di D.B.
«Controlleremo, come deve fare ogni opposizione che si rispetti, gli atti prodotti dalla maggioranza: ma al tempo stesso saremo un’opposizione incisivamente propositiva, per dimostrare di essere capaci, in futuro, di guidare la Regione Umbria». Il primo a prendere la parola dopo la presidente Catiuscia Marini, che martedì in consiglio regionale ha esposto quelle che saranno le linee guida del programma di legislatura, è il portavoce del centrodestra Claudio Ricci. Il consigliere ha ricordato nel suo intervento alcuni dati economici, come l’incremento negli ultimi anni del numero di poveri, chiedendo alla giunta «un piano operativo di marketing, definendo gli interventi prioritari per superare tali emergenze, a partire dalla previsione di risorse pubbliche, in particolare afferenti ai quadri dei fondi strutturali dell’Unione Europea, le risorse private, quelle delle fondazioni, dell’energia diffusa del quadro associativo».
Nevi Dal banco di Forza Italia invece Raffaele Nevi ha detto che nel programma si sarebbe aspettato di trovare «un capitolo sulla sicurezza. Di cui invece non si parla per niente. È trattato invece il tema dell’omofobia e della transfobia. Altra grave lacuna del programma della presidente è la mancanza di un capitolo dedicato alla riduzione delle tasse e della spesa pubblica e alla capacità di attrarre investimenti in Umbria». In aula il capogruppo del M5S Andrea Liberati è arrivato, come ha detto durante il suo intervento, con i vestiti di ricambio e con l’intenzione di rimanere in aula «fino a quando non ci saranno consegnate, come abbiamo chiesto da giorni, le carte sulle spese della scorsa legislatura. Altro che Regione trasparente, questo è un vetro opaco, sporco».
MARINI: «SARÀ LEGISLATURA ALL’ATTACCO»
L’elenco «In pochi giorni – come si può vedere dall’elenco spedito dallo stesso Liberati – la Regione ha erogato oltre 2 milioni di euro per gli ex consiglieri regionali». I soldi riguardano l’indennità di fine mandato e la restituzione, a chi ne ha fatto richiesta, dei contributi versati durante gli anni in cui hanno svolto il ruolo di consigliere. Una possibilità offerta dalla legge regionale del 2011 sull’abrogazione dei vitalizi: a chi maturerà in futuro il diritto (del quale non godono i nuovi consiglieri) è concessa la possibilità di «richiedere la restituzione in un’unica soluzione dei contributi effettivamente versati». Un’opzione scelta da sei ex consiglieri alcuni dei quali, tra contributi e indennità di fine mandato, hanno incassato un assegno da oltre 330 mila euro.
M5S Liberati e la collega Maria Grazia Carbonari poi sono stati rassicurati a fine seduta dal segretario regionale Fabio Piergiovanni, che ha promesso loro di consegnare a breve tutta la documentazione richiesta, ovvero le determine dirigenziali consiliari e del segretario generale relativamente alla passata legislatura. Nel suo intervento poi il capogruppo pentastellato aveva letto i curriculum degli assessori, mettendo in evidenza una serie di incarichi esterni a suo giudizio incompatibili col ruolo di assessore. A lui ha risposto la presidente sostenendo che è un onore per il Governo regionale che gli assessori svolgano un lavoro e una professione. Molti di loro hanno un reddito maggiore di quanto non sia l’indennità che viene percepita. Gestire 2,5 miliardi di bilancio, il sistema sanitario, l’ambiente di una Regione: si tratta di responsabilità importante».
Rometti e Fiorini Dai banchi della maggioranza invece il capogruppo socialista Silvano Rometti si è detto d’accordo «con la presidente quando dice che se nel passato abbiamo cercato di attenuare la crisi. Ora invece occorre andare all’attacco, per cercare di contribuire allo sviluppo della regione che i dati economici recenti fanno vedere come tutt’altro che improbabile. Abbiamo bisogno di meno strutture, minori costi e di un’Umbria più semplice. Il lavoro fatto con l’approvazione dei testi unici di commercio, agricoltura e urbanistica è stato importante, ma si può fare ancora meglio». Molto critico infine con la presidente il capogruppo leghista Emanuele Fiorini, secondo il quale «lo slogan enunciato dalla presidente della giunta regionale, “Prima le persone”, non sembra adatto per chi ha amministrato la Regione in base a rendite di posizione e privilegi. Mi chiedo perché poco e niente è stato fatto per i cittadini più deboli e molto per gli immigrati».
Sicurezza Sul capitolo sicurezza la presidente nella sua replica ha voluto sottolineare come «abbiamo una legge regionale sulla sicurezza che viene finanziata ogni anno con fondi regionali. La città di Perugia ha un presidio nel centro storico perché la Regione ha finanziato i relativi costi. Così come è successo per il reparto attivato presso la questura. È necessario rendere meno marginali i quartieri, evitare ghettizzazioni che incrementano i problemi di sicurezza e va separato chi vuole vivere in questa comunità da chi invece pensa di poter vivere di attività criminali».
Twitter @DanieleBovi
