di Daniele Bovi
Saranno 295 i seggi aperti domenica in tutta la regione dove il popolo delle primarie è chiamato a scegliere il segretario nazionale del Pd tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati: 220 quelli nella provincia di Perugia, 41 dei quali nel capoluogo e 75 in quella di Terni. In tutti si potrà votare dalle 8 alle 20. Al di là del risultato (Renzi parte con il favore di tutti i pronostici), su queste primarie aleggia lo spettro della bassa affluenza: un rischio flop che di certo non aiuterebbe il Pd e, in caso di vittoria, Matteo Renzi. La linea del Piave, a livello nazionale, Civati la fissa a un milione e mezzo di partecipanti, così come fa Matteo Renzi: «Se vota meno di un milione e mezzo di persone – ha spiegato martedì il sindaco nel corso di un’iniziativa a Roma – è una sconfitta, un brutto segnale. Se votano due milioni è un bel risultato. Detto questo, va bene il calcolo sui voti, ma non vorrei che qualcuno dicesse “hanno votato solo un milione e mezzo o due milioni di persone”».
Come e dove Insomma, i tre milioni ai gazebo come nel novembre di un anno fa, quando per la candidatura a premier si sfidarono Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Laura Puppato, Bruno Tabacci e Nichi Vendola al momento non sembra una cifra raggiungibile. In Umbria nel 2012 furono 74.500 i partecipanti al primo turno e 70 mila quelli al secondo. Per capire dove è possibile votare, basta andare nel sito dedicato alle primarie e poi cercare il comune dove si risiede. Ai seggi potranno andare non solo gli iscritti bensì tutti coloro, anche stranieri, che hanno compiuto 16 anni. Per votare occorre registrarsi ma per velocizzare le operazioni è possibile farlo anche online fino a mezzogiorno del 6 dicembre. Iscritti e non dovranno presentare tessera elettorale (si vota nel seggio di riferimento), carta d’identità e, per gli iscritti, anche la tessera del partito. Questi ultimi non dovranno versare i due euro mentre i primi sì. La registrazione online è obbligatoria per tutti coloro che, ad esempio gli studenti fuori sede, non si trovano nel loro comune di residenza. Chi è impossibilitato ad andare al seggio inoltre, come ricoverati in ospedale o persone che non si possono muovere, dovrà chiamare il proprio coordinamento provinciale che provvederà ad istituire un seggio itinerante.
TUTTI I SEGGI COMUNE PER COMUNE
Cgil con Cuperlo E a pochi giorni dal voto cominciano ad arrivare gli appelli al voto. Uno, pro Cuperlo, è firmato da molti esponenti della Cgil regionale, in primis dal segretario Mario Bravi: «Avendo ben chiara l’esigenza – scrivono – di salvaguardare e valorizzare l’autonomia del sindacato come il bene più prezioso, come singoli non possiamo rimanere indifferenti». Nel Pd dovranno «trovare cittadinanza le identità, le istanze, i valori e i bisogni del mondo del lavoro». Segue una bocciatura della linea politica di Renzi («un modernismo di facciata») a causa della condivisione della legge Fornero, «una delle più inique d’Europa», e «dell’attacco che viene spesso riproposto nei confronti dello Statuto dei diritti dei lavoratori e anche al ruolo stesso del sindacato». In calce, oltre quella di Bravi, le firme di Oliviero Capuccini, Aldo Darena, Lucia Rossi, Andrea Farinelli, Vincenzo Sgalla, Filippo Ciavaglia, Angelo Scatena, Manuela Pasquino, Petronilla Ialacci, Elvia Ricci, Graziella Giammarioli, Feliciano Cervelli, Augusto Paolucci, Gianluca Menichini, Ulisse Mazzoli, Carlo Manni, Mario Rossetti, Alessandro Piergentili, Luciano Recchioni, Renzo Basili, Franco Selis e Walter Fattorini.
Giovani democratici non schierati Equidistanti invece rimangono i Giovani democratici, che si impegneranno però a portare più cittadini possibile alle urne. «Spero – scrive in una nota il segretario dei GD Giovanni Rubini – che questa giornata possa richiamare i tanti giovani che non vedono nella politica niente di buono. Il periodo che viviamo è un momento storico delicatissimo e nessuno può pensare di potersi chiamarsi fuori, come nuove generazioni abbiamo la responsabilità di cercare di contribuire al cambiamento e non limitarci ad essere eredi passivi della più grande crisi economica e finanziaria della storia».
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