La presidente Catiuscia Marini

di Ivano Porfiri

Nello psicodramma che sta vivendo il Pd sul nome di Marini per l’elezione in quirinale spunta il «problema» omonimia con la presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini.

Omonimia e il precedente Il fatto che ci siano due Marini tra i grandi elettori potrebbe creare un problema o essere un appiglio per far andare a vuoto la prima votazione per il Colle. Chi scrivesse sulla scheda solo «Marini» involontariamente o volontariamente innescherebbe un dubbio interpretativo che potrebbe portare alla messa in discussione del voto. Questo a maggior ragione dopo il precedente che vede coinvolto lo stesso Franco Marini per l’elezione a presidente del Senato, quando l’allora presidente anziano Oscar Luigi Scalfaro, per un caso simile di omonimia, fu costretto a far ripetere la votazione.

Problema solo teorico Il problema, in verità, in questo caso è solo teorico perché non sono eleggibili solo i grandi elettori ma tutti i cittadini con più di 50 anni, e in Italia ci sono molti Marini ultracinquantenni (fra l’altro Catiuscia è più giovane e e perciò non eleggibile), ma l’indicazione del nome deve essere comunque chiara.

Psicodramma nella base Pd Problema vero, invece, è la spaccatura nel Pd sul nome di Marini. Una parte dei grandi elettori nel segreto dell’urna potrebbe essere tentata di far mandare a vuoto l’elezione al primo voto (servono di due terzi fino al terzo scrutinio). Nella «drammatica» serata di mercoledì oltre ai renziani e a parte dei giovani turchi (Orfini in testa), hanno preso le distanze da un candidato che divide anche i veltroniani. Dai resoconti riportati sulla stampa anche l’umbro Walter Verini avrebbe riferito di decine di mail dal territorio di elettori che gli chiedevano di non sostenere Marini.

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