di Daniele Bovi
Al centro delle preoccupazioni della presidente Catiuscia Marini c’è la situazione dell’Ufficio di presidenza del consiglio regionale. Un Ufficio il cui grado di governabilità viene messo in discussione dagli avvisi di garanzia recapitati prima al presidente Eros Brega (ora convalescente per il malore che lo ha colpito nelle settimane scorse) e poi al vicepresidente Orfeo Goracci. La preoccupazione della Marini è emersa nel corso della riunione con i capigruppo di maggioranza che si è tenuta martedì.
Ufficio «dimezzato» Il timore è quello di un’istituzione non nel pieno delle sue funzioni in un momento assai delicato come quello attuale, alla vigilia dell’approdo in Consiglio di riforme su cui la maggioranza, in questo primo scorcio di legislatura, si gioca una buona fetta di credibilità. In questo Ufficio di presidenza «dimezzato» il timore è poi quello di lasciare troppa mano libera al Pdl di Andrea Lignani Marchesani.
Le varie posizioni La riunione di martedì è servita poi ai partiti per rimarcare quelle che sono le posizioni sullo scacchiere del complesso Risiko che riguarda tutti gli indagati, non solo Goracci e Brega. Il Prc ha ribadito la linea dura che punta al passo indietro di chi è rimasto invischiato nella tela delle inchieste delle procure umbre, mentre per il Pd la linea Maginot è quella del rinvio a giudizio. Se quest’ultimo scatta, la richiesta del «passo indietro» diventa un fatto automatico. L’Italia dei Valori poi, stando a quanto emerso, gradirebbe che Goracci esponesse la vicenda che lo riguarda in consiglio.
Serrare le fila Con questo quadro di fronte agli occhi la presidente ha sollecitato i capigruppo di maggioranza (unici assenti i socialisti) a convocare una riunione, che si terrà probabilmente il 23, proprio per serrare le fila e capire più approfonditamente il da farsi in vista della fase delicata che attende l’esecutivo e il centrosinistra che lo sostiene. Mercoledì mattina intanto nuovo summit di maggioranza con sul tavolo, questa volta, non il dossier relativo agli indagati bensì quello altrettanto corposo delle riforme con annessi emendamenti.
Monti e le riforme La giornata politica di martedì è stata segnata anche dalla riunione della segreteria regionale del Pd. Tre ore impiegate per un passaggio, quasi obbligato, sull’implosione del governo Berlusconi e sugli scenari che si aprono con l’arrivo di Mario Monti a palazzo Chigi. E se le posizioni all’interno dell’ex partitone rosso sono variegate su una cosa sono sembrati essere tutti d’accordo: Mario Monti non è e non sarà certo il candidato ideale del centrosinistra. Con un quadro più chiaro la situazione verrà analizzata lunedì prossimo alle 17 nel corso della direzione regionale del partito. All’ordine del giorno, anche la presentazione del documento a cui stanno lavorando Paolo Baiardini e Antonello Chianella sulle riforme regionali.

