di Daniele Bovi
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Il «disagio» espresso dagli elettori del centrosinistra nelle urne delle primarie obbliga a un cambiamento di fase. Nel corso della segreteria regionale del Pd andata in scena giovedì pomeriggio ed allargata ai responsabili dei dipartimenti, non c’è stata nessuna resa nei conti né tensione. Al centro della discussione c’è stato ovviamente il voto di domenica ma soprattuto il dopo e una relazione del segretario Lamberto Bottini che punta a tenere unito il partito. Partito in cui i comitati elettorali non devono diventare correnti. Di certo il risultato del voto ha imposto una riflessione che ruota intorno a quel disagio uscito come una sorpresa, inattesa per i bersaniani, dai 330 seggi della regione.
Pil e disagio E se questo disagio alcuni lo interpretano come un segnale alla classe dirigente locale e chi come l’esigenza di un nuovo approccio ai problemi del territorio, quel che è certo è che nel futuro occorrerà affrontare quanto spiegato dal Sole 24 Ore lunedì, quando il quotidiano economico ha messo in evidenza come il Pil della regione sia arretrato ai livelli di 18 anni fa. Un capitale da non disperdere è poi quello portato dalle tante persone che hanno preso parte a queste primarie, tenendo presente comunque che gli organismi dei partiti si modificano solo coi congressi. Enorme invece la confusione se lo sguardo viene spostato verso le elezioni politiche. Sull’onda del successo delle primarie e con la voglia di partecipare espressa dai cittadini, una lista di parlamentari calata dall’alto è impensabile: non si può prescindere – è stato detto – da un largo coinvolgimento.
Legge elettorale e non solo I problemi sul tappeto sono però molti. Dalla legge elettorale, ad oggi un’incognita visto che non si sa se si andrà al voto con il Porcellum o con nuove regole, alla data delle elezioni. In consiglio dei ministri, giovedì, sembra essere stata scartata l’ipotesi di febbraio, considerata troppo vicina, mentre si potrebbe andare alle urne a marzo unendo politiche e regionali. Una data che consentirebbe al Pd di fare le primarie per i parlamentari. «Primarie vere e non ristrette» ha detto sempre giovedì il segretario del partito di Perugia Franco Parlavecchio nel corso di una conferenza stampa. «Se la legge elettorale – spiega – non consentirà vere scelte è un’opzione auspicabile».
Finite le primarie, addio comitati Secondo il segretario quello che ora è importante è che finite le primarie vengano messi da parte anche i comitati: «Guardiamo oltre – dice – di fronte a noi abbiamo le elezioni politiche da vincere». Dopo il risultato delle urne poi «non c’è bisogno di riequilibri. Io ragiono con tutti, sono qui». Di «campanello che suona nelle stanze dei partiti» parla invece Nicola Casagrande, membro della segreteria comunale: «Qualcosa dovrà cambiare – dice -. Magari anche nel modo di ascoltare la città». Un primo modo per coinvolgerla sarà l’avvio della Consulta per la città che partirà venerdì pomeriggio alla sala della Vaccara alle 17.30: «Ci sarà l’amministrazione – dice Parlavecchio – i membri del partito e oltre 100 persone non iscritte in rappresentanza, ad esempio, del mondo della cultura e dell’imprenditoria. Credo sia una grande forma di partecipazione». Partecipazione che nel caso delle primarie aiuta anche le casse dei partiti: stando ai numeri forniti dal Pd a Perugia si sono incassati circa 36 mila euro, con alcune persone che hanno versato più dei due euro di base. Detratte le spese e i 50 centesimi ad elettore che vanno versati a Roma (circa 8 mila euro), i restanti soldi saranno investiti nella campagna elettorale.

