Il processo prenderà il via il prossimo 20 marzo

di Fabio Toni

«Il comune di Terni si costituisca parte civile nel processo legato all’inceneritore Asm». A chiederlo sono i gruppi consiliari di Udc e lista Baldassarre che rincarano la dose: «Nessun incarico pubblico a chi è stato condannato per illeciti penali e a chi ha usufruito della prescrizione».

Via il 20 marzo Il processo Asm legato a presunti reati ambientali e agli episodi di mobbing che avrebbero colpito alcuni dipendenti, prenderà il via il prossimo 20 marzo. Venti le persone rinviate a giudizio fra dirigenti, politici, tecnici e funzionari. Fra loro, gli ex sindaci di Terni Paolo Raffaelli e Giacomo Porrazzini. Nel corso dell’udienza preliminare, il giudice aveva disposto il non luogo a procedere per una delle accuse più pesanti sostenute dalla procura: quella di aver inquinato le falde acquifere del ternano.

Opposizione all’attacco «Il dovere di un sindaco è quello di difendere cittadini e istituzioni e non quello di solidarizzare con gli imputati amici. Per questo il comune deve costituirsi parte civile nel processo che sta per iniziare». Questo il punto di vista dei consiglieri comunali Antonio Baldassarre e Cinzia Fabrizi che hanno elaborato due distinti atti di indirizzo da votare in una seduta straordinaria dell’assemblea comunale.

Ipotesi prescrizione «Non è possibile che a livello nazionale la sinistra chieda trasparenza, per poi ricorrere essa stessa alla prescrizione, come in questo caso. Serve maggiore coerenza». Enrico Melasecche (Udc) sottolinea come il processo Asm potrebbe «perdere i pezzi per strada. Gli imputati rinuncino alla prescrizione e si facciano giudicare» chiede il consigliere.

Niente incarichi pubblici In un secondo atto di indirizzo, i consiglieri di opposizione chiedono di non affidare incarichi pubblici a chi ha ricevuto condanne per illeciti penali, a chi ha patteggiato o fatto ricorso alla prescrizione. Una «stretta» che dovrebbe riguardare, secondo gli esponenti di minoranza, anche coloro che si trovano nello status di imputati o indagati per questioni legate alla funzione esercitata. «Alcune persone – sottolinea Melasecche – hanno visto il proprio incarico confermato, nonostante l’esistenza di inchieste riguardanti le azioni compiute nell’ambito di quello stesso incarico».

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