di Daniele Bovi
Una valanga, sotto la quale rimane buona parte dell’apparato che in Umbria ha sostenuto Gianni Cuperlo. Matteo Renzi nella regione non vince bensì stravince, sfiorando (a tardissima notte i risultati erano ancora parziali) una percentuale da Bulgaria: 76%. Il secondo in classifica, Cuperlo, è distanziato di 62 punti percentuali, nettamente più vicino all’ultimo posto, occupato da Pippo Civati che ha raccolto circa il 10%, che al primo. Quel Civati che in Umbria, senza alcun ‘sponsor’ di peso ha raccolto quasi quanto il candidato appoggiato da una larghissima fetta dell’establishment. Questa la prima notizia. La seconda è che la vittoria di Renzi è ancora più larga in quelle regioni come l’Umbria, l’Emilia, le Marche e la Toscana che comunemente vengono classificate ‘rosse’. Così come accaduto già in precedenti occasioni, è ancora una volta da queste realtà che sale più forte la voglia di cambiamento.
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Regione rosse Qui il cui sismografo nel corso degli anni ha registrato le prime scosse leghiste, poi quelle del Movimento 5 Stelle e quelle renziane. In Umbria scosse potentissime: la regione, con il terzo miglior risultato d’Italia per Renzi (secondo solo alla sua Toscana) contribuisce ad eleggere quello che la gran parte dei vertici ha sempre visto come un corpo estraneo al partito. Un alieno rispetto a quella tradizione Pci-Pds-Ds dalla quale è lontano nelle idee e nei modi ma che nel giro di pochissimi anni, dalle primarie per palazzo Vecchio a quelle di domenica, è riuscito a scalare il partito attraverso un’ascesa costante di consensi, anche di quelli dei tesserati.
LA MAPPA DEL PD UMBRO: CHI HA APPOGGIATO I 3 CANDIDATI
Valanga La valanga renziana in Umbria, partita nel novembre del 2012 con risultati più a macchia di leopardo, stavolta è omogenea e amplissima in tutta la regione: non ci sono roccaforti cuperliane. Renzi vince nei due capoluoghi di provincia, a Città di Castello, Foligno, Spoleto, Gubbio e così via (in attesa dei numeri completi) in tutti i comuni. In alcuni, addirittura, come nel comprensorio di Assisi, a Magione e a Bastia Umbra, è Civati il secondo in classifica. A Perugia, ad esempio, in nessun seggio Cuperlo ce l’ha fatta ad arrivare primo, mentre a Terni ‘l’impresa’ riesce in tre su ventidue. L’altra notizia che si percepisce con una certa chiarezza sta nella sensazione che stavolta si sia spezzato in modo netto quel filo che va dal Pci per arrivare al Pd passando dal Pds e dai Ds.
Plebiscito Con il plebiscito pro-Renzi il ‘popolo delle primarie’ elegge una persona radicalmente estranea a quella storia e a quel gruppo dirigente che ne esce con le ossa rotte. Insomma, in questo caso non si tratta dell’ennesimo capitolo di quella storia ma di un qualcosa di completamente nuovo, i cui esiti sono tutti ancora da valutare. I risultati dell’8 dicembre sono poi anche un campanello d’allarme forte per la classe dirigente che governa la regione: il risultato dei cuperliani è, per usare un eufemismo, molto al di sotto delle aspettative e sicuramente non fa dormire loro sonni tranquilli in vista delle amministrative di primavera.
Avvertimento Sovrapporre appuntamenti elettorali diversi ha poco senso, così come pensare che ieri gli elettori siano andati a scegliere questo piuttosto che quello ‘sponsor’ locale, ma è chiaro che il pareggio registrato nei congressi territoriali e poi la durissima sconfitta di domenica lancia messaggi precisi. Da ultimo, ma non certo per importanza, c’è da sottolineare il dato della partecipazione. Benché ancora non ci siano dati definitivi, la stima fatta nella notte e che parla di 60 mila votanti (un anno fa, quando le primarie erano di coalizione si raggiunse quota 74 mila) testimonia ancora una volta, al netto di qualche ‘imbucato’, la grande voglia di partecipazione che scaccia i timori della vigilia che parlavano di un fortissimo rischio flop.
Twitter @DanieleBovi
