da sinistra Claudio Ricci e Catiuscia Marini. Foto Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Avvicinamento storico tra centrodestra e centrosinistra e passaggio da due poli a 4 poli, leaderismo assente nel centrosinistra, fenomeno Lega, ridimensionamento del movimento 5 Stelle (-40% dalle Europee) e astensione «non preoccupante», questo il quadro tracciato dall’Agenzia Umbria Ricerche, nell’analisi del voto delle Regionali 2015. Hanno presentato le tabelle dei flussi e, in generale, dell’andamento degli elettori umbri «poco appassionati- è stato ribadito – al voto delle regionali», il professore Bruno Bracalente e il presidente Aur Claudio Carnieri. Sul metodo hanno spiegato la novità che permette l’analisi dei flussi, ovvero, la possibilità di mettere a paragone bacini di elettorato omogenei ed escludere quelli, ad esempio, con nuovi iscritti nelle liste dei votanti che determinano una variazione superiore al 12 per cento del campione, oppure cambino la natura del comportamento elettorale. Pertanto i campioni sono: 441 sezioni dei comuni di Perugia, Terni, Foligno, Città di Castello, Spoleto e Orvieto  per i flussi da Europee 2014 a Regionali 2015, e 419 sezioni per i flussi da Regionali 2010 a Regionali 2015.

VIDEO: INTERVISTA A BRACALENTE

Avvicinamento storico Un avvicinamento storico mai raggiunto prima tra i due ‘poli’ che è stimato, pressapoco, a 18 mila voti di distanza, rispetto ai 136 mila delle scorse Europee. Due poli che non sono sufficienti a rappresentare – secondo l’Aur – né il quadro politico attuale, né quello futuro. Infatti, stando alle parole di Carnieri, la geopolitica umbra è rappresentata oggi da 4 poli, con i primi due noti e gli altri due rappresentati dal «Nuovo voto» e «Non voto». Con il primo a quota 100 mila voti e il secondo a quota 366 mila voti. Che, messi insieme, rappresentano il lago di voti, oltre 450 mila, dove, in futuro, si andrà a pescare. Che si sceglierà di pescare qui lo dice anche la proiezione di Bracalente che vede l’astensione come un fenomeno «non preoccupante per la democrazia». Buona parte di questi elettori che hanno scelto di rimanere a casa, ritorneranno alle urne, quando si voterà alle politiche. Insomma in quel lago ci sono pesci che starebbero per ritornare all’amo. Ma di chi?

MEDIALAB: L’ANALISI DEI FLUSSI TRA 2014 E 2015

Leaderismo in Umbria C’è un’Umbria non appassionata al voto delle Regionali, secondo gli statistici. Il motivo lo lasciano alla libera interpretazione. E come bussola di orientamento indicano un puro interesse. Insomma gli umbri sentirebbero più vicine ai loro problemi e ai loro bisogni le elezioni a carattere più politico. Mettici anche il primo ponte dell’estate – ha aggiunto Bracalente – come anche il fatto dell’indeterminatezza del prossimo voto regionale (ovvero se si voterà per l’Umbria o per una grande Regione) e l’incertezza dell’accostamento (se sarà accoppiata alla Toscana o alle Marche o all’Abbruzzo, come se non cambiasse nulla con l’una o con l’altra) ed ecco – tira le conclusioni Bracalente – che l’interesse per il voto regionale si sfibra. Mentre un altro dato – strappato off the records -Bracalente lo lascia intuire a margine della conferenza stampa. Quando spiega ai pochi giornalisti rimasti che anche l’Umbria ha dimostrato di non disdegnare il “leaderismo”. Lo dicono le scorse elezioni Europee, con il ‘fenomeno Renzi’ (o con il «Pdr, il partito di Renzi», quando il Pd ha superato la soglia del 40%). In quell’occasione si è recuperato sulla scia dello «sbriciolamento» del centrosinistra che da qualche anno prima si era registrato in Umbria. Quindi ‘effetto traino del leader’ mancante alle Regionali 2015. «Certo è – spiega il professore – che nelle ultime elezioni in Umbria, il centrosinistra ha espresso ‘leader’ figli dei ‘Diesse’ per intenderci. Neppure questa volta c’era un ‘renziano’ e io che leggo i numeri dico che il risultato è sotto gli occhi di tutti, le deduzioni le lascio ad altri». Sul punto i numeri dicono che lo scarto tra il candidato presidente del centrodestra e la sua lista è maggiore rispetto a quello tra il candidato presidente del centrosinistra e la sua lista. «In linea con il passato», aggiungono i professori, e nello specifico, per Marini poco meno di 160 mila rispetto ai 152 mila della lista e, circa 146 mila per Ricci, rispetto alla sua lista che arriva a 135 mila e mezzo.

In sostanza  «Questo voto delle Regionali – prova a sintetizzare Bracalente – è simile a quello delle Amministrative dell’anno scorso, in rapporto alle Europee dello stesso giorno. In sostanza l’elettorato del centrosinistra, del Pd in particolare, per un terzo ha votato diversamente nelle due circostanze. Ha votato quindi Pd alle Europee e altre forze, anche fuori dal centrosinistra, alle amministrative. Si registrano flussi diretti di voti rispetto alle Europee dal centrosinistra verso il centrodestra o verso il movimento 5 Stelle. Quando si vota per elezioni di carattere politico, con una offerta politica tipo Partito democratico di Renzi, è una cosa e quando non c’è è un’altra cosa. Oggi non si votava per il Pd di Renzi e si vede. I voti che dal centrodestra finirono nel centrosinistra alle scorse Europee, oggi sono ritornati a casa, attraverso le liste civiche del centrodestra». Questo in linea generale. Scendendo nei particolari invece, l’Aur spiega i flussi dividendoli in due, ovvero il rapporto tra Regionali 2015 ed Europee 2014 e tra Regionali 2015 e Regionali 2010. Eccoli nei dettagli.

Analisi flussi Aur  
di Bruno Bracalente e Claudio Carnieri

Da Europee 2014 a Regionali 2015

Astensionismo chi ha perso di più
Il complesso delle astensioni in senso lato (elettori che non si sono recati ai seggi o che hanno espresso voto nullo o hanno lasciato la scheda bianca) è aumentato di circa 102 mila unità (da circa 230 mila a un po’ più di 332 mila). Il dato non è poi così sorprendente, se si considera la tradizionale minore partecipazione al voto regionale. Va infatti ricordato che alle Regionali del 2010, rispetto alle Europee dell’anno precedente, l’astensionismo in senso lato era cresciuto di 110 mila unità2. Come si vedrà dal confronto omogeneo con le precedenti Regionali si osserva anche un rilevante aumento tendenziale dell’astensionismo, a cui non sono tuttavia estranei due fatti: che nel 2010 si votava in due giorni e non in uno; che in questa occasione si è votato nel mezzo di un lungo ponte di inizio estate. Circa il 95% degli astenuti delle Europee 2014 non ha votato neppure alle Regionali 2015. A questi 220 mila non votanti se ne sono aggiunti molti di nuovi (112 mila), provenienti da tutte le formazioni politiche. Il Pd ha ceduto al non voto il 21 per cento del proprio elettorato “europeo” di un anno fa, ovvero circa 49 mila suoi elettori, mentre le liste di centrodestra hanno ceduto circa il 18-20% del proprio elettorato (l’NCD un po’ meno), per un complesso di 23 mila voti. Più consistenti i deflussi dal M5S e dalle altre liste di sinistra: il M5S ha infatti ceduto al non voto un terzo dei suoi elettori (30 mila); le altre liste di sinistra (prevalentemente la sinistra radicale di Altra Europa con Tsipras) hanno ceduto al non voto quasi il 38% dei voti europei (10 mila). I flussi nella direzione opposta, cioè dal non voto delle europee 2014 al voto per una lista in queste ultime elezioni regionali, sono stati, come era prevedibile, poco rilevanti (complessivamente circa 13 mila) e si sono distribuiti più o meno uniformemente tra tutte le liste.

Il voto al Pd regala il 7% alla Lega Nord, 9 mila voti al M5s e 9mila al centrodestra
Le stime dei flussi mostrano che il Pd ha mantenuto circa il 53% dei propri elettori “europei” di un anno prima. Oltre al 21 per cento ceduto al non voto (49 mila voti assoluti), il resto è andato prevalentemente alle altre liste di centro sinistra (che comprendono i Socialisti riformisti) e alla Lega Nord (più o meno il 7% in entrambe le direzioni, per un complesso di 32 mila voti). I restanti 29 mila voti in uscita hanno preso principalmente la direzione del M5S (quasi 9 mila) e delle liste civiche di centro destra (altri 9 mila). Il risultato del PD in queste elezioni regionali va interpretato anche alla luce della modesta percentuale di “fedeltà” dei suoi elettori alle elezioni amministrative del 2014 rispetto al contestuale voto europeo. Le stime dei flussi nei due comuni capoluogo mostrarono infatti che le percentuali di elettori PD delle Europee che avevano confermato il voto allo stesso partito alle Comunali erano del 68% a Perugia e del 53% a Terni.

Il voto alla Lega Nord e il trasbordo di voti da Forza Italia, Pd e M5s
Dei quasi 78 mila voti ottenuti alle europee da FI (66 mila) e LN (più di 11 mila) solo 42 mila sono restati a questi due partiti, ma quasi nella stessa proporzione (21- 22 mila FI e 20 mila LN). Complessivamente le due liste mantengono circa il 52% del proprio elettorato, ma con un notevole deflusso da FI verso la Lega, mentre gli altri voti europei di questo raggruppamento (in gran parte di FI) hanno preso diverse direzioni: oltre al non voto (16 mila), le altre liste di centro destra, in particolare FDI (8 mila) e le liste civiche (più di 6 mila), in parte minore le liste del PD e del centro sinistra (complessivamente 4 mila). FI ha recuperato poche migliaia di voti da centro destra (4 mila) e in piccola parte anche da centro sinistra (poco più di 2 mila) e dal non voto del 2014, con un saldo largamente negativo (da 66 mila a 30 mila voti). Il successo della Lega Nord è stato invece determinato da rilevanti flussi in entrata non solo da FI (e in piccola parte da FDI), ma anche da PD (oltre 15 mila) e M5S (11 mila). La composizione dei suoi quasi 50 mila voti odierni secondo l’origine politica (voto europeo) è dunque per il 42% centro destra, per quasi un terzo centro sinistra e per quasi un quarto M5S.

Il M5s perde il 40% dell’elettorato
Il M5S ha complessivamente perso oltre il 40% del proprio elettorato di un anno fa, registrando tuttavia, oltre a una forte mobilità in uscita, anche una certa capacità di attrarre elettori da altre liste.  Complessivamente questi deflussi portano il grado di fedeltà del suo elettorato europeo del 2014 a poco più del 40%. In entrata, il M5S ha attratto nuovi elettori dal centro sinistra (poco più di 10 mila voti, quasi tutti dal Pd) e in piccola misura dal non voto delle europee (poco più di 2 mila voti).

Le altre liste di centro destra
Queste liste, che comprendono FdI e le liste civiche a sostegno della candidatura di Ricci, hanno complessivamente ottenuto un buon risultato. In particolare, FdI ha acquisito quasi 8 mila voti da FI-LN, cedendone meno di 2 mila, e 3-4 mila voti dal centro sinistra, cedendone poco più di mille. Le liste civiche (che comprendevano candidati di NCD) hanno a loro volta acquisito consistenti flussi di voti, oltre che da NCD (9 mila) e dalla stessa FdI (6 mila), anche da FI-LN (6 mila voti), cedendone, da parte di NCD, poco più di 2 mila. Ma è soprattutto da notare che tali liste civiche hanno acquisito molti voti anche dal centro sinistra (oltre 11 mila, di cui 9 mila dal PD), senza cedere quasi nulla a
quella parte politica.

Cosa cambia allora 
Il vantaggio del centro sinistra sul centro destra in termini assoluti tra le due tornate elettorali si è ridotto di circa 118 mila voti (dai circa 136 mila delle Europee 2014 ai circa 18 mila delle Regionali 2015). Tale diminuzione è dovuta alla somma di diverse componenti, le principali delle quali sono: l’astensionismo che ha fatto perdere 58 mila voti al centrosinistra e soltanto 23 mila al centro destra e soprattutto i flussi di voti tra i due schieramenti, con il centro sinistra che ha ceduto 27 mila voti (quasi 33 in uscita, contro poco più di 5 in entrata) e il centro destra che li ha guadagnati, differenza 54 mila, ovvero il 46% della diminuzione del divario tra i due schieramenti.

Dalle Regionali 2010 alle Regionali 2015

Chi colpisce l’astensionismo
Rispetto alle Regionali 2010 il complesso delle astensioni è cresciuto di circa 68 mila (da 264 mila a 332 mila). Quasi il 90% degli astenuti delle Regionali precedenti ha mantenuto l’astensione anche alle Regionali 2015. A questi 230 mila astenuti se ne sono aggiunti più di 100 mila, in gran parte (43 mila) di provenienza PdL (29% del proprio elettorato di cinque anni prima), ma con flussi consistenti anche dal Pd (28 mila; 19%) e dalla sinistra radicale (16 mila tra RC, SEL e IDV). I flussi nella direzione opposta, cioè dal non voto del 2010 al voto per una lista in queste ultime elezioni regionali, sono stati molto meno consistenti (circa 30 mila) e hanno in parte prevalente preso la direzione del PD, che ne ha acquisiti 10 mila, e del M5S (più di 8 mila). A differenza di quanto avvenuto rispetto alle Europee di un anno fa, nel confronto con le precedenti Regionali l’astensionismo ha penalizzato molto più il centro destra (e la sinistra radicale) del Pd.

Il voto dal Partito Democratico torna al centrodestra
Rispetto alle Regionali del 2010 il Pd ha perso circa 24 mila voti. Ovvero un consistente deflusso soprattutto verso il non voto (28 mila), ma anche verso il M5S (14 mila), la Lega Nord (11 mila), altre liste minori e voto diretto al candidato presidente, e di un afflusso pure piuttosto consistente, oltre che dal non voto del 2010, dalle liste di sinistra e centro sinistra (complessivamente più di 16 mila voti), da chi aveva votato direttamente per i candidati presidente (6-7 mila), e in piccola parte anche dal centro destra (3 mila). Il deflusso verso la Lega – spiega l’Aur – osservato dalle Europee 2014 alle Regionali 2015 è in buona parte confermato quando si analizzano i flussi provenienti dal voto delle Regionali 2010. Dunque, in queste elezioni regionali ad aver optato per il voto alla Lega sembra essere stato prevalentemente l’elettorato del PD antecedente alle ultime Europee. L’elettorato moderato affluito al PD con le ultime Europee in queste Regionali ha ripreso la strada del centro destra, e lo ha fatto per il tramite delle liste civiche a sostegno di Ricci.

Il fenomeno Lega Nord per il 40% fatto dal voto di sinistra
Dei circa 150 mila voti ottenuti alle Regionali 2010 dal PdL e dalla Lega Nord soltanto 85 mila sono rimasti nel perimetro del centro destra alle ultime Regionali, ripartiti in modo abbastanza uniforme tra Lega Nord (24 mila), FI (23 mila), liste civiche (22 mila) e FdI (16 mila). I restanti 65 mila voti del 2010 hanno preso diverse direzioni, soprattutto il non voto (43 mila), ma anche le liste del centro sinistra (circa 10 mila, soprattutto verso quelle alleate del PD), il M5S (6 mila) e il voto dato direttamente a un candidato presidente (4 mila). La Lega Nord, oltre al già rilevato forte afflusso di voti dal PdL e dal PD, ha acquisito consensi anche da tutte le altre liste, in particolare dalla sinistra radicale
(quasi 7 mila voti) e da chi nel 2010 aveva votato direttamente i candidati presidenti (3 mila) o non aveva partecipato al voto (altri 3 mila). Letta alla luce del voto regionale del 2010, la composizione dell’odierno voto leghista in Umbria è dunque per metà di centro destra e per quasi il 40% di centro sinistra. FI è riuscita a mantenere soltanto il 15% dei voti di PdL e Lega (che era per quasi il 90% voto PdL) delle Regionali del 2010, a cui ha aggiunto solo 7 mila voti, in parte di provenienza centro sinistra, in parte dal voto diretto ai candidati presidenti per un totale di appena 30 mila voti.

Su 6 votanti al M5s 1 solo viene da destra e 5 da sinistra
Il M5S non era presente alle precedenti elezioni regionali, pertanto l’analisi dei flussi riguarda esclusivamente la composizione del suo elettorato a queste Regionali in base alla provenienza dalle liste del 2010. Rispetto a quanto osservato alle elezioni politiche, questi flussi mostrano una molto più netta prevalenza della origine di centro sinistra dell’elettorato M5S: ben 33 mila voti dal centro sinistra contro soltanto 7 mila di provenienza centro destra, con un rapporto di quasi 5 a 1, mentre alle Politiche del 2013 (sempre rispetto alle Regionali del 2010) tale rapporto era di meno di 3 a 1. Altri flussi consistenti di consensi al M5S provengono dall’area dell’astensionismo (oltre 8 mila astenuti del 2010 riportati al voto) e da quella parte di elettorato che ha partecipato al voto del 2010 senza il tramite delle liste di partito, ma assegnando il proprio voto direttamente ai candidati presidenti (altri 3 mila voti).

Il voto della sinistra dissolto per l’80%
Le liste minori di centro sinistra hanno beneficiato sia di una consistente quota di voti socialisti (circa il 40% di quell’elettorato si è mantenuto fedele al suo partito, mentre un altro 22% è comunque rimasto nel centro sinistra, passando al Pd), sia di altri flussi provenienti prevalentemente dal centro destra (più di 8 mila voti), dal non voto, dal voto dato direttamente ai candidati presidenti, e in piccola parte dal PD e dalla sinistra radicale. Per contro i flussi mostrano che i numerosi elettori di RC e SEL del 2010 (41 mila) sono in gran parte (oltre l’80%) fuoriusciti dall’area del centrosinistra a sostegno della Marini e si sono diretti verso l’astensionismo (25%), il M5S (20%), le liste autonome (15%), la Lega Nord (8%) e perfino verso FI e le altre liste del centro destra (8%). Un comportamento elettorale analogo ha peraltro tenuto anche la grande maggioranza (quasi tre quarti) dei 34 mila elettori dell’IDV del 2010.

Le altre liste di centro destra ecco da dove hanno pescato
Alla luce dei flussi dalle Regionali precedenti, il successo di queste liste (FdI e civiche a sostegno della candidatura di Ricci), si motiva essenzialmente con la capacità di ereditare una quota consistente (un quarto) dell’elettorato PdL che ha abbandonato FI, insieme a circa il 45% dell’elettorato dell’Udc. Al contrario (e a differenza di quanto avvenuto con riferimento alle Europee del 2104), pochissimi consensi sono arrivati a queste liste dall’elettorato del Pd del 2010, così come da quello delle altre liste di sinistra e centro sinistra (salvo qualche piccolo flusso dall’Idv).

Cosa cambia rispetto alle scorse Regionali
Cambia che in rapporto alle Regionali del 2010 il vantaggio del centro sinistra sul centro destra in termini di voti assoluti tra le due tornate elettorali si è ridotto di 70 mila voti (dai circa 88 mila delle Regionali 2010 ai 18 mila delle Regionali 2015).  L’astensionismo in questo caso non ha contribuito alla diminuzione del divario, poiché ha fatto perdere 34 mila voti al centro sinistra e 40 mila al centro destra, con una differenza di 6 mila a vantaggio del centro sinistra. Sono invece i flussi tra schieramenti – in particolare da tutto il centro sinistra verso la Lega – e quelli verso il M5S ad aver determinato la forte riduzione del vantaggio del centro sinistra. Quanto alla prima causa, il centro sinistra ha registrato un flusso netto verso il centro destra di 18 mila voti (28 mila in uscita – di cui 19 mila verso la Lega Nord – contro meno di 10 mila in entrata), a cui ovviamente corrisponde un identico flusso netto positivo del centro destra, con una differenza di 36 mila voti, che spiega circa la metà della diminuzione del divario tra i due schieramenti. I flussi verso il M5S, a loro volta, sono stati pari a 33 mila voti per il CS e a 6 milavoti per il CD, differenza 27 mila, il che rappresenta quasi il 40% della diminuzione del divario.

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