi vuole arriva in Comune e d’ora in poi mi auguro in Regione. Si parte col dare il numero a tutti e la trasparenza è come la semplificazione, non si fa per legge, che aiutano, ma è una cultura. Molto quindi fa la propria cultura insieme ad una buona organizzazione della macchina».

Intende dare vita ad un processo di revisione della spesa magari sollecitando il consiglio all’istituzione di una commissione apposita?

«Gli sprechi vanno sicuramente eliminati. Nel nostro programma abbiamo previsto il taglio del 10 per cento delle spese in tre anni. I risparmi li investiremo nello sviluppo, nell’abbassamento delle tasse, nella sicurezza, nel sostegno alle famiglie. Ad Assisi in parte abbiamo fatto questo, non abbiamo applicato la tassa di soggiorno, le tariffe sociali sono al 50 per cento e non c’è addizionale Irpef. Va fatta un’azione precisa sul bilancio, scattando una foto esatta di quello che esiste e poi cominciando a lavorare e a fare le scelte, guardando dove si può risparmiare e tagliare».

Chiusura del ciclo dei rifiuti: intende proseguire con la produzione di Css? Quali sono i tre provvedimenti più importanti in materia ambientale?

«Noi siamo contro i termovalorizzatori e contro l’apertura di nuove discariche e ieri sera l’ho ribadito anche a Orvieto. Dobbiamo accogliere la modernità nel rispetto dell’ambiente, fare una riflessione molto ampia tenendo a mente che c’è un tema ineludibile: nel giro di due anni le discariche saranno esaurite e una strada va intrapresa. Dobbiamo cercare culturalmente di produrre meno rifiuti, poi bisogna differenziare anche oltre il 65 per cento e sul rimanente 35 per cento fare una riflessione. In parte si può produrre anche energia e per farlo ci sono vari mezzi e sistemi: oltre al Css infatti c’è anche la pirolisi, tecnologie grandi come due container e che smaltiscono l’indifferenziato garantendo l’autosufficienza a 10-15 mila persone. Di sicuro però non si potrà più però aspettare».

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Twitter @DanieleBovi

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