Matteo Renzi al «Capitini» di Perugia nelle scorse settimane (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Quattro seggi conquistati in provincia di Terni, cinque comuni in quella di Perugia: la disfatta dei cuperliani in Umbria sta tutta in questi numeri. Martedì pomeriggio, dopo quasi 48 ore di verifiche, sono arrivati i risultati definitivi delle primarie che domenica hanno incoronato con un plebiscito Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze in Umbria raccoglie oltre il 74%: 52.854 voti, 10.974 Cuperlo (15,4%) e appena più dietro Pippo Civati con 7.357 (10,3%). Tre soli i seggi di Terni città (Collestatte, via Mazzini e Torre Orsina) e un comune (Ferentillo) dove Cuperlo riesce a spuntarla mentre dei cinque comuni conquistati in provincia di Perugia ben quattro (Vallo di Nera, Cascia, Cerreto di Spoleto e Preci) sono feudi elettorali di Gianpiero Bocci. Ironia della sorte, i cuperliani qui passano grazie all’apporto di un ex Ppi.

INFOGRAFICA – RISULTATI COMUNE PER COMUNE
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Ventimila voti in più Se si torna indietro con la memoria al novembre di un anno fa, si nota il grande balzo in avanti in termini assoluti delle preferenze raccolte in Umbria da Renzi: quasi 20 mila in più sostanzialmente con lo stesso numero numero di cittadini alle urne. Una sorpresa che viene fuori dai conteggi delle ultime ore infatti è quella relativa al numero dei votanti: non 60 mila circa come stimato per tutta la giornata di lunedì ma 71.174, appena tremila in meno rispetto al primo turno delle primarie del novembre 2012. Per Renzi quella più che una sconfitta fu solo l’inizio di una vittoria consolidata poi nei 12 mesi seguenti. Di certo non si può ipotizzare che il corpo elettorale sia lo stesso di un anno fa (anche se una certa omogeneità probabilmente sì) ma sarà comunque interessante cercare di capire dove siano finiti gli oltre trentamila voti ottenuti in quell’occasione da Bersani: chi allora votò l’ex segretario ha votato ora Renzi? Oppure il sindaco, come dimostra una lunga serie di analisi, è riuscito ad allargare la base e l’elettorato di riferimento del partito?

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Gli eletti Altro nodo sciolto definitivamente martedì è stato quello dei 16 eletti che spettano all’Umbria all’interno dell’assemblea nazionale del partito che, domenica, incoronerà Renzi segretario. Ben 12, secondo i calcoli, sono andati ai renziani, due ai cuperliani e, con il gioco dei resti, due anche ai civatiani. Per i cuperliani eletti Catiuscia Marini (collegio Perugia 1) e il segretario comunale di Terni Andrea Delli Guanti (non ce la fa quindi nel Perugia 2 Luca Barberini); per i renziani Marco Vinicio Guasticchi, Giuseppina Bonerba, Domenico Caprini, Lavinia Pannacci e Terzilio Sonaglia nel collegio Perugia 1; nel Perugia 2 ok Giacomo Leonelli, Laura Zampa, Carlo Antonini e Vanessa Stufera; a Terni eletti Fabio Paparelli, Emanuela Guanciale e Maurizio Terzino. I civatiani eleggono nel Perugia 1 Barbara Mischianti e nel 2 Stefano Scarpelloni, mentre non ce la fa quella che è probabilmente la principale supporter di Civati in Umbria, ovvero la ternana Rita Castellani.

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Lo scollamento La vittoria di Renzi, come ampiamente detto in queste ore, è stata più netta e rotonda nelle regioni cosiddette ‘rosse’, ovvero Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Marche. Qui, tra i tesserati, Cuperlo aveva retto meglio strappando buoni risultati come il sostanziale pareggio in Umbria. Una differenza che secondo l’Istituto Cattaneo significa uno «scollamento fra iscritti ed elettori» più forte proprio nelle regioni ‘rosse’. Renzi nel complesso ha preso 22,5 punti percentuali in più. Questo dato, però, è superiore in Toscana, Emilia-Romagna e Umbria, dove ha guadagnato ben 30 punti percentuali. Al sud, invece, questa differenza è molto contenuta. Secondo l’analisi di Piergiorgio Corbetta e Rinaldo Vignati in queste regioni dove il radicamento è molto forte e che ha portato molti successi elettorali fin dagli anni ’70, «il modello di di apertura-integrazione – spiegano – si è trasformato in chiusura: le persone sono invecchiate, il partito non è stato capace di mostrare la stessa accoglienza e la stessa sintonia verso i nuovi ceti sociali. La struttura organizzativa si è come isolata dalla società e dai suoi mutamenti, diventando in qualche modo vittima del suo stesso successo».

Twitter @DanieleBovi

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