di Daniele Bovi
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Il messaggio politico di Matteo Renzi è in grado di aggregare un elettorato trasversale, molto spesso fatto di giovani e donne che arrivano da buona parte del Pd, da quello che rimane a sinistra del partito e capace di parlare, convincendole, a molte persone di centrodestra. Risultato che non riesce a Pierluigi Bersani. L’analisi non è nuova ma stavolta è supportata dai numeri dello studio realizzato da Antonio Forcina, Bruno Bracalente e Loris Nadotti dell’Università di Perugia e presentato lunedì mattina nella sede del Pd regionale. I tre, attraverso un sofisticato modello statistico, hanno analizzato i flussi elettorali che vanno dalle regionali del 2010 alle politiche del febbraio scorso passando per le primarie del novembre 2012. Primarie che in Umbria hanno visto prevalere, seppur di poco, il sindaco di Firenze. Lo studio non riguarda la provincia di Terni ed ha preso in analisi i dati, raccolti dal Pd regionale, che arrivano dai quattro comuni principali della provincia di Perugia: oltre al capoluogo sono stati presi in considerazione Foligno, Città di Castello e Spoleto.
I numeri Scorrendo le tabelle emerge come ben 5 mila elettori di quelli che nel 2010 avevano scelto il Pdl, nel novembre scorso hanno dato la loro preferenza a Renzi. Un voto, quello al sindaco di Firenze, che arriva per il 21,9% dal raggruppamento fatto da quelli che nel 2010 avevano scelto Rifondazione o Idv («più probabile che siano questi ultimi» sottolinea Bracalente) e per il 15% dai socialisti che avevano stretto con Bersani un patto che, però, ha portato all’ex segretario solo il 9,2% dei garofani. In totale tra Rc, Idv e Psi 12 mila voti contro i 5 mila a Bersani. Tra quelli che non avevano votato per un partito ma solo per il candidato presidente invece, il 4,7% ha scelto Renzi mentre il 7,3% Bersani. Guardando in casa Pd, Bracalente sottolinea la relativamente bassa partecipazione degli elettori democratici del 2010 alle primarie del novembre 2012: ai gazebo è andato infatti il 25%, che per il 16% ha scelto Bersani e per il 9% il sindaco di Firenze. In termini assoluti, 16 mila voti all’ex segretario e 10 mila a Renzi.
Trasversale A ulteriore dimostrazione della trasversalità del voto renziano ci sono le tabelle che incrociano le primarie con le politiche di febbraio: di tutti i votanti i renziani solo il 48% ha poi votato Pd, nessuno Rivoluzione civile o Sel, il 10% il M5S, il 3% Centro democratico, ben il 21,5% il Pdl e il 4% altre formazioni di centrodestra. Sull’altro fronte c’è invece la compattezza dei bersaniani: il 92% di quelli che hanno scelto il segretario a novembre hanno fatto la stessa scelta a febbraio. Come accennato poi il sindaco sembra far presa là dove ci sono molti giovani e le donne: dallo studio di alcune sezioni dove queste categorie sono particolarmente numerose si nota infatti l’appeal del messaggio renziano. Ad esempio, in quelle sezioni dove oltre uno su quattro hanno tra i 18 e i 30 anni, il 30% sceglie Renzi. Tornando ai dati sulla partecipazione, si nota la maggior mobilitazione di vendoliani (57%), rifondatori e dipietristi (33%). Nessuna sorpresa invece dai dati relativi al ballottaggio, dove la ‘fedeltà’ di bersaniani e renziani supera il 90%, mentre quelli che avevano scelto altri candidati si sono orientati in maggioranza per Bersani (41%) con Renzi che ha raccolto il 27,4%. I numeri confermano poi quello che era parso chiaro a tutti appena chiuso il ballottaggio, ovvero il voto in massa dei vendoliani in favore di Bersani: 72,6%, che tradotto in termini assoluti significa 4.600 voti mentre nessuno è andato al sindaco.
Bottini: primarie nel dna del Pd «Le primarie – ha detto il segretario Bottini – sono iscritte nel dna del Pd e rappresentano, anche statutariamente, un importante strumento di selezione della leadership del partito e non solo. E’ evidente che soprattutto oggi, alla vigilia di una tornata amministrativa importante e di una nuova stagione congressuale, le primarie sono oggetto di una riflessione approfondita». «Si riescono a fare queste cose – ha aggiunto il responsabile dell’organizzazione Chianella – perché c’è un partito che vuole farlo. Ritengo quindi ingenerosi alcuni giudizi sul partito, su cui troppo spesso si scaricano contraddizioni che sono in altri luoghi». Tra le cose fatte Chianella cita i luoghi di discussione, i forum, i documenti, le mediazioni raggiunte («noi preferiamo una sola Asl») e rivendica primarie «sempre aperte» che vorrebbe si svolgessero con regole identiche in tutta Italia. Nel mirino Chianella mette poi «associazioni e fondazioni che non hanno prodotto nemmeno un documento sulla nostra regione».
