Il 2 marzo le primarie per candidati sindaci

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

Due marzo. È questa la data in cui si terranno le primarie di coalizione nell’ambito delle quali l’elettorato di centrosinistra sarà chiamato a scegliere il candidato sindaco, in base naturalmente al Comune di residenza, sia che si tratti di un primo cittadino uscente ma rieleggibile, quindi al primo mandato, che di un’avventura amministrativa tutta da cominciare. Ma al di là dell’appuntamento, a tenere banco sono soprattutto le regole tracciate dal Pd provinciale di Perugia, ricalcando il percorso seguito anche in territori di Toscana e Marche, oltre che si presume nella zona del Ternano.

Sindaci al primo mandato, promozione con 3/5 assemble In prima battuta l’indicazione ai coordinamenti comunali è comunque quella di riunire l’assemblea e tirar fuori un giudizio sull’operato delle amministrazioni uscenti. La valutazione per essere positiva e quindi spalancare le porte al secondo mandato del sindaco deve incassare l’ok di tre quinti dell’assemblea. A quel punto il partito può comunque scegliere di indire le primarie di coalizione, ma a partecipare sarà un solo candidato democratico.

AMMINISTRATIVE: I 65 COMUNI AL VOTO E LE SFIDE

Per tutti gli altri Per le assemblee che non devono valutare alcunché, bensì trovare un candidato da proporre al primo mandato l’indicazione preliminare passa sempre per un confronto interno. Qui la soglia è un pelo più alta e per evitare le primarie con più esponenti Pd serve l’accordo di due terzi dei delegati.

Primarie con sindaci al primo mandato Se la quadra non sarà trovata, la palla passerà agli elettori. Per rompere le uova nel paniere ai sindaci al primo mandato occorrerà raccogliere il 35% delle firme dei delegati dell’assemblea, mentre gli uscenti potranno sottoporsi all’elettorato, per intendersi, anche senza alcun sostegno. Al massimo, quindi, nelle primarie di coalizione la sfida sarà tra tre candidati democratici, più quelli di altre forze politiche. L’investitura dagli iscritti è prevista, anche se viene richiesto un proibitivo 40% delle tessere in corso.

Primarie più fluide per i nuovi Per chi non ha la grana del secondo mandato, il quadro è decisamente più fluido. Per candidarsi alle primarie è sufficiente essere sostenuti dal 10% dei delegati o dal 3% degli iscritti. Al vaglio in queste ore la possibilità di prevedere una diversa regolamentazione nei comuni con meno di 15 mila abitanti.

Chi non è iscritto pagherà 2 euro Tra le regole contenute nel documento che sabato dovrà essere approvato dall’assemblea provinciale del Pd anche i costi della campagna elettorale che, per il momento, non sono stati ancora definiti, ma che saranno calibrati in base ai territori. L’intenzione, in ogni caso, è quella di scongiurare inopportuni dispiegamenti di risorse. Certo fin da ora, invece, che per le primarie di coalizione, la base di riferimento è quella del governo regionale allargata a Sel, quindi Pd, Socialisti, Rc, Idv. Gli iscritti non pagheranno, mentre ai simpatizzanti sarà richiesto un contributo di due euro.