Valerio Marinelli

Mette sul tavolo un documento di sostegno «critico e costruttivo», alla candidatura di Pierluigi Bersani, per le primarie del centro sinistra, Valerio Marinelli, componente della segreteria regionale del Pd.

Nel documento Marinelli indica quelli che, a suo avviso, sono i limiti della guida di Bersani: «Nonostante apprezzabili sforzi, non è riuscito nella missione di infondere al Pd una vera e propria ‘identità collettiva’», dice. Quanto alla rottamazione scrive: «Sul tema del ricambio della classe dirigente, mentre Renzi propone più una sostituzione che un rinnovamento (sfumatura tutt’altro che secondaria), a Bersani non può sfuggire l’esigenza -ormai ineludibile, urgente, pressante- di rifondare la classe politica, perché di questo c’è bisogno, di questo si tratta. Rifondare una classe politica è ben più complicato che sostituire qualche decina di volti noti, logorati da anni di contraddizioni e sconfitte. E’ uno sforzo che, senza ambiguità o incertezze, Bersani è chiamato a compiere per il Paese prima che per il partito. Un impegno i cui risultati vanno resi visibili già a partire dalla composizione delle liste per il Parlamento», è uno dei punti.

Sono oltre 40 le adesioni del mondo della cultura umbra a sostegno del documento promosso da  Marinelli: «Un contributo critico, e al tempo stesso propositivo, a sostegno della candidatura di Pierluigi Bersani alle primarie del centrosinistra», è scritto nella nota. «Le idee e gli spunti presenti nel testo sono messi a disposizione del Pd e, in particolare per questa fase, dei comitati territoriali ‘per Bersani’, al fine di organizzare iniziative e discussioni sulla base degli spunti suggeriti dal testo. Tra gli obiettivi del documento c’è quello di migliorare la qualità culturale del dibattito pubblico, spesso barbaramente banalizzato. Priva di velleità correntizie, l’iniziativa politica vuole aiutare a maturare un pensiero critico capace di disegnare una nuova cultura riformista; il rilancio del profilo intellettuale ed etico della politica diviene direttamente funzionale a rifondare e rigenerare- in Italia come in Umbria- una classe politica attrezzata alle sfide della terza Repubblica», conclude la nota.

Il documento integrale e le firme dei sostenitori

IDEE PER UN NUOVO PROFILO INTELLETTUALE ED ETICO DELLA POLITICA

Si apre la campagna delle primarie e la tensione tra i candidati sale. Naturale. Primarie piatte e silenziose non sarebbero la “festa della democrazia”- come sono state definite- ma il suo funerale. La conflittualità, dunque, quando sana, non spaventa: fa parte del gioco. C’è di che preoccuparsi, invece, se i candidati del centrosinistra badano più a evidenziare le distanze che a mettere in chiaro gli elementi comuni di un progetto politico che deve saper andare oltre le contingenze della fase pre-elettorale.

Come sempre, il successo delle primarie si misura in primo luogo dalla partecipazione: già da ora ci pare opportuno lanciare un appello ai cittadini di mobilitazione al voto. In questo mese si presenta l’occasione per rimettere in sintonia con la politica- e mi auguro quanto più possibile con il PD- un’ampia fetta di elettorato deluso e frustrato, che ha bisogno di capire che la politica (e i politici) non è tutta uguale, che le diverse opzioni di scelta sono il sale della democrazia, che un futuro migliore non si realizza senza un concorso diffuso e responsabile dei cittadini, in grado di spingere dal basso la trasformazione. A una politica capace di produrre cambiamento serve infatti una spinta civile che, rendendo chiare e solide le istanze, faciliti la composizione di una visione coerente di futuro.
Le primarie divengono allora una chance per il Paese. E, pensate con il doppio turno, sono una concreta occasione anche per rifondare un centrosinistra di governo, pienamente legittimato, casa di tutti i democratici e progressisti. Primarie di cui forse anche partiti avversari cominceranno a far uso, tanto da immaginarle nei prossimi anni un metodo ordinario di selezione delle candidature. Il PD, sotto tale aspetto, è stato un ottimo apripista, benché sia ancora evidente la necessità di affinare la cultura che deve sottendere una simile competizione elettorale. Cultura che riguarda le modalità di confronto tra i competitors, i rapporti tra vincitori e vinti, la relazione tra la legittimazione di un leader e la costruzione di un’identità collettiva plurale, i nessi tra diritti delle maggioranze e riconoscimento e dignità delle minoranze. Una cultura che, se radicata, aiuterebbe ad evitare chiassose polemiche su problematiche procedurali rilevanti nella lotta politica, ma di scarso interesse per i cittadini.

In un momento così delicato della vita della Repubblica, l’estrema semplificazione del messaggio a fini elettorali, il personalismo anima della campagna, la subordinazione dei contenuti alle forme di una comunicazione che preferisce persuadere anziché convincere, paiono vie piuttosto deboli, sostanzialmente inadeguate alle complesse sfide dei tempi. Questo è uno dei motivi per cui non convince il progetto Renzi. Ed in tale quadro, suscita perplessità, da un lato la presentazione di ricette nei settori dell’economia e del welfare di matrice blairista, ormai ampiamente superata dalla storia (e dal paese d’origine), dall’altra la declinazione dell’ineludibile tema del ricambio della classe dirigente come un banale problema di “sostituzione”.

Dunque, leale sostegno a Bersani, seppure con schietto spirito critico. Un sostegno che passa dalla considerazione della sua esperienza personale, che lo rende all’altezza dei ruoli di governo; dalle priorità programmatiche, elaborate in questi tre anni dal lavoro delle aree tematiche, in larga parte vagliate e votate dall’assemblea nazionale; dalla condivisone strategica di organizzare un centrosinistra plurale piuttosto che tentare di indentificare nel PD l’intero panorama del centrosinistra. Una via utile a superare l’esperienza dei tecnici e a candidare il centrosinistra alla guida del Paese, dando così corpo a un maggiore tasso di equità sociale e riformismo solidale. Via infine utile a ricondurre la democrazia a uno stato di salute meno patologico: Monti rappresenta una soluzione di emergenza, per sua natura implausibile come ipotesi di continuità. Va comunque tenuto presente che la sua nomina ha posto termine alla disastrosa leadership Berlusconi. L’opera di stabilizzazione dei conti pubblici, poi, potrà agevolare il consolidamento di una posizione centrale dell’Italia in un’Europa che ha bisogno di riprendere il cammino verso una piena unificazione politica.

Le criticità fanno capo a tre questioni:
a) Bersani, nonostante apprezzabili sforzi, non è riuscito nella missione di infondere al PD una vera e propria “identità collettiva”. Per un centrosinistra di governo, che intende superare le insostenibili aporie del passato, questa è un ingrediente assai importante, quasi una condizione basilare.

b) Il programma ha contenuti validi, ma per renderlo davvero efficace è decisivo adottare una cultura, una proiezione politica in grado di oltrepassare gli orizzonti della sinistra socialdemocratica novecentesca. Serve strutturare il pensiero riformista e democratico del secolo XXI. Questo è, senza dubbio, un punto sul quale ancora Bersani deve dare prova di lungimiranza. Il PD è anche il soggetto politico che in Europa con maggiore autorevolezza può contribuire a promuovere un nuovo e (finalmente) proficuo think thank delle forze riformiste, democratiche e progressiste. Alcuni passi, pure compiuti da Bersani nel recente passato, non possono restare isolati, né rimanere a livello di sporadici e velleitari appuntamenti. Al Paese non basta offrire una ricetta diversa e certo migliore di quella che possono offrire le espressioni del conservatorismo nazionale; è necessario determinare un’ alternativa, che sia tale a tutto tondo. Un’alternativa che si riverbera sul programma ma che trova in origine la propria energia nella capacità di far attecchire e crescere, in un humus sociale ora frastornato, una cultura di ampio respiro politico su scala continentale.
Un’alternativa, insomma, che crei un lungo ciclo riformista, non perseguibile in un solo quinquennio legislativo.

c) Sul tema del ricambio della classe dirigente, mentre Renzi propone più una sostituzione che un rinnovamento (sfumatura tutt’altro che secondaria), a Bersani non può sfuggire l’esigenza -ormai ineludibile, urgente, pressante- di rifondare la classe politica, perché di questo c’è bisogno, di questo si tratta.
Rifondare una classe politica è ben più complicato che sostituire qualche decina di volti noti, logorati da anni di contraddizioni e sconfitte. E’ uno sforzo che, senza ambiguità o incertezze, Bersani è chiamato a compiere per il Paese prima che per il partito. Un impegno i cui risultati vanno resi visibili già a partire dalla composizione delle liste per il Parlamento: ineccepibile selezionare i candidati parlamentari attraverso procedure trasparenti e partecipative, o magari tramite primarie, ma nulla, proprio nulla, potrà surrogare una ferrea, solida, convinta, condivisa volontà di rinnovamento. Una volontà alla quale Bersani non deve dare l’idea di sottrarsi, neanche per un istante, pena la concreta possibilità di minare la credibilità di un progetto di fronte a un’opinione pubblica oggi pericolosamente attratta dalle sirene della cosiddetta “antipolitica”.

Sarebbe ingenuo ritenere che per rifondare una classe politica possa bastare una tornata elettorale, oltretutto con il solo impegno del PD. Il lavoro da promuovere è in realtà difficile e profondo quanto profondo è il problema. Un salto generazionale è condizione indispensabile, sebbene comunque non sufficiente (non sempre è la carta d’identità a provare qualità e mentalità riformatrici). Il tema di una classe politica nuova e rigenerata è dirimente anche in relazione alle nuove “missioni” che la crisi ci pone innanzi: da quelle di carattere economico e sociale a quelle istituzionali, sulle quali è già avviata una ridefinizione destinata a riconfigurare in maniera sostanziale gli ambiti e le modalità dell’agire politico.

Le dinamiche cooptative, quasi sempre assai condizionanti (ancor peggio se di stampo para clientelare), vanno sostituite riconoscendo nell’autonomia della persona il primo merito da valutare per la promozione politica: una classe politica davvero nuova nasce dalle battaglie che ha il coraggio di intraprendere, e nella misura in cui queste trovano riscontro nel contesto sociale.
Accanto a quanto detto, la competenza, ovviamente. Il personale dirigente va formato e selezionato attraverso percorsi rigorosi. Leggere, interpretare e guidare i processi contemporanei è possibile solo possedendo e usando correttamente validi strumenti di comprensione della complessità. La “buona politica” e il “buon governo” hanno bisogno di intelligenze comprovate, in contatto costante e proficuo con la\ le realtà. La politica quale mera rappresentanza (o rappresentazione) degli interessi ha prodotto una classe dirigente di corto respiro etico. E ha fallito poiché ha dato l’idea di rappresentare soltanto gli interessi di se stessa. E’ allora decisivo rinobilitare la politica, quale forma di sapere a disposizione di un interesse generale con un valore ideale maggiore delle parti che lo compongono. Da qui, da questo iniziale spunto, scaturisce l’ispirazione visionaria, la “narrazione” -come è di moda dire. Da questo spunto nasce la missione- funzione di una nuova classe politica. Uno spunto che il centrosinistra di Bersani deve saper acquisire e alimentare, e mai derubricare a esclusivo favore di un puro pragmatismo che non appaga né bisogni né desideri.
In ultimo, all’impegno politico serve ritrovare come scopo intrinseco l’aumento del grado di consapevolezza dell’opinione pubblica, la cui qualità fa in gran parte la qualità della democrazia e delle sue articolazioni politiche.

Essere Partito Democratico ci deve portare a lavorare perché ogni cittadino abbia la possibilità di partecipare all’impegno civile e sociale. Alla politica non può accedere solo chi ha tempo e disponibilità (in maggioranza pensionati e dipendenti pubblici). La crisi dei partiti, infatti, risiede in buona parte nell’assenza di società negli stessi: più società entra nei partiti (e quindi minore è lo spazio per il carrierismo politico), più i partiti entrano nella società, mettendosi così in condizione di recuperare i significati di una rappresentanza via via scaricatasi di rappresentatività.

Occorre rilanciare il profilo intellettuale della politica, equamente distante dai politici politicanti come dai tecnici o come pure da Soloni bravi soltanto a innamorarsi delle proprie parole. Rilanciare il profilo intellettuale della politica significa dare origine a una classe dirigente strettamente connessa a una progettualità con grandi ambizioni di presenza culturale nella società. Rilanciare il profilo intellettuale della politica vuol dire preparare una classe dirigente a intuire, maturare e fermentare le nuove mentalità, i nuovi bisogni di una società in rapida, costante, a volte confusa evoluzione. Infine, il forte legame culturale di una classe politica con un progetto rafforza il vincolo etico che deve collegare l’esercizio delle responsabilità pubbliche con le forme della sovranità popolare. In altri termini, la rifondazione di una classe politica non è scindibile dalla rifondazione etica della politica. Il resto è artificio buono a stupire all’inizio e a deludere subito dopo.

La partita è appena iniziata, e l’esito è ancora incerto. Ci sarà bisogno di un supplemento di volontà e sensibilità da parte di elettori e militanti del centrosinistra, premessa indispensabile per una forza che prima di candidarsi a governare il Paese si candida a governare con il Paese.

Firme
Valerio Marinelli
Renzo Campanella

Maurizio Busso
Cecilia Cristofori
Antonio Bartolini
Loris Nadotti
Daniela Vagnetti
Donato Limone
Maurizio Staffa
Luca Covarelli
Lorenzo Bruni
Mario Tosti
Romina Perni
Rolando Ramaccini
Luca Ferrucci
Filippo Stirati
Rita Mozzi
Marcello Archetti
Mauro Masci
Gianni Barro
Marco Vignudelli
Alessandro Riccini Ricci
Alessandro Almadori
Rosalba Bruno
Sergio Santini
Guido Guarnieri
Roberto Vicaretti
Carlo Carpinelli
Maurizio Modesti
Serena Rondoni
Gianfrancesco Goracci
Riccardo Migliorati
Mario Tiberi
Mohan Testi
Antonio Tonzani
Francesco Berrettini
Alessia Dorillo
Brunelli Antonio
Bernardino Sperandio
Bruno Toscano
Paola De Salvo

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2 replies on “Primarie Pd, Marinelli: «Sì a Bersani, ma criticamente. Più qualità culturale nel dibattito»”

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