di Daniele Bovi
La rottamazione arriva in Umbria. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, contrariamente ad ogni pronostico della vigilia, vince a sorpresa le primarie del centrosinistra nella regione con il 44,4% contro il 42,5% del segretario pd Pierluigi Bersani. In termini assoluti 33.676 voti contro 32.294 con i restanti tre sfidanti a dividersi le «briciole»: Vendola raccoglie l’11,2% (8.432 voti), Tabacci lo 0,49% (370 voti) e Laura Puppato l’1,33% (1.009 preferenze). Complessivamente, il dato sull’affluenza fa registrare la fine dell’«emorragia» di votanti del popolo di centrosinistra: nel 2005 infatti a scegliere tra Prodi, Bertinotti e Mastella furono 101.688 umbri, nel 2007 84 mila persone incoronarono Walter Veltroni, nel 2009 75 mila votarono per scegliere tra Bersani, Marino e Franceschini; dato sostanzialmente identico a quello di domenica, quando nei 330 seggi umbri sono andate 75.781 persone.
LA DIRETTA E LA PAGINA SPECIALE CON TUTTI I RISULTATI
I risultati Quello che sta colpendo in queste ore gli osservatori e gli stessi bersaniani è la dimensione e la diffusione della vittoria renziana nella regione. In provincia di Perugia il sindaco raccoglie il 46,5% contro il 40,97% di Bersani che assottiglia il distacco solo grazie alla provincia di Terni, dove però i votanti sono poco più della sola Perugia (17.639 contro 16 mila): 47,8% per il segretario e 37,3% per il sindaco, un dato comunque ben oltre le aspettative in una provincia rosso fuoco. «Se nel Ternano avessimo preso il 20% – dice un renziano – avremmo stappato una bottiglia». Figurarsi col 37%. Nel Perugino, in pratica, tolte Umbertide e Foligno Renzi dilaga, tra le altre, a Perugia, Città della Pieve, Spoleto, Città di Castello Marsciano, al Trasimeno e a Todi, la città della presidente Catiuscia Marini e in altre realtà guidate da sindaci bersaniani. A mò di indicatore i renziani sventolano la stampata con il seggio del centro storico di Perugia, quello con la più alta affluenza della città (788 votanti): 336 voti Renzi, 198 Vendola e 211 Bersani.
FOTOGALLERY: IL GIORNO DOPO DEI RENZIANI E DEI BERSANIANI
I renziani gongolano E così, i renziani lunedì mattina si schierano in conferenza stampa e, mentre qualche stanza più in là i bersaniani fanno di conto, cantano vittoria: «E’ un risultato straordinario – dice Domenico Caprini, assessore della provincia di Perugia e castellano doc come Guasticchi – che ci entusiasma e che rappresenta un segnale politico forte dato dal popolo umbro. Nulla è come prima, anche in Umbria serve una riflessione politica perché la vita politica della regione con questo voto è cambiata. Abbiamo combattuto contro un’armata istituzionale che avrebbe spaventato chiunque. Comunque prima occorre pensare a domenica».
VIDEO: LE INTERVISTE A RENZIANI E BERSANIANI
Entusiasmo mai visto «Un entusiasmo mai visto – spiega Lavinia Pannacci, referente dei comitati pro Renzi – e tutto grazie a Matteo. Le roccaforti rosse portano Renzi al ballottaggio e in questo quadro l’Umbria ha dimostrato di non essere statica. E’ un terremoto politico-istituzionale». Gli altri renziani al tavolo, specialmente quelli ternani si tolgono i sassolini dalle scarpe, parlando di un risultato straordinario conseguito «contro tutta la nomenklatura e nonostante la militarizzazione, i volantinaggi e le coop che hanno fatto da uffici elettorali. Questa non è una meteora, ma un percorso politico forte che va ben oltre il due dicembre». Alla fine, i renziani in blocco lanciano un appello: «Chiederemo – dice Caprini – di far rimanere aperte le iscrizioni fino a sabato per avere il numero massimo di persone alle urne».
IL CASO DI ARRONE: NEGATO IL VOTO ALL’EX SINDACO RENZIANO
I bersaniani incassano La finestra temporale però per i bersaniani è, come spiega il responsabile umbro Giacomo Chiodini, «un oblò: il corpo elettorale, a parte casi come malattie o viaggi, è quello di domenica». E rispetto ai renziani le differenze non si fermano qui. Gli uomini del segretario pd, che lunedì pomeriggio hanno mandato in prima fila i giovani bersaniani, ovviamente non si aspettavano il risultato e cercando di incassare il colpo non vogliono dargli una lettura locale: «Parlare di terremoto – risponde Anna Ascani – è fare strumentalizzazioni: sono elezioni di livello nazionale per scegliere il candidato premier». «Non è un congresso interno – dice poi Chiodini – e non vedo effetti locali. Io eviterei questi ragionamenti perché non servono a nessuno». Comunque sia i bersaniani umbri sono fiduciosi e osservano che la distanza è minima e per recuperarla punteranno anche «sulla competenza del candidato Bersani: non c’è bisogno di slogan – dicono – ma di governo e di rinnovamento concreto. L’avversario non è dentro il Pd ma fuori».
Maneggiare con cura Fatto sta che «ci aspettavamo una percentuale più alta – ammette Chiodini». Le motivazioni della sconfitta? «Sono da studiare – risponde – magari la campagna sul cambiamento può aver fatto breccia così come i mass media che hanno formato e orientato l’opinione pubblica». Sottinteso, formata e orientata verso Renzi. Lungo i corridoi di piazza della Repubblica, sede del Pd, il segretario Bottini, parlando «da bersaniano», dice che la vittoria di Renzi «è un bel dato da maneggiare e un risultato inatteso. Se non ridurremo tutto ad una polemica interna ci potrà dare una spinta». Il segretario sostiene poi come la vittoria di Renzi, in prospettiva, non porrà problemi per le candidature in parlamento: «Chi vince – dice – determina le candidature».
La pancia bersaniana Se la strategia in pubblico è quindi quella di spostare il piano sul Paese più che sui riflessi locali tentando così di disinnescare lo scontro interno, nella pancia bersaniana è il momento di assorbire il colpo e di guardarsi in faccia dopo la scoppola. La priorità assoluta è quella di riportare domenica i propri elettori alle urne: con Renzi che ha il vento in poppa, i timori di uno scoramento ci sono e sarà una settimana coi telefoni arroventati. Nei vari capannelli c’è poi chi mette nel mirino l’impegno dei sindaci sui territori, mostrando le differenze con le città dove i primi cittadini renziani hanno stravinto, e chi sostiene che non si è ben spiegato come si è rinnovato sui territori schierando i quarantenni. Più al fondo, mentre c’è chi vede nel risultato di domenica un vero «problema politico da affrontare e non da minimizzare spostando tutto sul piano nazionale», c’è il tema della costruzione del consenso sul territorio: quanto si è ancora in grado di organizzarlo?


Comments are closed.